sabato, 24 novembre 2007
PARIGI BRUCIA
Staccare i ricordi dagli avvenimenti, da una parte i nomi e dall'altra l'indistinta vaghezza dei trascorsi.
All’improvviso basta un efferato delitto più o meno gratuito, un gioco di specchi di rimandi ad altro, da altro ancora, ed ecco che il sasso nello stagno non solo forma i centri concentrici, ma torna a galla.
San Germain en Leye, una gola tagliata, un epilogo di follia.
Ventiquattro anni fa, la gita dell’Omnicomprensivo di Paperopoli aveva quel paese vicino a Parigi come meta e base per la conquista della capitale francese.
La cultura la proiezione per i genitori, la perdita della verginità l’obiettivo di molti partecipanti:
un torneo di sesso, alcool, vita che scorre varia, speranze.
Nel nostro albergo, due gruppi del classico, l'usuale minoranza di maschi, la mia classe, la terza Liceo, la maggior parte maggiorenni, nessun connubio incrociato, si diceva allora "fighe di legno, timidi accenni, in parte, sviluppati moltissimo tempo dopo, poi ignomignosamente scomparsi, un gruppo di morti di sonno.
L’altra classe più appetibile, ma molto sconclusionati.
Entrambe minate sin dal primo giorno da un pesantissimo virus influenzale, eppure bisogna strappare ogni momento.
Inutile, non quaglia, nessuna magia che scatta, nessun amore che si trasformi in qualcosa di simile al sesso, inutile aspettare oltre, fermi nello squallore delle nostre stanza.
Poco innocenti, mentre un gruppo di Finlandesi gettava bottiglie vuote di vodka nella tromba delle scale, cantando perchè ne avevano ingerito il contenuto, scappammo dall’albergo così “da gita”.
Compagnia male assortita, verso l’ignoto, ignota soprattutto la lingua, nella notta piovigginosa, camminavamo giovani disposti a quicunce, ognuno individuo, sperando di incontrare chissà cosa di parigino, almeno una birra presa "da grandi".
E lo trovammo: un bistrot sotterraneo, fumoso, gente che c’appariva strana e forse perversa, sapeva di proibito, sapeva di peccato.
Una birra, una sigaretta, in tutto una decina, di ragazzi, alcuni dei quali si sentivano già grandi, ed uscimmo, senza aver neanche provato a conoscere qualcun altro, padroni dei nostri passi e della notte parigina.
Per la nostra esperienza delle cose avremmo pututo avere noi una lama sul collo e poi più niente.
La settimana successiva, tornati in autobus alla patria natìa e soprattutto in quel paese immaginario che è Paperopoli, la maggior parte di noi raggiunse i quaranta gradi.

Ed uno dei compagni d'allora è un pazzo...geniale, simpatico, poetico, ma pazzo e ciò non è bene.
Auguri anche da Bill, Sun on you chè oltre ad essere mezzo inglese e lo capisci, ce ne hai davvero bisogno.
La vita sognata degli angeli (La vie rêvée des anges) Francia 1988
Morte e speranze,
(la) Gioventù brucia spesso,
Fiamma senza luce.
01:20 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Paperopoli | Link permanente | Commenti (59) | Segnala | Tag: viaggi, sviluppo, vita | OKNOtizie |
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martedì, 13 novembre 2007
UN GRANDE SALTO
La notte dal Karnataka al Kerala.
Un viaggio lunghissimo da Mysor a Fort Cochin passando per Bangalore, la città del miracolo informatico.
E' solo una breve sosta, un cambio di autobus, per il resto le periferie sono brutte come al solito, con l'unica differenza di un buon numero di piccoli grattacieli in cemento armato e vetri ed impalcature di bamboo.
Le suore in viaggio con noi oltre agli esercizi spirituali devono aver frequentato corsi per la tenuta della vescica., chissà magari qualche maitresse di Singapore, in tarda età ha insegnato a dilatare e chiudere gli orifizi, pratiche da lei esercitate per cause degne di ben altro impegno. Saranno dieci ora che non si alzano.
Sole altre cinque ore di viaggio ci separano dalla costa del Malabar.
L'arrivo, tanto per cambiare in India, è caotico, la città "satellite" di Ernakulam, alla base della penisola che ospita Fort Cochin e da cui prenderemo il vaporetto, insomma il barcone.
Il degrado del porto- famoso per le spezie, cardamomo, legno di sandalo, anacardi - un tempo ricco, si incontra con l'onda del turismo in fase crescente, tutto nella salsa indiana più tipica, polvere, sabbia, intraprendenza, pressappochismo, energia, voglia di vivere.
Le feste di Pesah, tengono chiusa ai visitatori la Sinagoga degli ebrei neri (o marroni), non la vedremo mai, ma nella strada respiriamo l'aria sana del commercio, nel senso più antico.
Al di fuori dei resort, ghetti per ricchi, tutto è un turbine, purtroppo leggermente inferiore alle aspettative, rispetto alle capitali visitate Cochin è una città di provincia.
Gli alberghi molto basici ed i ristoranti bettole, la Lonely Planet aiuta pochissimo, l’unica immagine pari alle cartoline le reti da pesca a bilanciere di tipo cinese, arrivate da prima delle colonizzazioni.
C’è poco da fare e dopo aver letto l’anno precedente “Il Dio delle Piccole Cose” anche l’idea di vedere lo spettacolo offerto ai turisti è quasi partecipare alla profanazione della danza Kathakali, l’arte tradizionale del Kerala.
Danzatori che studiano per una vita, che si truccano per ore per rappresentare l’universo ed il mito in spettacoli di almeno un giorno, omogeneizzati e sintetizzati in un’ora, ora e mezzo in una situazione di fortuna, insomma non è un programma particolarmente affascinante, ciononostante si prenota.
Nessuna aspettativa, chissà che cane sarà, forse un guitto pronto a prenderci in giro.
Comincia al tramonto ed avvicinandoci dietro al telone abbiamo visto gli attori soprattutto il protagonista, che si truccavano da ore, il tratti amplificati dal verde e dal nero, l’oro.
Poi il buio ed alla luce delle fiaccole ed a lampadine di fortuna.ed il controllo di ogni parte del proprio fisico e lo sviluppo delle funzioni di indipendenza e di coordinazione corporali e mentali vengono mostrati e l’incanto trasforma gli spettatori.
Prima il pantheon induista, le storie baroccamente complicate, poi l’attore principale scende a mostrare negli elementi, gli occhi mossi di lato, la sorpresa; il palmo della mano passato sul volto, la bellezza; il sorriso e la posa, e vedi l’ingenua fanciulla che spera nella fortuna di un marito; il bimbo che cerca la madre e vorresti cullare quell'omone con la faccia a spirali concentriche che chiude al centro col verde smeraldo, ed infine il braccio che ondeggia maestosamente avanti al corpo poco alzato di fronte al viso gli occhi dalla sapienza maestosa : ATTENTI è UN ELEFANTE DEL SULTANO !

STARDUST di Matthew Vaughn (USA) 2007

17:00 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in INDO EUROPA | Link permanente | Commenti (77) | Segnala | Tag: viaggi, rappresentazioni, danza, parvenza | OKNOtizie |
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mercoledì, 19 settembre 2007
Un binario
La pianura, un dondolio infinito di gibbosità, in mezzo al niente, eppure verso qualcosa.
La laboriosa Europa, un cuore pulsante dall’agricoltura poi sempre più velocemente all’industria, il ferro, gli oggetti, la molteplicità.
Sappiamo, sentiamo la splendida giornata di sole, l’inquietudine della produttività, in una parte della nostra mente, la colpa del passato.
La spinta alla corsa, alla modernità, forse la prima globalizzazione ha avuto una piccola sbandata, i motori si scaldavano da secoli e quando è partita la locomotiva non si è fermata senza aver macinato chilometri ed altro.
E’ un panorama quasi indifferente, periodico nella sua ripetitività, casermoni, fabbriche, case, villette, casermoni, fabbrichette, piccoli agglomerati potrebbe continuare all’infinito.
Invece c’era una distorsione, le pareti si inclinavano a formare un imbuto, c’è un buco e sotto al buco c’era la larva enorme di formicaleone e l’umanità scivolava, senza nemmeno resistere o la lotta era vana, nulla la fame dei mostri di tutte le mitologie, il Minotauro, Charu l’etrusco, il ventre infuocato di Baal, le mascelle, le mascelle pronte a sbranare milioni di corpi ed i peggiori di tutti gli dèi mortali, profeti di grandezza e di sterminio.
Si poteva andare verso un’evoluzione, una forma nuova, un miglioramento, invece qualcosa è andata storta ed è rimasta solo polvere, polvere come si deve ritornare alla fine dei tempi, solo accelerata, niente di più, niente di maggiormente complesso, dal colore e dalla molteplicità all'uno al niente, prima la riduzione, poi l'eliminazione.
Un binario, la comunicazione, la vita che scorre veloce, l’immagine potenziale del treno, della disperazione, scendiamo nel gorgo muti, noi, però fortunamente, nel sole estivo.
Il destino unisce l'idea di organizzazione della ferrovia dai mattatoi di Chiacago a questo cuore d’Europa senza futuro…qui ad Auschwitz.

Staub (Dust) di Harmut Bitomsky 2007
Stampo tedesco Materia fluttuante filosofia puraPerò dire che ve lo consiglio è una parola grossa…
Se invece volete passare una lieta serata vi suggerisco questo dove dei laboriosi professionisti si ritrovano per organizzare un grande progetto in una villa alla periferia di Berlino... ed il sorriso tornerà sui vostri volti:

00:20 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in STORIA EUROPA | Link permanente | Commenti (53) | Segnala | Tag: nazismo, antisemitismo, viaggi, riflessioni | OKNOtizie |
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lunedì, 18 giugno 2007
48
So che vi sono luoghi dove tutti, con minime variabili, si assomigliano.
Una bizzarria i capelli più scuri, più chiari, laggiù.
So che vi sono città dove tutti parlano una sola lingua, al massimo due,.
So che vi sono intere nazioni in cui tutte le persone hanno la medesima religione, il che spesso è peggio di tutto quanto da me pensato sinora.
Ogni tanto per le vacanze o per le visite ai parenti ritorno in quei mondi, sempre più lontani, così monocorde e monocromatici.
Questa città è famosa per un cocktail di un barista d'origine vietnamita, inventato qui e consumato da americani ed inglesi, questa città ha ricordato con due steli di pietra rastremate tendenti al cielo, da noi chiamato "chopsticks" tanto assomiglia alle bacchette con cui ci nutriamo, abitualmente, le vittime civili di quando è passata la Storia con la S maiuscola.
La Storia quella volta aveva falce arrotata, con la parvenza del Sol Levante nella catana affiliata e la foresta di baionette, mieteva a raffica, chi con orgoglio s'era illuso di aver trovato la pace in un angolo di roccia in mezzo al mare e dal mare non venne niente di male quella volta, era una punta di diamante incastonata in una difesa di fango.
Io, nel frattempo, mi formo, dimenticando quelle prima sciocche parole balbettate in una lingua simpatica all'inizio, ma non più mia ed espandendomi nei mondi.
Certo alla scuola americana, le percentuali sono ribaltate, ma mentre penso solo in Inglese, e le nozioni mi trasferiscono ancora "la missione dell'uomo bianco", abbandono l'Europa come centro del mondo e mi apro alla molteplicità dell'essere ed ancor più all'apparire.
Un caleidoscopio della realtà, la città all'esterno, ogni angolo tira i fili del resto dell'umanità, scacciati gli zingari del mare, genìe spiaggiate da ogni luogo hanno messo radici, se mi volto posso incontrare ognuna delle 48 razze che dicono costituire questa città stato, riconoscerne i tratti caratterestici e bearmi della commistione.
Ora diventata adulta questi arcobaleni, mi sono stati incisi come un tatuaggio traslucido, qualche volta la luce mi attraversa e qualche volta riflette con l'inusitata forza di chi ha attraversato i mondi e la storia.
Majulah Singapura ! Avanti Singapore
Libro connesso e dedicato a tutti gli Occidentali cresciuti in Oriente: Metafisica dei tubi di Amelie Nothomb
Film: I racconti del cuscino di Peter Greeenaway (1995) anche se si svolge ad Hong Kong
14:55 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (97) | Segnala | Tag: viaggi, buddhismo, ricordi | OKNOtizie |
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martedì, 08 maggio 2007
NASSA
13:25 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (52) | Segnala | Tag: emozioni, inquietudini, dubbi, viaggi | OKNOtizie |
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