lunedì, 19 maggio 2008

ABITUDINE ALLA SOFFERENZA

Chi ha inventato la clessidra dev'essere stato uno che odiava i suoi simili.
Oppure aveva provato lo sgranarsi dei giorni e l'accumulo del grigior sulle sue antiche preoccupazioni...magari un giorno di bonaccia lontano da casa, o una settimana di tempeste con l'ansia di uscire a pescare.
Il tempo scandito e il pensiero che si fa sempre più pessimista incardinandosi sulla razionalità: ho questo destino, sono io che sbaglio, forse il karma...
Anche nelle gioie o nei vari sabati del villaggio, la possibilità che possa esserci sempre la fregatura, e qualche volta questa c'è davvero o magari non si arriva nemmeno a gustarsi l'attimo.
Qualche volta c'è il callo nell'anima e ci si abitua a soffrire, a pensere a se stessi come un granello di sabbia all'interno di un percorso obbligato che dall'alto porta invarabilimente a sprofondare nel basso.
Oggi a Milano, si incontrano persone che, così allenate a mordere il freno, contengono la loro sorpresa, guardi sotto il loro braccio, c'è un giornale rosa, li riguardi in volto e vedi un mezzo sorriso pronto a sbocciare.
Qualche volta l'inaspettato ti sorprende, piacevolmente.
Contro le più scontate e pessimistiche previsioni, talvolta, si vince come si sperava.

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In parte ispirato a http://weller60.myblog.it/ un omaggio.
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Jona che visse nella balena di Roberto Faenza (1993)
Fitte tenebre
anche in mezzo al tunnel
qualche speranza

podcast
Vladimir Horowitz - Chopin-Fantaisie-Impromptu,Op.66

21:45 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in AMORE | Link permanente | Commenti (46) | Segnala | Tag: sport, speranze, destino | OKNOtizie |  Facebook

giovedì, 28 febbraio 2008

UGUALE

Si dice essere venduti per un pugno di lenticchie, ma io sono stato venduto per qualcosa di più.

Un quintale di grano era la vita per la famiglia per un anno o più, un anno della mia vita di bambino di nove anni...

Un pugno, uno dei tanti pugni ricevuti, da ferragosto scorso, quando sul Sagrato del Duomo di Castelpoto, hanno alzato le braccia se avevo abbastanza forza, hanno aperto la bocca per vedere se avevo i denti buoni, chè il mal di denti non uccide, meglio i dolori che ammazzano, ma indebolisce e rende pazzi.

 

Il freddo, i pochi stracci che mi coprono niente, la fame.

Ogni volta il padrone mio e delle pecore, mi menava, una bastonata una piccola mancanza, quando si arrivava ai cazzotti era perché s’era arrabbiato veramente.

Il contratto era che mi dava il pane e poi mi chiedeva brusco: “ Va bene così o è troppo ?”

A me non è mai sembrato troppo, le noci quando c’erano, le more, le cose che trovavo, qualche volta nei giorni di festa mi dava un paio di pomodori.

Sei uguale alle bestie mi diceva, ti si deve trattare col bastone, sennò ti scordi e le parole non hanno senso, ingrato peggio delle pecore; aveva bevuto e rideva forte i segni del bastone li ricordo, li ricorda la mia schiena.

L’inverno però era duro e più del padrone era peggio suo fratello, a sua volta padrone di metà della terra e del gregge e la cipolla era lì, era l’oro sotto il sole di dicembre, un calore promesso al mio stomaco, un’anima in aiuto alla mia disperazione.

E’ nello stipo prima dell’ovile, era nello stipo prima dell’entrata dell’ovile, due giorni di crampi, due giorni che pensavo solo a lei a quella cipolla; in fondo è solo una piccola cipolla, non se ne sarebbe neppure accorto, mi dicevo, non se ne accorgerà e mi durerà e mi scalderà.

L’ho presa, è un tesoro che prima ho tenuto vicino al petto, già mangiata in cuor mio, ma ho aspettato la sera.

La comunione del corpo di Cristo non poteva essere cibo più spirituale, quella cipolla era l’unica ragione d’essere, di vivere e di morire.

Il giorno dopo, il padrone è arrivato, ha guardato e ha cominicato a girare con un sorrisetto per i cespugli, puntandoli con il bastone.

Lo scrutavo da lontano e non capivo cosa cercasse, poi ho cominciato ad avere paura con un cieco timore, poi quando trovò quel che voleva, urlò e seppi cosa voleva .

Il diavolo, una furia mi investì i primi colpi col bastone con cui aveva frugato fra la mia merda, quella in cui aveva trovato le bucce di cipolla, la sua cipolla, come era suo tutto lì attorno.

Troppa la civiltà per usare il bastone, , i pugni, i pugni sulla testa,  quanti cazzotti, una processione di botte, il sangue mi usciva da ogni poro.

Quella notte decisi e fuggii, non avevo più padrone, non avevo famiglia, non avevo futuro, era il 1942. 

Il tempo è passato e tutto è finito, ma l’inciviltà in Italia ha dato frutti recenti e rigogliosi.

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E’ per quello che al Partito mi hanno detto, molti anni dopo a Benevento,  che veniamo chiamato Valani o Gualani, da “aequalis”;  non perchè siamo uguali alle bestie, ma perché venivamo venduti alla pari, un baratto come una cosa con un'altra cosa.

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Plebi sfruttate
la violenza dei sogni,
muoino i poveri.

podcast
Back in black-ACDC

00:35 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in STORIA EUROPA | Link permanente | Commenti (42) | Segnala | Tag: schiavitù, violenza, sopraffazioni, speranze | OKNOtizie |  Facebook

martedì, 04 dicembre 2007

SYNCHRONICITY

 

Non si trova l’albero di Natale !

Non c’è nella prima cantina non c’è nella seconda, restano la cantina dei suoceri e quella dei miei a Paperopoli, in ordine progressivo di improbabilità.

Ricontrollo dall’inizio, sposto valigie incellophanate, pezzi di un letto da bambino, ventilatori smontati, infilati dentro vasi di terracotta della precedente padrona di casa.

Poi la seconda, c’è il frigorifero, mi accompagnano Attila e Charlize, ritorniamo alla prima, non c’è, dove sarà.

Il timer spegne le luci, rimaniamo nel buio quasi totale:

Bimbi datemi la mano, non c’è da avere paura, datemi la mano, che vi faccio vedere come si esce…Ecco vedete, con calma, un corridoio, un altro, quella che intravedete è la porta delle scale, lì c'è la luce

Grazie, che bello, sei proprio un bravo papà

Entrambi esclamano eccitati, un’avventura che li ha fortificati, molto nella fiducia nel loro padre (vede al buio !).

"Adesso torniamo di sotto e se si spegne rifacciamo la stessa scena, ma adesso ancora
più tranquilli, avete esperienza."

Il tempo a nostra disposizione scade, "bravo papà", ma l’albero non si trova.

Vabbè, Attila sta a casa, convinco Charlize ed andiamo a Paperopoli, ispezioniamo la cantina.

Charlize è incuriosita dalle cantine, ha visto Ratatuille e sarebbe tentata di vedere un topolino.

Entriamo nel seminterrato, questa cantina è improbabile che nasconda topolini e purtroppo alberi di Natale.

Salgo a controllare il prossimo abbandono del sito da parte delle miei cugine, caldeggerò che venga affittata la casa dove sono cresciuto, girello con Charlize, accendo la Tv sposto cose.

Passa una mezz’oretta: “Dài usciamo”.

La bimba è già in ascensore, prendo le chiavi, suona il telefono di una casa ormai non mia:

Pronto sono Rosalba…ho visto le luci di casa, pensavo ci fossero i tuoi


Rosalba, mente meravigliosa, studentessa  modello, lavoratrice part-time per non pesare sulla famiglia, politicamente impegnata, infaticabile negli impegni, era giunta a Parigi per un congresso internazionale, l'eccitazione, tre giorni di  onnipotenza, era stato un flash della mente, si parlò di attacco di schizofrenia poco prima dell'ormai prossima laurea in Bocconi, un gioco  dell'oca la riportò al via, forse per una decina d'anni. Uno spreco da  domandare vendetta a Dio.

Ripresa faticosamente, ma quanto minata nelle fondamenta.
 

Poi la vita divisa, Milano difficile da seguire e lei che era già andata lontana.

Ecco che per caso telefona nel momento quando non sarebbe logico trovarmi e dove non dovrei essere, un senso meraviglioso di questa ricerca.

Ecco che preso per i capelli l'attimo, ella telefona nel momento quando non sarebbe logico trovarmi e dove non dovrei essere, donandomi un senso meraviglioso di questa ricerca.

Forse uno spirito degli alberi (di Natale) mi ha spinto a rimanere a  rinnovare il contatto.


Stava bene, sabato, Rosalba ed anche sua  sorella, ora, sta bene.

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PECHINO- VOLTEGGIO

Ah, poi l’albero l’ho trovato in extremis, domenica mattina, si era nascosto fra le piantane dei ventilatori, ma io non gliene voglio, ora è di fronte a me, tutto acchittato, mi strizza l'occhio complice.

 

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La piccola bottega  degli orrori di Frank Oz (USA 1986)
 
Nera l'anima
talvolta hanno le piante   
anche i dentisti
 
(dicono che hanno un'anima anche loro)

 

 


podcast
Con un titolo del post così  difficile scegliere un'altra musica.

00:45 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in VITA FANTASTICA | Link permanente | Commenti (51) | Segnala | Tag: inaspettato, speranze, ricerche, educazione | OKNOtizie |  Facebook