venerdì, 29 giugno 2007
TANGO del TEMPO
L’officina, il petrolio,le idilliache terre d'Abruzzo mai viste, raccontate e matrigne, del sudore non si parla nemmeno, perché altrimenti che si starebbe a fare da questa parte del mare, figlio d'emigranti, a spaccarsi il tempo e le mani.
Un primo taxi modificato per le prime vittorie e poi il volo, il sacrificio e la comprensione del lavoro altrui.
Gli strappi del motore, chè il ballo lo si sente nel petto, ma la musica è quella dei cilindri, tutto vibra in un universo di compressione e liberazione:
i muscoli d’acciaio come la tensione sullo sterzo e pulegge ed i pistoni salgono e scendono come la tesa passione rappresentata e sofferta.
Un salto e si valica l’oceano, la realtà del ritorno è tutta nella traversata, ed il destino ha da una parte il successo e dall'altro parte la tragedia.
Il Biscione, la Stella ed il Tridente.
Già, il mito è portato dal vento e galleggia a mezz’aria, lo dicono tutti e per primo Lui, la sua macchina col tridente è lenta quest’anno…
Non si può dividere il tempo; corrono le rosse, corrono ed i cavalli del simbolo hanno la criniera che sfida il vento stesso…Hawtorn e Collins sono i dioscuri avversi, pronti a chiudere, in faccia, il cancello della vittoria del Campionato Mondiale.
I mezzi cerchi tracciati dai passi sul pavimento della Milonga, la penetrabilità dei corpi solidi nell'amplesso o nello schianto, le trasformazioni atomiche e gli ellissoidi formati da una massa in velocità formata di ferro, di gomma, di energia e di volontà.
Devi togliere gas, devi togliere gas, 230 all'ora, in quelle curve c'è la fuga verso un'altra realtà.
C’è l’aria, la forza di gravitazione universale, il cielo e la terra e la traiettoria nel mezzo di un orbita che gioca di rimbalzo; come da una torsione può nascere un altro passo che sfrutta l’energia precedentemente accumulata, ecco il manto erboso che aiuta a riconquistare la stabilità. Un ruggito del puma argentino ed il tridente della Maserati infilza l'affondo.
Un miracolo segreto, i secondi sono olio denso di motore: gomma, balestra, scocca, terreno, sedile e pilota sono i componenti di un universo consistente in una molla, potenzialmente assassina, sponda, invece, della tenuta di strada. Il gas non si toglie e si frenerà nella vecchiaia.
Dieci giri, dove l’insieme di velocità, peso e pensiero divise, di fronte agli occhi di centinaia di persone, il tempo attraverso lo spazio.
La tartaruga sconfisse Achille, girandoci attorno, fu lei il maschio tanguero con trindente, intrigando la velocità a portare Juan Manuel Fangio, sul podio di quel magnifico Nurburing, 1957, Gran Premio di Germania.
Un primo taxi modificato per le prime vittorie e poi il volo, il sacrificio e la comprensione del lavoro altrui.
Gli strappi del motore, chè il ballo lo si sente nel petto, ma la musica è quella dei cilindri, tutto vibra in un universo di compressione e liberazione:
i muscoli d’acciaio come la tensione sullo sterzo e pulegge ed i pistoni salgono e scendono come la tesa passione rappresentata e sofferta.
Un salto e si valica l’oceano, la realtà del ritorno è tutta nella traversata, ed il destino ha da una parte il successo e dall'altro parte la tragedia.
Il Biscione, la Stella ed il Tridente.
Già, il mito è portato dal vento e galleggia a mezz’aria, lo dicono tutti e per primo Lui, la sua macchina col tridente è lenta quest’anno…
Non si può dividere il tempo; corrono le rosse, corrono ed i cavalli del simbolo hanno la criniera che sfida il vento stesso…Hawtorn e Collins sono i dioscuri avversi, pronti a chiudere, in faccia, il cancello della vittoria del Campionato Mondiale.
I mezzi cerchi tracciati dai passi sul pavimento della Milonga, la penetrabilità dei corpi solidi nell'amplesso o nello schianto, le trasformazioni atomiche e gli ellissoidi formati da una massa in velocità formata di ferro, di gomma, di energia e di volontà.
Devi togliere gas, devi togliere gas, 230 all'ora, in quelle curve c'è la fuga verso un'altra realtà.
C’è l’aria, la forza di gravitazione universale, il cielo e la terra e la traiettoria nel mezzo di un orbita che gioca di rimbalzo; come da una torsione può nascere un altro passo che sfrutta l’energia precedentemente accumulata, ecco il manto erboso che aiuta a riconquistare la stabilità. Un ruggito del puma argentino ed il tridente della Maserati infilza l'affondo.
Un miracolo segreto, i secondi sono olio denso di motore: gomma, balestra, scocca, terreno, sedile e pilota sono i componenti di un universo consistente in una molla, potenzialmente assassina, sponda, invece, della tenuta di strada. Il gas non si toglie e si frenerà nella vecchiaia.
Dieci giri, dove l’insieme di velocità, peso e pensiero divise, di fronte agli occhi di centinaia di persone, il tempo attraverso lo spazio.

La tartaruga sconfisse Achille, girandoci attorno, fu lei il maschio tanguero con trindente, intrigando la velocità a portare Juan Manuel Fangio, sul podio di quel magnifico Nurburing, 1957, Gran Premio di Germania.

Film
Nuvole in viaggio
di Aki Kaurismaki (1996)
Finlandia seconda terra per il Tango
11:05 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in TANGO | Link permanente | Commenti (87) | Segnala | Tag: tango, sudamerica, formula uno | OKNOtizie |
Facebook
martedì, 29 maggio 2007
DIO E' AMORE
Dio, patria e famiglia.
Ho sempre tenuto i miei valori stretti al petto ed ho marciato ubbidiente secondo il destino che altri più in alto di me.
Io ho fiducia nelle istituzioni e le seguo.
Anche ora che ho i pensieri cupi, vado in Chiesa tutti i giorni, tutte le feste comandate, obbedisco agli ordini e sono un marito esemplare.
Non sono purtroppo un padre modello perchè non ho potuto avere figli.
Sono metodico anche nelle piccole cose ed economo anche nel lavoro se posso risparmio.
Ore ed ore in questa cantina, un tavolo, una penna, una risma di fogli, due sedie, un rubinetto, un lavandino un secchio, una presa di corrente, una radio a volume alto.
Sono passati tanti di quei senzadiocapelloni sempre pronti a sputare nel piatto in cui mangiavano, non meritavano né l'amore di Dio e nemmeno il suolo della nostra gloriosa nazione.
Li ascolto per l'ultima volta come farebbe un padre, se sono pentiti;loro invece mi urlano ingiurie, credono ancora di poter comandare da figli di papà che non hanno mai lavorato...
Poi se non sono pentiti, passo ad interrogarli, qualche schiaffo all'inizio, poi le scariche ed infine l'acqua.
Guarda quest'ultima che mi hanno portato, una ragazza bella come una Madonna, i capelli fini sulla fronte e magari non è nemmeno sposata ed è incinta.
Uno sguardo limpido, chissà con chi l'ha fatto, verrebbe da proteggerla dal male del mondo...come un padre.
Invece è una puttanella velenosa, alzo la radio per coprire le sue urla, trasmettono il successo di Fernando Ubiergo, la canzone che ha vinto al Festival di Vina del Mar, è uno stronzo cileno, ma va bene lo stesso...
torno a tuffarle la testa nel secchio.
Non si pentirà, nemmeno il Signore vorrà salvare questa troietta spocchiosa, ma forse, potrei educare, come mio, l'innocente dono del suo peccato...

HONG KONG-Monaco in discesa
Liberamente ispirato a
"Hijos" di Marrco Bechis (Italia/Argentina) 2001
ed in ultimo a
"L'Isola del silenzio" Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina di Horatio Verbitsky ed. Fandango.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Fernando Ubiergo (brano vincitore del Festival di Vina del Mar nel 1978)
El tiempo de las bastillas
Dicen que el tiempo guarda en las bastillas
las cosas que el hombre olvidó
lo que nadie escribió
aquello que la historia nunca presintió.
Y vuelan las gaviotas a la tierra
trayendo la vida que han robado al mar
¿ A quién le importará…?
que las gaviotas vuelen la historia del mar…
Guarda el tiempo en las bastillas
unas cuantas semillas que entrega una canción
pero hay un lugar donde el olvido floreció.
Guardan polvo las bastillas,
el tiempo unas semillas, quizá una canción
pero quién guardará las cosas
que no son de Dios…
Y buscan las hormigas por la tierra
migas, migas hasta hacer un pan
¿A quién le importará…?
que las hormigas miguen su propia verdad.
Y nace mi canción desde el cemento,
una flor que en el desierto morirá
y el canto de un zorzal
se perderá en el ruido de la gran ciudad
Guarda el tiempo en las bastillas
unas cuantas semillas que entrega una canción
pero hay un lugar donde el olvido floreció
Guardan polvo las bastillas,
el tiempo unas semillas, quizá una canción
pero quién guardará las cosas que no son de Dios…
las cosas que el hombre olvidó
lo que nadie escribió
aquello que la historia nunca presintió.
Y vuelan las gaviotas a la tierra
trayendo la vida que han robado al mar
¿ A quién le importará…?
que las gaviotas vuelen la historia del mar…
Guarda el tiempo en las bastillas
unas cuantas semillas que entrega una canción
pero hay un lugar donde el olvido floreció.
Guardan polvo las bastillas,
el tiempo unas semillas, quizá una canción
pero quién guardará las cosas
que no son de Dios…
Y buscan las hormigas por la tierra
migas, migas hasta hacer un pan
¿A quién le importará…?
que las hormigas miguen su propia verdad.
Y nace mi canción desde el cemento,
una flor que en el desierto morirá
y el canto de un zorzal
se perderá en el ruido de la gran ciudad
Guarda el tiempo en las bastillas
unas cuantas semillas que entrega una canción
pero hay un lugar donde el olvido floreció
Guardan polvo las bastillas,
el tiempo unas semillas, quizá una canción
pero quién guardará las cosas que no son de Dios…
18:05 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in opinioni | Link permanente | Commenti (89) | Segnala | Tag: sudamerica, apparenze | OKNOtizie |
Facebook
giovedì, 03 maggio 2007
CONTARE
Volevi darmi una lezione, dicevi che dovevo imparare come si sta al mondo, che le troie come me dovevano stare al loro posto e pensare a fare una sola cosa.
E poi studiavamo lingue e per cosa ? Per fare le troie in giro per il mondo ? L'inglese, inglese, la lingua dei ladri e dei finocchi e non della nostra nazione, di cui andare fieri a testa alta.
Ore ed ore a sentirti parlare e sperare che durasse ancora quello stupido sproloquio, perché quando non parlavi grugnivi o se non riuscivi ad essere abbastanza maschio mi umiliavi e imponevi il rispetto con l'elettricità e l'acqua.
Sono lacci da scarpe, quelli che ti stringono al collo, ti hanno tagliato ? Un ricordo un segno del mio sentimento...
Mentre i piedi sono nudi...il pestello per la farina di manioca ha fatto un buon lavoro se c'è la volontà si riesce a trarre da ogni attrezzo il meglio. Il primo calcio nei coglioni non si scorda mai, forse più del secondo, lo si sente nell'anima.
Three, four, open the door
Obbedire al maschio perché siamo stupide e non capiamo un cazzo, e fare figli, ma nemmeno ero buona a fare quello, perché noi stronze intellettuali comuniste non eravamo nemmeno degne di portare il nome di madre, come quella santa donna di tua madre. Quando hai aperto per sbaglio la porta non ti aspettavi, per la verità non mi hai riconosciuta, certo sceso dal piedistallo alla stessa altezza prima, poi per terra prima che ti legassi alla sedia la prospettiva pare diversa e sono io che adesso ti sputo sulla testa.
Sentivo il tuo alito di sigarette e di pastiglie al mentolo quand'ero a tua disposizione.
Five, six, pick up sticks
Eravamo un gruppo organizzato, ma bisognava avere i coglioni e di tutti solo tu ce li avevi e bastavi tu a darci una passata a tutti ad insegnarci qualcosa. Devo toglierti quei pezzi di legno da sotto le unghie ? Le tue mani non avevano pietà mentre t'imploravo né le preghiere quando erano giunte e mi svegliavi per ricominciare, né quando erano legate e gli spasmi le contraevano.
Seven eight, lay them straight
Mi supplichi di lasciarti andare che non sei tu, che non sei davvero colpevole...che quando ti metto in bilico con la sedia e lascio che sbatti violentemente la faccia per terra, l'impotenza di allarga lo sfintere.
Ora il tuo caschè è contro le regole della danza, chissà forse contro natura, secondio me ti piace intimamente così...
Siamo avvinghiati guancia a guancia, ma tiro io le corde del nodo, odoro il tuo respiro, sai di paura.
Puzzi, puzzi come quella carogna che eri e che sei....
Nine, ten, do it again!
Veramente io avevo studiato Nine, ten a big fat hen, ma chissenefrega della grossa e grassa gallina, tanto sei svenuto e posso ricominciare da capo, basta la rima.

Franz Schubert: Der Tod und das Maedchen (La morte e la fanciulla)
Vorüber, ach vorüber!
Geh wilder Knochenmann!
Ich bin noch jung, geh' Lieber!
Und rühre mich nicht an,
und rühre mich nicht an!
E poi studiavamo lingue e per cosa ? Per fare le troie in giro per il mondo ? L'inglese, inglese, la lingua dei ladri e dei finocchi e non della nostra nazione, di cui andare fieri a testa alta.
Ore ed ore a sentirti parlare e sperare che durasse ancora quello stupido sproloquio, perché quando non parlavi grugnivi o se non riuscivi ad essere abbastanza maschio mi umiliavi e imponevi il rispetto con l'elettricità e l'acqua.
One, two, buckle my shoe
Sono lacci da scarpe, quelli che ti stringono al collo, ti hanno tagliato ? Un ricordo un segno del mio sentimento...
Mentre i piedi sono nudi...il pestello per la farina di manioca ha fatto un buon lavoro se c'è la volontà si riesce a trarre da ogni attrezzo il meglio. Il primo calcio nei coglioni non si scorda mai, forse più del secondo, lo si sente nell'anima.
Three, four, open the door
Obbedire al maschio perché siamo stupide e non capiamo un cazzo, e fare figli, ma nemmeno ero buona a fare quello, perché noi stronze intellettuali comuniste non eravamo nemmeno degne di portare il nome di madre, come quella santa donna di tua madre. Quando hai aperto per sbaglio la porta non ti aspettavi, per la verità non mi hai riconosciuta, certo sceso dal piedistallo alla stessa altezza prima, poi per terra prima che ti legassi alla sedia la prospettiva pare diversa e sono io che adesso ti sputo sulla testa.
Sentivo il tuo alito di sigarette e di pastiglie al mentolo quand'ero a tua disposizione.
Five, six, pick up sticks
Eravamo un gruppo organizzato, ma bisognava avere i coglioni e di tutti solo tu ce li avevi e bastavi tu a darci una passata a tutti ad insegnarci qualcosa. Devo toglierti quei pezzi di legno da sotto le unghie ? Le tue mani non avevano pietà mentre t'imploravo né le preghiere quando erano giunte e mi svegliavi per ricominciare, né quando erano legate e gli spasmi le contraevano.
Seven eight, lay them straight
Mi supplichi di lasciarti andare che non sei tu, che non sei davvero colpevole...che quando ti metto in bilico con la sedia e lascio che sbatti violentemente la faccia per terra, l'impotenza di allarga lo sfintere.
Ora il tuo caschè è contro le regole della danza, chissà forse contro natura, secondio me ti piace intimamente così...
Siamo avvinghiati guancia a guancia, ma tiro io le corde del nodo, odoro il tuo respiro, sai di paura.
Puzzi, puzzi come quella carogna che eri e che sei....
Nine, ten, do it again!
Veramente io avevo studiato Nine, ten a big fat hen, ma chissenefrega della grossa e grassa gallina, tanto sei svenuto e posso ricominciare da capo, basta la rima.

Franz Schubert: Der Tod und das Maedchen (La morte e la fanciulla)
Vorüber, ach vorüber!
Geh wilder Knochenmann!
Ich bin noch jung, geh' Lieber!
Und rühre mich nicht an,
und rühre mich nicht an!
Gib deine Hand, du schön und zart Gebild:
bin Freund und komme nicht zu strafen.
Sei guten Muts! ich bin nicht wild,
sollst sanft in meinen Armen schlafen !
Profondamente ispirato da "La Morte e la Fanciulla" di Ariel Dorfman e dal film omonimo di Roman Polanski
09:30 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (99) | Segnala | Tag: dittature, vendette, cinema, sudamerica | OKNOtizie |
Facebook


