mercoledì, 27 agosto 2008
IL BRUNETTO DI ABASTO-GARDEL
Se la montagna è il luogo dove nascondersi, la pianura è quello dove ci si può ergere e risultare, a pari altezza poco più di una nullità o titano.
Il passo, maschio delle bande di strada, l'incrocio e il legame con la terra d'origine così forte e così lontana da parere sognata.
Perché siamo qui, ora nel luogo dove rubiamo e il bacio è amore anche se strappato in margine a un sorriso di di guancie, mal rasate.
Incrociamo spediti nelle strade anonime, l’attacco può diventare una fuga, vigili per strappare una preda o scappare a rivali o poliziotti, da soli o in gruppo e in due, col compare, si è già una squadra
Resistere alla vampa del sole o rigirarsi sotto il vento, nel quale il presagio dell'aria di mare lascia intravedere un piccolo successo, sopravvivere ancora quel giorno.
Svolti un’angolo sei un uccello da preda e in quell’altro sei selvaggina.
Rubare, rapinare tutto, ogni oggetto anche quello più inutile e negli angoli bui o negli spazi deserti anche i corpi per il sesso, desiderosi o meno che quel che conta non è la volontà, ma il passaggio e l’anfratto.
Il desiderio dell’amore, della fuga e vagheggiare un ritorno che si spegne nell’incrociarsi di strade, tanto l’orizzonte è sconosciuto, in una metropoli cresciuta in fretta, con i cittadini versati ad imbuto nel porto.
Per ritornare si dovrebbe essere davvero di qualche luogo e non una provenienza, un racconto di madri, spinte come vacche sulle barche dall’altra parte dell’Oceano, Polonia, Italia, Francia, accumunati dalla miseria, che mancavamo noi uomini più di quello che di bestiame che quello ce n’è in abbondanza.
Marinai sull’orlo di un oceano verde, le barche bruciate alle spalle e la spinta mentre la grande città li riassorbe nello strappo alla fortuna, espediente per nutrirsi.
La strafottenza di piccoli malavitosi, ingenui perché non hanno conosciuto altro che la strada, di questa vita senza altri tempi:
il presente di copula o di coltello e il futuro ovunque, pronto a spegnersi in una pozza di sangue, dopo quattro passi strascicati verso uno specchio per lo sguardo nato da un errore di valutazione.
Un abbraccio, un abbraccio di uno e ogni angolo d’ombra chè questo vento e questo sole e neppure la notte lasciano scampo.
C’è così tanto mondo intorno, vivere al limite e nel frattempo cantare.

00:37 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in TANGO | Link permanente | Commenti (41) | Segnala | Tag: gardel, esili | OKNOtizie |
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giovedì, 24 aprile 2008
NISEI
Un'isola piena di montagne, spiriti appollaiati sui primi contrafforti delle colline con il becco adunco come corvi con tre zampe, come se non bastassero i corvi normali per divorare occhi e speranze fallite e infine i vicoli sotto il castello, dove la vita continua al limite basso della plebe più bassa.
L'editto che toglieva il marchio e la grande spinta si sono consumati nei territori dell'Occidente, tanti gonfi di sogni a regnare sulle razze inferiori, pochi gli smobilitati ed al ritorno un fonografo dove il disco gira con una musica sconosciuta di salti violenti e una voce di donna in una lingua sconosciuta che canta disperata come la seta strappata.
Ko l'orientale, vive e annuncia le terre dove arriva il vento e pure nevica, al di là del mare, pronte da riempirsi e da far prosperare la razza dei superuomini, giapponesi da poco sconfitti, gli smeraldi ed il cibo da prendere con pochi colpi di vanga.
"Sao Paolo, Buenos Aires" sono un mantra annunciato nell'ignoranza di chi non è mai andato oltre l'orizzonte e che non sa fuggire oltre la propria fame, la ripetitività del medesimo pasto un sogno, la consuetudine al vuoto.
Eppure al Sud dall’altra parte del mondo sotto il fiume, scorrono filoni di argento, “Rio de La Plata” c’è scritto sulla cartina e lo puoi segnare col dito.
Il gruppo della società dei Cuori di Ferro più che nel sogno crede nel boss, Ko l’orientale, il criminale disincantato.
Un agguato, i colpi al suo corpo, una vittima innocente nella sala da ballo, quella ragazza uccisa al suo posto ritornerà fantasma sulla pista a sfidare il tabù.
Il sangue le cola dal volto come il giorno fatale e lei, contro l’uso del Tango, chiede all’uomo: “Vuoi ballare con me ?”
Le donne si fanno sfacciate, invitano loro a ballare “vuoi ballare con me ?”, inutile lo sbattere incredule le ciglia celando la dura natura di fiori d’acciaio. I costumi, nel frattempo decadono ed un altro giro, sognando il Rio della Plata.
Il boss si è salvato e precipita nei piaceri dei Vicoli, ascolta al grammofono quella voce che canta come seta strappata, la lussuria è natura, i sogni sono un futuro evitabile.
Sulle bende un fiore rosso delle ferite non rimarginate e la Società dei Cuori di Ferro che pompa sangue di desiderio inespresso, giovani desiderosi di azione con molte scusanti.
E’ partito da solo, la nave l’ha portato, prima Sao Paolo, qualche cartolina, poi Buenos Aires, le pianure sterminate, le albe senza limiti e la fortuna a portata di mano, da afferrare crescere e moltiplicarsi. Poi più nessuna notizia.
Una lettera in caratteri romani scritta in spagnolo, parla di Ko l’orientale come di un “fratello nella lotta”. Il gruppo è stato scoperto mentre lottava per i diritti dove c’erano solo speranze.
Dev’essere stato ucciso e buttato in un anfratto o nel mare.


08:25 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in TANGO | Link permanente | Commenti (30) | Segnala | Tag: rivoluzione, sogni, speranza | OKNOtizie |
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sabato, 08 dicembre 2007
CARLA - MAR AZUL
Quattrocento chilometri da Buenos Aires
Il fitto bosco di conifere, pochissima gente, l’aria di mare, il posto ideale per le passeggiate; l’ansia delle responsabilità, degli impegni prima o poi svaniranno e mi lasceranno tranquilla.
Passerà il passato ed io smetterò questo ritmo, anche adesso “Possibile che neanche il girovagare nella natura possa calmarmi ?” Il ritmo, quattro passi spediti, uno sguardo attorno, un riflesso, un rapido passaggio della mano all’altezza del petto, quasi una carezza.
Che succede ? Mannaggia come due bambini ! Sempre a correre avanti ed a combinare guai:
“Perun, Svantevit, lasciate in pace il signore !”
Il vecchietto minuto è un ferro temprato per nulla intimorito dai miei due grossi cani da pastore, che quasi lo sovrastano. E’ vestito coi colori della foresta, fermo nella radura l’avrei scambiato per una pianta, non fosse stato per i miei adorati cucciolini.
Il presunto assalito sorride tranquillo, mi si rivolge direttamente in ottimo tedesco, una leggera sfumatura balcanica, persa in decenni di vita Argentina:
“Lei dev’essere la Signora, il Giudice, quella che è stata tanto tempo laggiù all’Inferno”.
Sorrido amaro, sono stati gli anni più duri e meravigliosi della mia vita. “Beh, ci sono stata, sì”
Quattro passi verso i cani, un tocco al petto, più forte, sono nervosa.
“E’ stata brava, li ha tenuti al guinzaglio, sgridandoli…”
“Chi, i cani ? Non mi sembra la stavano buttando per terra ?”
“No, quei criminali, li conosco bene, io,soprattutto quei pecorai dei Serbi”
“ Beh, ho cercato di fare il lavoro che ero stata chiamata a fare dalle Istituzioni internazionali”
Quattro passi, un tremito di freddo, la mano nella tasca superiore.
Gli occhi del vecchio si illuminano, prosegue come pensa, come ricorda, per quello che gli suona giusto:
“Quando ero giovane, ho imparato il tedesco, nelle azioni con gli eserciti dell'Asse, con coloro che coltivavano il grande sogno, la Nostra Indipendenza con Ante Pavelic; stavamo risolvendo il problema alla radice, potevo trattarli come meritavano. Avevo due metodi e poi mi ubbidivano tutti”.
“Ah, sì ? Quali ?”
Mi si stirano le labbra, temo di capire chi ho di fronte, stringo in pugno la mia piccola sicurezza.
Il vecchio stende innanzi a sé le sue braccia ossute e con la perizia dell’antica ripetizione, mima: “Così” - un pugno volteggia in un mezzo semicerchio, regge ancora un immaginario coltello, la scioltezza del gesto lascia trasparire che nel passato ha tagliato decine di gole ed ora è tuttaltro che pentito- “o così “ e con un ghigno compiaciuto trasforma due sue dita in artigli e punta protendendoli contro il ricordo di occhi nemici, cavati per vilipendere prima che per annientare.
Faccio quattro passi estraendo la pistola, ho visto tante volte il diavolo, troppe e non posso più tollerarlo, sparo sul ghigno satanico, sparo sull’origine.
C’è un po’ più di solitudine, il silenzio, il mondo è migliore.
“Perun, Svantevit, non leccate quel sangue, è infetto !”


The Hunting Party di Richard Shepard (USA/Croatia) 103’
Guerra di Bosnia
una ferita aperta
nel mio salotto
Caccia alla Volpe on Underground
In uscita a Febbraio 2008 con il titolo in Italiano de "I Cacciatori"
Quando contano i morti ? I numeri sono uguali per tutti, l’ipocrisia regna sovrana.
Lo spettatore esigente: Stesse “corde” di Three Kings messaggio-divertimento-avventura.
Un Augurio a Carla Dal Ponte prossima ambasciatrice della Svizzera in Argentina.

Telemann Georg Philipp- Concerto per tromba e orchestra in re minore
00:50 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in TANGO | Link permanente | Commenti (51) | Segnala | Tag: storia, sofferenze, donne forti | OKNOtizie |
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venerdì, 29 giugno 2007
TANGO del TEMPO
Un primo taxi modificato per le prime vittorie e poi il volo, il sacrificio e la comprensione del lavoro altrui.
Gli strappi del motore, chè il ballo lo si sente nel petto, ma la musica è quella dei cilindri, tutto vibra in un universo di compressione e liberazione:
i muscoli d’acciaio come la tensione sullo sterzo e pulegge ed i pistoni salgono e scendono come la tesa passione rappresentata e sofferta.
Un salto e si valica l’oceano, la realtà del ritorno è tutta nella traversata, ed il destino ha da una parte il successo e dall'altro parte la tragedia.
Il Biscione, la Stella ed il Tridente.
Già, il mito è portato dal vento e galleggia a mezz’aria, lo dicono tutti e per primo Lui, la sua macchina col tridente è lenta quest’anno…
Non si può dividere il tempo; corrono le rosse, corrono ed i cavalli del simbolo hanno la criniera che sfida il vento stesso…Hawtorn e Collins sono i dioscuri avversi, pronti a chiudere, in faccia, il cancello della vittoria del Campionato Mondiale.
I mezzi cerchi tracciati dai passi sul pavimento della Milonga, la penetrabilità dei corpi solidi nell'amplesso o nello schianto, le trasformazioni atomiche e gli ellissoidi formati da una massa in velocità formata di ferro, di gomma, di energia e di volontà.
Devi togliere gas, devi togliere gas, 230 all'ora, in quelle curve c'è la fuga verso un'altra realtà.
C’è l’aria, la forza di gravitazione universale, il cielo e la terra e la traiettoria nel mezzo di un orbita che gioca di rimbalzo; come da una torsione può nascere un altro passo che sfrutta l’energia precedentemente accumulata, ecco il manto erboso che aiuta a riconquistare la stabilità. Un ruggito del puma argentino ed il tridente della Maserati infilza l'affondo.
Un miracolo segreto, i secondi sono olio denso di motore: gomma, balestra, scocca, terreno, sedile e pilota sono i componenti di un universo consistente in una molla, potenzialmente assassina, sponda, invece, della tenuta di strada. Il gas non si toglie e si frenerà nella vecchiaia.
Dieci giri, dove l’insieme di velocità, peso e pensiero divise, di fronte agli occhi di centinaia di persone, il tempo attraverso lo spazio.

La tartaruga sconfisse Achille, girandoci attorno, fu lei il maschio tanguero con trindente, intrigando la velocità a portare Juan Manuel Fangio, sul podio di quel magnifico Nurburing, 1957, Gran Premio di Germania.

Film
Nuvole in viaggio
di Aki Kaurismaki (1996)
Finlandia seconda terra per il Tango
11:05 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in TANGO | Link permanente | Commenti (87) | Segnala | Tag: tango, sudamerica, formula uno | OKNOtizie |
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