domenica, 21 ottobre 2007

WORKSHOP

Villa Valmarana, costruita quando questa terra produceva virtuosi Mecenati ed umili geni ed i signori avevano un egoismo allargato.

La Rotonda era un teatro, un tempio dove artisti e poeti potevano officiare i riti del loro intelletto.

Secoli dopo sono in un albergo nella prima periferia, una messa cantata su quanto siamo bravi e su quello che possiamo produrre. La vacca dalle uova d'oro ? Il latte di gallina, ma soprattutto l'incenso per la nostra dirigenza.

Nessuna idea nuova per prospettive di basso profilo, siamo degli "eletti" ma dei middle eletti, mezzi capetti, mezze seghe (ma questo non si può dire). Officiamo, alcuni in buona fede (credo e spero per loro) convinti.

La sera gita in gruppone, un aperitivo a piedi l'obiettivo ed il potere delle pietre che mi vibrano all'interno, e respiro nei polmoni, le colonne e le immagini che ho, viste e mai vissute.

Siamo stati  "efficaci ed efficienti", ancora su questi giochetti di parole da piccoli letterati, mentre qui le cose morte parlavano di eternità e mostravano cosa fare quando si vuole davvero costruire qualcosa.

I vicoli sulla destra e dove non dovrebbe essere, bianca, la vedo !

Una statua grande chissà quanto, sul tetto ! E ne immagino altre, le conosco !

Quel tetto bombato è la Basilica di Palladio ! La piazza dove scendiamo è compressa dalla sua mole, ma è un cuore che pulsa nel centro della città.

Il panorama è fortemente metafisico come un'opera di De Chirico, nella laboriosa provincia veneta, a metà settimana, poca gente va in giro ed i palazzi si offrono nudi di persone alla mia vista bramosa.

Devo stare basso, lo sanno, lo sanno che sono diverso da loro, lo sentono bastardi, cos'avrò fatto, ultimamente non scrivo nemmeno più poesie come augurio (per gli altri), non sanno del blog, figurati, se immaginassero.

Però Palladio e tutto il resto, mi parla, bevo e perdo tempo con loro.

Oggi ho partecipato, domani sera verrà Bill e mi salverà, poco, anche lui non deve far trasparire...

Ma potremo resistere.

Ci alziamo dal locale ed è troppo, tornano persino indietro dalla stessa strada !

Senza nemmeno avvicinarsi alla Basilica ! Diranno "siamo stati in un baretto, carino, la piazza principale carina" .

Faccio finta di niente, cambio strada li perdo, poi saranno anche troppo prevedibili li ritroverò.

Cammino a passo spedito fra le antiche strade dell'autunno incombente. Purtroppo dopo li ho raggiunti.

Il giorno dopo nella giornata inutile due perle che mi hanno scaldato il cuore.

Un funzionario commerciale (un pò scoglionato in quest'occasione) del mio gruppo di lavoro alla richiesta di un feed back anche personale ha dichiarato al gruppo:

"Mi è già capitato di lavorare con lui, ma oggi ho capito che anche se sembra un po' astruso, se è un po' difficile seguirlo, ebbene ascoltate quel che dice Akamota, perchè ha davvero una visione profonda, magari diversa, che vale la pena di sentire.."

L'avrei baciato.

La sera poi è arrivato Bill, tardi molto tardi e molto sfiduciato, ero scappato dall'albergo e mi ero incontrato con due, anzi tre bianchi di Franciacorta in corpo, un gruppo fortunoso si è costituito con un altro collega (chiamiamolo Pokemon).

Bill mi telefona, dice che non sa dove andare gli spiego Piazza del Duomo, Corso Palladio, Piazza delle Biade...al terzo bianco mi dilungo, dico che sono felice di quello che vedo, che è la prima volta che vengo a Vicenza e che sapevo di Palladio, dei monumenti, ma questo è un miracolo.

Pokemon, alla seconda volta che lo dico mi guarda fisso (anche lui ha bevuto tre bianchi) ed incredulo:

"Ma scusa la prima volta a Vicenza ieri ? E quando hai visto tutte queste cose ? E le vie che conosci ? "

Potrei dire che sono abituato a camminare, che sono abituato ad elaborare e strutturare le immagini con quello che so e quello che aggiunge l'esperienza.

Ma invece sorrido e rispondo:

"Sono un TURISTA".

E tutto il resto è Noia.

 
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Liverpool Skater

L'uomo senza qualità di Robert Musil, mi ricorda questi giorni. Oddio il comitato "Azione parallela", che nel romanzo deve decidere con anni di anticipo ed inventare qualcosa di grandioso che l'impero austroungarico dovrà realizzare per celebrare il settantesimo anno di regno di Francesco Giuseppe (che non verrà mai festeggiato) a confronto con il nostro workshop era una miniera di creatività e di geni.

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Turista per caso di Lawrence Kasdan (1988)

 

Cani ed uomini

Sentimenti in inverno

Si scioglie il freddo

00:30 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (54) | Segnala | Tag: lavoro subordinato, superficialità, esperienze | OKNOtizie |  Facebook

lunedì, 08 ottobre 2007

ANTEO

Ormai si viaggia come si respira e la nostra natura di osservatori è cresciuta al massimo.

Però si è ormai nel cuore del cuore dell'India. Così a fondo nella tradizione che non parlano nemmeno più l'hindi, ma le lingue di ceppo dravidico.

Il Tamil Nadu è l'ultra indianità e come tale va trattata con rispetto e forse sospetto.

Madurai è veramente antica, così antica che Gerico è un mucchio di pietre, mentre questa è una città di più di duemila anni, un piccolo sospiro di Buddha, niente rispetto alle ere geologiche, ma molto per le nostre lancette.

Tutto è enorme, impallidisce il barocco sotto l'uragano di colori, e ciò che è più inimmaginabile è lo Sri Meenaskshi, quadrati di pietra concentrici, viali da percorrere in cui c'è tutta la vita, un archetipo di Tempio.

Si entra nel tempio e come ormai convertiti i sandali all'esterno, li ritroveremo, li abbiamo sempre trovati ed affrontiamo i vialetti puliti dalle scope e dai passi altrui.

Un indovino legge la mano a Costanza...un altro indiano ci vede seduti poco dopo e ci parla della frode cialtrona di questi maghi da strada. Tutto è bilanciato, la ragione, la fede, la gente passeggia, passa.

Arriviamo al centro e poi passiamo attraverso, si susseguono le go puram, le porte della vacca, fortuna che qui non girano le mucche all'interno sai che zozzo e noi a piedi nudi.

Usciamo dal lato orientale, l'opposto, contempliamo la strada, questa è una strada sterrata, una strada indiana, qui le mucche passano, i carretti, sull'orlo del baratro europeo, il marciapiede ci separa da una sala delle colonne di architettura Viyanagar, splendida nel suo ripetitivo moltiplicarsi, tornare indietro impossibile, o meglio lungo, lunghissimo.

Il piede scalzo si protende quasi un tuffo, siamo sulla strada e l'attraversiamo si fluisce insieme a milioni di persone, non ci sono mostri virali ad assalirci, in un attimo siamo nel Puthu Mandapan, ora bottega dei tessuti e dei sarti; più maturi, meno timorosi del mondo.

Un vestito arancione di shantung di seta, un pigiama su misura per me ed all'uscita in una bancarella, un paio di bichiya, gli anelli da piede con tanto di campanellino, subito indossati, in fondo Costanza è una donna sposata.

Il contatto con la Terra ci rinforza, siamo suoi figli come Anteo, ritorniamo nel Tempio leggeri, forse una delle volte in cui sono stato più felice e nessun Ercole a sollevarci e sopprimerci.

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MADURAI - Metti (o Bichiya-hindi) 
 
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podcast
Musica di riferimento: Schubert - Quintetto per archi in do magg. D.956
 
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Notturno Indiano di Alain Courneau (1989)-film d'atmosfera, ma non so se consigliare... 
 
 
 
 
Notturno indiano

confronto il molteplice

ricerca di sè

 

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giovedì, 30 agosto 2007

Svanire nell'estate

Nuvole gonfie

 

Felicità di pioggia

 

Cupio dissolvi

 

 

 
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La beatitudine degli occhi e la fine, il desiderio e la paura.

Se la sorte immediata del singolo è motivo di timore, l'evento che sovrasta il controllo e l'immaginazione affascina nella sua inquieta essenza, manifestazione 'meravigliosa' del divino.

La grande nevicata, la grande epidemia, la tragedia, il catastrofico terremoto.

In questa terra dei Ciclopi, ma anche di Proserpina, la rinascita è stupore e al secco succede l'umorale. Dev'essere stato davvero terribile, una fine del mondo, ma il suono delle parole culla e pregusta..."il catastrofico terremoto del 1693".

Le rocce tornate allo stato naturale, l'apocalisse e discesa da quella un gioiello, Ibla, completamente ricostruita secondo le forme ed i canoni del barocco.

La sete del vedere e la fuga all'indietro, nell'entroterra, dalle sirene della spiaggia assolata....un autobus, uno dei tanti autostop in quel segmento di asfalto segnato ai lati dalle pompe canadesi ed ecco a contemplare su una mammella di terra, Ibla la bizzarra architettura fascista di Rakkusa, diventata provincia contro la Modica comunista scendendo le vie, come bronchi...sempre più piccole e vivo il barocco.

Dal respiro della collegiata di San Giorgio, mi perdo nelle curve di saliscendi e nei fregi di convincenti rotondità, nulla è più diretto, tutto culla.

Il sole calpesta il creato e riduce la mia distanza dalla terra, forse più di un polmone sono digerito da queste tortuosità e nella speranza di trovare la mia natura di uomo, spero di incontrare qualcosa di meno immobile di una fontanella chiusa, è solo pomeriggio, qualche vecchio raggiungerà le sedie impagliate lasciate fuori dall'uscio...

Intanto cammino, potrebbero essere ancora arabi gli abitanti di questo frammento di terra forata, crollata e ri-edificata, potrebbero essere normanni, nessuno.

Lo specchio dell'immobilità è il gesto un drago scheletrico di pietra viene trafitto nell'eternità da un San Giorgio di pietra, scheletro a sua volta, una delle poche cose rimaste "vive" dopo "Il" terremoto, il portale laterale della vecchia chiesa. 

Il sole è un poco sceso...picchia pesante, il blu vira al cobalto. Devo uscire da questo frammento di fiaba, certo il tempo ricomincerà a fluire alla fine di questo pomeriggio.

Dov'era l'orologio ? Forse sono tornato verso la vita normale, un punto un pò meno svuotato, sono le otto di sera..

Più di mezza giornata vissuta come se fosse ancora il tempo del primo caffè, ritorno verso Marina, gonfio d'eternità solare. 

[ KAGEMUSHA POSTER ]

Kagemusha di Akira Kurosawa (1980)

L'ombra ora s'è mossa

la cupidigia uccide

che errore è stato

18:54 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (96) | Segnala | Tag: sicilia, tempo fa | OKNOtizie |  Facebook

martedì, 21 agosto 2007

Un incontro inatteso

La prospettiva di passeggiare a piedi in un luogo di cui si conosce poco. Un po' di ansia il tempo mai abbastanza.
La città è familiare, il nome è famoso, uno dei motori della Storia con protagonista l'ultimo papa.
Un tempo (recente) c'era Danzica, dove ai cantieri navali Walesa rischiava la vita, Tczestocowa, dove c'era la Madonna Nera e Cracovia, dove aveva vissuto ed insegnato il giovane Karol; una manciata indistinta di sofferenze l'accumunava ad altre città del paese, ma personalmente l'arrivo della guida a ridosso del viaggio.
C'erano stati ebrei, per secoli, li avevano chiamati e poi se li erano portati via dal quartiere che aveva il nome del re protettore Casimiro ed ora pieno di graziosi ristorantini, splendidi nell'estate polacca, rispettosi della kasherut e pochissimi residenti degni d'apprezzarla.
"Ciao Wiola" - "Ciao Aka".
"Per i biglietti delle cuccette per Danzica, dove ci troviamo ?
"Ovunque, sono in giro"
"Conosci Cracovia ?" - "No, ma non è un problema"
"Allora a Market Place sotto il monumento ad Adam Mickiewitz..."
"Mi riconosci, ho una maglietta grigia con Angkor Beer ed uno zaino Napapjiri "

Il monumento, lo scrittore ricordo vagamente dev'essere il loro Dante (neanche lui piace ai Gemelli - troppo vicino agli ebrei - forse ebreo lui stesso) sarà a Stare Miasto, il centro storico e la piazza del mercato sarà il centro del centro, scopro mentre camminoè Rynek Głowny (benedetta traduzione), dove volevo andare...dove c'è il Sukiennice (il palazzo del commercio dei tessuti) e sotto i suoi portici il Caffè Noworolski, fra i suoi clienti famosi anche Lenin...

Ho azzeccato la direzione, sono in anticipo, posso girellare l'enorme piazza medievale, l'armonia della posizione degli edifici strappate nei secoli, quasi vivi animali e non freddo calcolo di architetti ed urbanisti. Un'aria vagamente italiana, nel momento del massimo splendore e ricchezza, parecchi erano gli artisti ed i costruttori chiamati a Nord. 

Un paio di Chiese, montate storte sulla piazza, il porticato, il respiro di una città rinata agli antichi splendori, il monumento ad Adam Mickiewitz, quello del prossimo appuntamento, un altro lato, da percorrere, parzialmente simmetrico, del Palazzo dei Tessuti, una torre campanaria del settecento...la aggiro.

Eppure l'avevo letto tempo addietro, era nato a Cracovia...incontro, dietro l'angolo della torre, una testa, la mia testa, ecco Igor Mitoraj, oltre che nel resto del mondo, dove avrei potuto trovarmela di fronte ?  

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Agosto 2007 - Cracovia (Attila all'interno della testa)
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Come non pensarci prima ?
Essere John Malkovich di Spike Jonze (2000)
per il desiderio di entrare nella testa delle persone...

 

      

18:40 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (31) | Segnala | Tag: polonia, famiglia, sorprese | OKNOtizie |  Facebook

lunedì, 20 agosto 2007

COSTRUTTORI DEL BALTICO

Dal cuore di una nazione di cuore verso l’orizzonte altro che tanto ha giocato nell’ultimo millennio, i mari del Nord, il Baltico.

Vedere, di perdere ancora un poco della propria patina  (provinciale) e sapere qualcos’altro.

La Polonia, non sempre vinta, spesso grande.

Il primo autobus su cui saliamo a Danzica, ha un marchio: Solaris e la nostra soggettività scompare, siamo parte di un organismo, nel fluido di esistenza reale, la nostra mobilità ci garantisce una provvisorio indivindualità e degli estemporanei sentimenti.

La meta sono le dune, un due o tre ore di viaggio e si arriva. Ci testavano “le figlie del Reno” ed “i messaggeri del Reno”, la gara d’appalto vinta dalle V1 e dalle V2

Le dune di Leba (si legge Ueba), l’effimero in movimento, la sabbia, i granelli, la polverizzazione più affascinante, un simbolo del bello e dell’inafferrabilità.

Il vento sfiora e scolpisce ed sole è presenza, ma tutto è avvolto nella sabbia, è un tappeto e viene voglia di distendersi, rotolare e lasciarsi andare, anche l’aria ne è densa.

Come ogni distesa di sabbia che si rispetti alla fine, in questo caso una fine familiare, c’è il mare, quel lembo di mare che cercavamo.

Scavare un buca e costruire un muro, forse la civiltà cominciò così.

Ora è un rito necessario, si deve trovare l’acqua e costruire un riparo, una diga.

Senza attrezzi, frenetici, a mano, gli strati dall’impalpabile al compatto, l’umidità che addensa e favorisce la rimozione. Dio cosa darei per una paletta.

Lo scavo procede, mio figlio, Attila è contento, quel che io posso fare da adulto, oltre a metterci le braccia e la forza è scegliere il punto.

Perché se il luogo dello scavo risulta troppo lontano dal bagnasciuga, la diga sarà una torre di babele, inattaccabile, ma arida ed inutile senza la valenza simbolica che vogliamo darle.

Se la buca è troppa vicina al mare, sarà vana superbia e precipiterà in rovina prima ancora d’essere terminata l’opera.

Se, invece si sceglie un punto di mezzo, la muraglia sarà specchio della lotta della vita, l’uomo e la natura che si sfidano e si sopravanzano, le onde raggiungeranno il frutto degli sforzi e l’acqua della buca lo rovinerà dall’interno.

Ne abbiamo fatta un’altra, siamo tre “costruttori del Baltico”.

E’ durata poco, non è crollata tanto presto, piccolo nulla baluardo di difesa del nulla, ma, come ogni volta, questi edifici di sabbia compatta, nella loro inutilità, rasentano il sublime.

 

 

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Leba-Agosto 2007

Film e libro di riferimento:

Solaris di Stanislav Lem (1961)

Solaris di Andrej Tarkowskij (1972)

 

00:55 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (35) | Segnala | Tag: sabbia, cenere, storie, sublime | OKNOtizie |  Facebook

lunedì, 23 luglio 2007

STATI DELLA MATERIA

I piedi, le gambe, la strada, il percorso, la meta è un luogo nello spazio, forse più del tempo sicuramente dello spirito.
Migrazioni e traslazioni, si è davvero di un posto ? Io, di mio, sono evanescente.
Solido, liquido e gassoso, gli stati della materia mutano, si trasformano; la sublimazione non è un miracolo, l'odore di santità, l'odore di rose, quelle delle poesie d'amore Persiane, ma nella sembianza qualcosa di più simile all'anima.
Ecco le pire a Benares, millenni di fumi e la solidità dei ghat, ciò che si era, si è (anche durante i trasferimenti - sospendendo il giudizio sull'autostrada), un singolare insieme formato dalla diagonale degli atomi in caduta. 
La fortuna, il sole, gli ombrelloni, piccoli feudi a noleggio.
Forse non sarò mai andato via, comunque ritornerò...certo molto più abbronzato.
Buone vacanze.
IN ARIA Gli aquiloni della festa del cervo che si svolge ogni anno sull’isola di Bali. Più di cento i partecipanti (Afp)
BALI - FESTA DEI CERVI VOLANTI

“Quello che conta è il viaggio, non dove stai andando”, da CARS - Motori Ruggenti-Disney Pixar di John Lasseter

 

Colonna Sonora: Il Clavicembalo Ben Temperato di Johann Sebastian Bach

10:40 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (27) | Segnala | Tag: vacanze, ferie | OKNOtizie |  Facebook

giovedì, 05 luglio 2007

TRADUZIONI

Tutto il Rajastan, questo ultimo strappo di maratona, l’ultimo giorno sulla Hindustan, con Chandra come autista, programma da Monte Abu ad Udaipur, nostra meta.

In mezzo vediamo tutto quel che possiamo, sicuramente i templi Jain di Ranakpur, favolosi, finissimi merletti di marmo…specie Chaumukha.
Di fortezze ne abbiamo viste tante, evitiamo Kumbhalgarth, tuttora la rimpiango e puntiamo su Nathdwara, a 48 km dalla meta finale, Udaipur ed il lago Pichola.

Il tempio di Sri Nathji è l’unica attrattiva, la guida è sibillina o laconica, sarà solo colore locale ?

E’ stato costruito nel XVIII secolo per albergare una pietra nera raffigurante il Dio Vishnu portata da Mathura nel 1699
per sottrarla alla follia distruttrice di Aurangzeb.
La pietra viene trattata dai custodi con la stessa cura che si penserebbe riservata ad un infante: la svegliano il mattino, la vestono, le danno da mangiare i cibi preparati apposta per lei, per lui per il Dio, per la sua immagine.
Il libro, il vangelo dei backpapers, recita che “il tempo è un importante luogo di pellegrinaggio ed è molto affollato dalle 16,30
alle 17 circa, quando Vishnu si sveglia dopo il pisolino pomeridiano…”
Porca miseria, tutta quella strada, quei ricordi da immagazzinare ed arriviamo prossimi, proprio nel momento descritto come di massimo ffollamento.
Oltre tutto il tempio dall’esterno non è niente di particolare, vabbè ci siamo arrivati e vediamolo.
Io e Costanza ci guardiamo, prendiamo il coraggio, recuperiamo le gambe martirizzate delle balestre e ci gettiamo per quest’ennesima sfida, consumiamo velocemente anche questa tappa.
I recinti si susseguono e per essere l’India non è così affollata, cercheremo di farci largo malgrado la folla, potremo sbirciare, avvicinarci ed al limite ci perderemo
qualcosa, qualche particolare della pietra, chessarammai.
I poliziotti sfidano il nostro scarso inglese, è un pareggio, anche loro lo parlano male, ci instradano ed alla fine ci separano, da una parte i maschi e dall’altra le femmine.
L’immagine del Dio, ma è più di un immagine…è viva.
Una stanza in pendenza a scaloni, la calca progressivamente aumenta, c'è aria di attesa.
Entrano i bramini ed intonano una nenia, la folla scatta in piedi e segue il canto ondeggiando, una "hola" sacra.
Aprono i battenti che celano la pietra nera, il Vishnu bambino, Costanza si volta a metà della scalinata, parte femminile, vedo solo mezzo sorriso, il suo occhio sa dove sono.
A distanza siamo in cima al mare in tempesta, tendiamo le braccia adoranti anche noi, siamo parte di quell'universo.
Non avrebbe avuto senso essere in quel luogo in un'ora diversa dalle 16,30, evitare l'assembramento sarebbe stato controproducente, quel luogo era la folla.

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Film e libro di riferimento:
Il destino del nome (The Namesake).
Il nome è Gogol,
l'esistenza è transitoria
sapere antico.
Durata:    L'attimo fuggente di un incidente ferroviario, l'eternità del divenire  , la vanità dei piccoli successi, passeggeri nel fluire del tempo.
Giudizio:  Il sole e la luna sempre gli stessi in tutta la terra, il percorso di mezzo è paradigma, l'universale si specchia nell'indiviuo e lo trascende. Didattico. 
Lo spettatore esigente: A me Mira Nair non piace particolarmente, ha eccessivi estetismi ,  ma la storia è robusta, regge ed ha gambe da record.

Il lettore esigente: L'autrice Jhumpa Lahiri, fu vincitrice del premio Pulitzer per il libro  " L’interprete dei malanni "  (Interpreter Of Maladies) ;  il film  è tratto il film  dal suo romanzo d'esordio,  "L'omonimo" , mica una che scherza... 

16:00 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (82) | Segnala | Tag: asia, riflessioni, sentimenti, letteratura | OKNOtizie |  Facebook

lunedì, 18 giugno 2007

48

Più che ricordare, io so.

So che vi sono luoghi dove tutti, con minime variabili, si assomigliano.

Una bizzarria i capelli più scuri, più chiari, laggiù.

So che vi sono città dove tutti parlano una sola lingua, al massimo due,.

So che vi sono intere nazioni in cui tutte le persone hanno la medesima religione, il che spesso è peggio di tutto quanto da me pensato sinora.

Ogni tanto per le vacanze o per le visite ai parenti ritorno in quei mondi, sempre più lontani, così monocorde e monocromatici.

Questa città è famosa per un cocktail di un barista d'origine vietnamita, inventato qui e consumato da americani ed inglesi, questa città ha ricordato con due steli di pietra rastremate tendenti al cielo, da noi chiamato "chopsticks" tanto assomiglia alle bacchette con cui ci nutriamo, abitualmente, le vittime civili di quando è passata la Storia con la S maiuscola.

La Storia quella volta aveva falce arrotata, con la parvenza del Sol Levante nella catana affiliata e la foresta di baionette, mieteva a raffica, chi con orgoglio s'era illuso di aver trovato la pace in un angolo di roccia in mezzo al mare e dal mare non venne niente di male quella volta, era una punta di diamante incastonata in una difesa di fango.

Io, nel frattempo, mi formo, dimenticando quelle prima sciocche parole balbettate in una lingua simpatica all'inizio, ma non più mia ed espandendomi nei mondi.

Certo alla scuola americana, le percentuali sono ribaltate, ma mentre penso solo in Inglese, e le nozioni mi trasferiscono ancora "la missione dell'uomo bianco", abbandono l'Europa come centro del mondo e mi apro alla molteplicità dell'essere ed ancor più all'apparire.

Un caleidoscopio della realtà, la città all'esterno, ogni angolo tira i fili del resto dell'umanità, scacciati gli zingari del mare, genìe spiaggiate da ogni luogo hanno messo radici, se mi volto posso incontrare ognuna delle 48 razze che dicono costituire questa città stato, riconoscerne i tratti caratterestici e bearmi della commistione.

Ora diventata adulta questi arcobaleni, mi sono stati incisi come un tatuaggio traslucido, qualche volta la luce mi attraversa  e qualche volta riflette con l'inusitata forza di chi ha attraversato i mondi e la storia.

Majulah Singapura ! Avanti Singapore
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Libro connesso e dedicato a tutti gli Occidentali cresciuti in Oriente: Metafisica dei tubi di Amelie Nothomb

Film: I racconti del cuscino di Peter Greeenaway (1995) anche se si svolge ad Hong Kong

14:55 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (97) | Segnala | Tag: viaggi, buddhismo, ricordi | OKNOtizie |  Facebook

giovedì, 17 maggio 2007

NAPOLI

 
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Come madeleine di ricordi una grossa sfogliatella,
labirinto interminabile, digestione nell'intestino del Ventre di Napoli,
via dei Tribunali, via Benedetto croce, la statua del Dio Nilo,
vita per strada, gli odori, la gente nella sua forma e sostanza più colorita
la frutta ed infine San Gregorio Armeno, le terracotte ed i presepi,
decido acquisto un cornetto rosso, apotropaico,
la jella, la sfiga ce n'è sempre troppa
ed un precipitato concreto di questa lunga passaggiata è necessario,
il senso, quello ci stava comunque...
entro in un negozio a caso,
sono acchittato da conferenza, un gessato scuro con cravatta rosa, da gagà,
 breve contrattazione e m'accatto o'cuorno,
in ultimo mi rivolgo alle due signore all'interno:
Aka:                     "Scusate, ho fatto dei giri, via Chiaia è da quella parte ?"
La più giovane:      "...eccome ci arriva ?"
Aka:                     " Camminando..."
La più attempata:  " Il signore è in visita...è qui per un congresso! Un congresso di medici.. ? "
Aka:                     "No agenti di viaggio, ma io sono avvocato...più tardi, devo parlare di privacy...."
La più attempata:   "E non esercita a Napoli ?....Peccato che altrimenti la prima pratica era il mio divorzio !"
Distinta la visione di un'occhiolino d'intesa e d'acchiappo a sottolineare la frase, unico dubbio scuote il mio animo:
Ella mirava ad avvalersi del giurisperito od ad utilizzare l'uomo nascosto sotto sì azzimati vestiti ? 
Forse entrambi in uno. 
p.s. Io ho visto Dustinthewind e l'ho baciato da amico e sodale...  
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16:55 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (68) | Segnala | Tag: charme | OKNOtizie |  Facebook

martedì, 08 maggio 2007

NASSA

"Ti interessa la danza moderna ? Stasera a Taormina c'è la compagnia di Maguy Marin..."
Il sorriso vagamente sudamericano con quei due piccoli canini deliziosamente affilati. 
Il suo nome improbabile, la madre colombiana, dopo Maria ci ha messo gli angeli di mezzo, come la città in California...
Verrebbe da rispondere che io con la danza moderna non c'entro niente, al più posso ricordare un orso ballerino, ma perchè non dovrebbe interessarmi essere altrove rispetto ad Ibla e che a portarmi via sia questo oggetto del desiderio realizzato ambulante che rispetta tutte le proiezioni possibili dell'appetito ? 
A lei interessa la danza in quanto ballerina (lei insegnante di danza) ed a me interessa sicuramente lei, l'accordo è perfetto, i miei ospiti, provvisoriamente ed inaspettatamente abbandonati, benedirebbero la scelta con affettuosa benevolenza, ignorato nella fuga verso l'ignoto, impossibili da avvertire quando i cellulari erano ancora di una piccola elite.
Cercherò di essere cacciatore paziente, la preda è appetibile, appetibilissima ed io non so ancora cosa sono, al limite sarò un turista al Teatro Greco felice della trasferta...la lontananza potrebbe portarmi al successo.
Lo chaffeur  mi porta a Catania, dispiego la ruota del pavone, ma senza esagerare, cosa potrà volere da me ?
Sono un esotico Milanese, uno studente saputello ed un po' in carne ? Un passatempo di una notte ? Sarebbe stupendo.
Guido un po' io, lei è nervosa distratta, credo lo sia sempre ed io comincio a sentirmi siciliano, sicuramente suono il clacson cento volte più spesso che a Milano.
Taormina, finalmente, non è la vera Sicilia, sembra troppo cartolina, troppo svizzera nella sua pulizia, niente degrado, niente vissuto.
La coreografa è allieva di Bejart e qui si esaurisce la mia cultura, i corpi scolpiti si muovono spesso a scatti senza una facile grazia, in fondo "Calandre" è la scossa elettrica e qui si evoca la danza delle origini spagnole di Maguy Marin e la scarica della sessualità dopo il fortunatissimo Hymen dell'anno precedente.
Hymen, non pensassi a quello mentre contemplo il suo profilo, ormai è fatta, dormiremo insieme, niente di equivocabile.
Finisce lo spettacolo e la ricettività alberghiera è al limite, forse che Afrodite vuole contrastare la mia animalità ?
Ormai la bella selvaggina è mia, non fuggirà alle mie brame. Pensavo quasi di dover andare a passare la notte altrove, invece in extremis questo residence che odora ancora di nuovo, sembra un labirinto.
In fondo a questa teoria di costruzioni la nostra camera.
Finalmente potrò fare mio quel corpo stupendo....
Il primo assalto, il sudore dell'agosto siciliano onorato dalla passione  e l'abbandono spossati. 
"Ed adesso che ti ho attirato qui....ti ammazzo".
Sta scherzando vero ? Lei è piccola, potrei dominarla con la forza, certo la follia potrebbe donare al suo corpo già muscoloso una forza inaspettata...Sbarro gli occhi verso il muro, vedo il mio corpo dissanguarsi, smembrato, tutto per un trasporto istintivo.Decido che quella voce scherzava, ma nella mia nudità di essere vigile, non sia, mai  debba scorgere una lama, anche solo per le unghie. Cosa so in fondo io della vita o delle passioni selvaggie ? 
La preda, il pasto potrei essere io, spinto dal desiderio in fondo alla nassa ?
Quei canini poi, quello sguardo magnetico, se si cibasse di carne umana o se le bastasse un poco del mio sangue ? 
E' andata bene, sono sopravvissuto, quei canini affiliati solo piccoli solchi bianchi sulla pelle incirconcisa.    

13:25 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (52) | Segnala | Tag: emozioni, inquietudini, dubbi, viaggi | OKNOtizie |  Facebook

giovedì, 03 maggio 2007

CONTARE

Volevi darmi una lezione, dicevi che dovevo imparare come si sta al mondo, che le troie come me dovevano stare al loro posto e pensare a fare una sola cosa.


E poi studiavamo lingue e per cosa ? Per fare le troie in giro per il mondo ? L'inglese, inglese, la lingua dei ladri e dei finocchi e non della nostra nazione, di cui andare fieri a testa alta.  


Ore ed ore a sentirti parlare e sperare che durasse ancora quello stupido sproloquio, perché quando non parlavi grugnivi o se non riuscivi ad essere abbastanza maschio mi umiliavi e imponevi il rispetto con l'elettricità e l'acqua.


One, two, buckle my shoe


Sono lacci da scarpe, quelli che ti stringono al collo, ti hanno tagliato ? Un ricordo un segno del mio sentimento...


Mentre i piedi sono nudi...il pestello per la farina di manioca ha fatto un buon lavoro se c'è la volontà si riesce a trarre da ogni attrezzo il meglio. Il primo calcio nei coglioni non si scorda mai, forse più del secondo, lo si sente nell'anima.


Three, four, open the door


Obbedire al maschio perché siamo stupide e non capiamo un cazzo, e fare figli, ma nemmeno ero buona a fare quello, perché noi stronze intellettuali comuniste non eravamo nemmeno degne di portare il nome di madre, come quella santa donna di tua madre. Quando hai aperto per sbaglio la porta non ti aspettavi, per la verità non mi hai riconosciuta, certo sceso dal piedistallo alla stessa altezza prima, poi per terra prima che ti legassi alla sedia la prospettiva pare diversa e sono io che adesso ti sputo sulla testa.


Sentivo il tuo alito di sigarette e di pastiglie al mentolo quand'ero a tua disposizione.

Five, six, pick up sticks


Eravamo un gruppo organizzato, ma bisognava avere i coglioni e di tutti solo tu ce li avevi e bastavi tu a darci una passata a tutti ad insegnarci qualcosa. Devo toglierti quei pezzi di legno da sotto le unghie ? Le tue mani non avevano pietà mentre t'imploravo né le preghiere quando erano giunte e mi svegliavi per ricominciare, né quando erano legate e gli spasmi le contraevano.

Seven eight, lay them straight

Mi supplichi di lasciarti andare che non sei tu, che non sei davvero colpevole...che quando ti metto in bilico con la sedia e lascio che sbatti violentemente la faccia per terra, l'impotenza di allarga lo sfintere.

Ora il tuo caschè è contro le regole della danza, chissà forse contro natura, secondio me ti piace intimamente così...


Siamo avvinghiati guancia a guancia, ma tiro io le corde del nodo, odoro il tuo respiro, sai di paura.

Puzzi, puzzi come quella carogna che eri e che sei....

Nine, ten, do it again!


Veramente io avevo studiato Nine, ten a big fat hen, ma chissenefrega della grossa e grassa gallina, tanto sei svenuto e posso ricominciare da capo, basta la rima.


 


Franz Schubert: Der Tod und das Maedchen (La morte e la fanciulla)


Vorüber, ach vorüber!


Geh wilder Knochenmann!


Ich bin noch jung, geh' Lieber!


Und rühre mich nicht an,


und rühre mich nicht an!


Gib deine Hand, du schön und zart Gebild:

bin Freund und komme nicht zu strafen.

Sei guten Muts! ich bin nicht wild,

sollst sanft in meinen Armen schlafen !

 Profondamente ispirato da "La Morte e la Fanciulla" di Ariel Dorfman e dal film omonimo di Roman Polanski 

09:30 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (99) | Segnala | Tag: dittature, vendette, cinema, sudamerica | OKNOtizie |  Facebook

venerdì, 27 aprile 2007

Idillio proiettivo arcadico

Idillio proiettivo arcadico

La giornata ormai alla fine.
I pastori
tornano al loro piccolo villaggio, insetti di leggera fluorescenza irradiano nella notte eccentriche luminosità, alternative ai poveri focolai che costituiscono il fiero e misero rifugio di tutte le loro vite; la luna si sostituisce morbidamente al sole nell'illuminare la strada..
Famiglie solide, la conoscenza di tutti e poter contare anche perché saldati da legami di parentela sui propri vicini, di volta in volta, amici, compagni in guerra...persone di cui fidarsi in eterno, un nucleo unito e laborioso.
La semplice vita nei campi, talvolta la poesia della caccia ed il contatto con la madre terra, legata a filo indissolubile da reciproco rispetto.
La società di natura, non più solo
animalità e senza i guasti delle civilizzazioni e delle storture successive.
Tutto secondo giustizia per i bisogni fra il socialismo utopico e l'aristocrazia nel suo senso più vero e puro.
Le donne, lo
sguardo illuminato della riconoscenza per il cibo portato ed il rispetto alle loro attività di riproduzione e produzione, colonne più degli stessi steccati o mura di fango che segnano questi paesi pieni di felicità primarie.


E' l'idea che abbiamo della natura che esce fuori ad ogni picnic, ad ogni salto all'agriturismo ed al momento di prenotare viaggi lontani, un po' georgica, un po' bucolica, ma soprattutto mai esisista.

La realtà della natura e crudele ed i   villaggi non si espandono in città fin quando c'è una bassa età media, causata soprattutto da un'alta mortalità infantile. Altro che  età dell' oro....ci raccontiamo delle favole.

LEGGEREZZA DELL'ESSERE Alcuni «pupazzi» a forma di esseri umani realizzati con materiali ultra leggeri galleggiano nell'aria. Una creazione dell'artista Yasuhiro Suzuki per la mostra "Senseware", a Tokyo (Afp)
LEGGEREZZA DELL'ESSERE Alcuni «pupazzi» a forma di esseri umani realizzati con materiali ultra leggeri galleggiano nell'aria. Una creazione dell'artista Yasuhiro Suzuki per la mostra "Senseware", a Tokyo (Afp)

16:10 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (65) | Segnala | Tag: ricordi, africa, politica, proiezioni | OKNOtizie |  Facebook

giovedì, 26 aprile 2007

IV PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

La coscia un po' corta ma tornita e soda...
ci credo, a furia di trascinarsi quella borsa della palestra chicmilanese, gonfia, sempre, ogni giorno, estateautunnoinvernoeprimavera su quella bicicletta cigolante che credevo riuscisse a spingere anche sul garage.
E quel neo, grosso, forse da Cindy Crawford dei poveri, che le segna il volto un po' fanciullesco; gli occhiali che fanno intellettuale non guastano, forse fa la professoressa. Non so darle un'età...però cosa penserà. 
Quello lì, sempre indaffarato, sicuramente casinaro, quei capelli neri e quell'aria da svanito nel vento, sarà perlomeno un architetto, no qualcosa di più artistico, magari vorrebbe, ma non se lo è concesso. Grande e grosso da stropicciare come piace a me. L'avessi incontrato in qualche altra occasione. Però mi sorride...e mi guarda chissà se gli interesso.
Ci diamo del lei, come conferenzieri vittoriani, una porta, un'attesa all'ascensore, si susseguono i mesi. 
I saluti di Natale ed arriva la primavera.
Un primo scherzo, un secondo è già l'inizio di un flirt e le settimane di incontri mancati;
Si passa al tu- "non credo che sia una professoressa", "non credo sia un artista" - senza soluzione di continuità da un contatto fortuito e dalla mano appena stretta (ma ci siamo davvero presentati), ci s'aggrappa l'un l'altro e l'abbraccio diventa amplesso.
Seguono le luci fredde del sotterraneo ed i buio a ritroso lascia dimenticare la funzionalità edificativa del proprio antro privato occupato da freddo metallo, ci trasciniamo nella penombra.
Il garage è la costruzione degli ingegneri e la sua architettura è strutturata su carichi e perpendicolarità; 
le geometrie non euclidee e le curve ardite di spinte e controspinte nostro dovere del futuro prossimo, ansimando sommessi, mentre si cerca la pelle sotto i vestiti. 
Le tracce del nostro percorso inchiodato dalla vicinanza, i piedi segno un ballo nella polvere, un tango strettissimo,
l'impronta delle mani, il palmo aperto impiantato sul cofano il callore irradiato dal corpo ritmicamente scosso dalla passione del momento. 
Un unico dubbio, se la carrozzeria dell'automobile aiuta durante il coito nella ricerca del piacere,  questo è semplicemente ergonomico oppure si può definire orgasmodinamico ?
OPERA D'ARTE VIVENTE Danzatori filippini eseguono una performance su un'installazione creata per la giornata della Terra (Joseph Agcaoili/Reuters)
                                     Filippine:  Giornata della Terra - performance su installazione
p.s. Lo so il quarto principio della Termodinamica non esiste, anzi questo racconto risponde decisamente al primo, però...

10:25 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (130) | Segnala | Tag: eros, burlesque, serie numeriche complete | OKNOtizie |  Facebook

martedì, 17 aprile 2007

SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

L'energia nei sistemi complessi, come noi siamo, non può essere sfruttata completamente.
Azer in farsi vuol dire fuoco e nelle colline qua attorno un'antica religione venera da sempre l'accendersi spontaneo di falò nelle nere pozzanghere.
Baku era città di medio splendore, sempre sul punto di esplodere, sentiva il respiro delle vie carovaniere, ma mai e poi mai ci saremmo aspettato quel che la scienza fece accadere al nostro mondo.
Credevo che durasse per sempre, il crogiolo di razze dove tutti potevano arricchirsi ed i soldi se non l'immortalità, portavano la felicità.
Avevo amici armeni, musulmani, ucraini, tedeschi, georgiani, ebrei chassidim ed altri occidentalizzati del dissolto impero polacco, inglesi ; ricordo distintamente un ebreo assimilato d'origine tedesca come me, col mio stesso nome, solo un poco più grande...
Nussbaum raccontava storie meravigliose, mentre attorno a noi si costruivano cattedrali gotiche per farne case per mogli di caprai che avevano trovato il petrolio sui loro campicelli ed una copia del Casinò di Montecarlo che un altro nuovo ricco aveva ritenuto l'unico edificio degno di duplicazione....
Nuovi ricchi, nuovi ricchi lo eravamo tutti in quel mondo lucente di splendore e nessuno si accorgeva delle forze che maturavano nella sofferenza del popolo.
Nussbaum aveva perso la mamma, una vicenda fosca dove pareva c'entrasse un rivoluzionario georgiano e butterato, un certo Josiph, che poi tutti noi imparammo a conoscere molto bene, Lev era stato pressochè adottato da una famiglia di musulmani, che si atteggiavano a principi caucasici, mentre fino all'altro giorno al limite potevano permettersi una zappa nuova...era innamorato di loro, voleva essere come loro.
Poche volte, solo alle feste comandate, mi ero trovato vicino a quel formidabile favellatore, che mi cullava fra invenzioni e realtà mitiche e Baku nel frattempo scoppiava di ricchezze e sembrava non avere mai fine, con la gente che arrivava e pozzi che si aprivano a perdita d'occhio e lo champagne era più frequente dell'acqua.
Era l'ultimo giorno della festa di Sukkot, la festa delle capanne e Lev, più grande di me di tre anni, nel clima scherzoso ma, forse per lui, denso  di presagi, narrò una storia struggente di un santo sufi che era vissuto sugli altipiani, fra la contemplazione, l'ascesi ed il rimpianto. Alla fine della sua esistenza nell'estasi aveva chiesto ed ottenuto la magia di tornare per un istante indietro in un tempo irreale, quello dei suoi ricordi più belli, poi era morto con un sorriso sul volto.   
La guerra iniziata era lontana e noi sembravamo poterne essere immuni, si combatteva soprattutto al Nord...
La sconfitta, il crollo di quell'Impero falso e famelico ed il vento cominciò a soffiare impetuoso. Fuggirono prima gli inglesi, poi i tedeschi e la gente veniva uccisa per strada e vi rimaneva abbandonata.
L' altro Lev, poi,  fuggì, mi dicono abbia attraversato la Persia, l'Uzbekistan e sia passato dalla Germania e finito in Italia, io, io andai in collegio a Nord  a studiare matematica e poi fisica.
Siamo stati pagliuzze e granelli di polvere in viaggio verso un infinito inimmaginabile e quando credevamo che la diaspora potesse fermarsi, il turbine ci ha scagliati lontano e quella città dei miei ricordi è svanita come un castello di sabbia.
Qualche volta sogno di poter essere il santo Sufi del racconto e nella mia mente fermo il tempo; 
una volta bloccato il continuo scorrere, magari si potrebbe tornare indietro, a quel mondo lontano e felice. 
TESTA DI HITLER Si intitola «Hitler Hunter Rooom» questa opera dell'artista israeliano Boaz Arad esposta alla fiera di arte moderna e contemporanea «Art Cologne», fino al 22 aprile a Colonia, in Germania (Oliver Berg/Epa)
Boaz Arad-Hitler Haunted Room (Colonia)
Dedicato a
Attenzione MORDE !     

19:25 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (112) | Segnala | Tag: judaica, integrazione, serie numeriche complete | OKNOtizie |  Facebook

giovedì, 12 aprile 2007

PRIMO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

I principio: l'energia si conserva sempre. La materia scompare.
Le cose, gli oggetti, il carbonio, l'animale.
L'incontro in mezzo alle ere, ecco il duello, fronteggiarsi per secoli e grazie all'evoluzione: un gioco di sguardi.
La notte come il giorno, dimentichi del tempo, solo il presente e la prima mossa e la pulsione allo scatto, sbranarsi, la lotta e l'amplesso è un futuro aoristo.
Quest'eterna tendenza al tuffarsi, sconvolgere e coinvolgersi, così forte fisicamente da essere trasferito ai sentimenti ed alle turbe dell'anima, una materia scomparsa, ma quanto reale, un ricordo di vento caldo, eterna energia.
Volontà di dissolversi, fino alla morte, indissolubilmente unito all' invincibile sorriso d'amore.  
IN ROSA Performance di gruppo in apertura dei North Korea Mass Game organizzati a Pyongyang per festeggiare il 95° anniversario dall anascita di Kim Il Sung (Ap Photo / Kyodo News)
Corea del Nord-Festeggiamenti per il 95 anniversario della nascita di King il Sung
Si ringrazia per la consulenza sulla Termodinamica Weller60

18:35 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (74) | Segnala | Tag: eros, serie numeriche complete | OKNOtizie |  Facebook