giovedì, 05 luglio 2007

TRADUZIONI

Tutto il Rajastan, questo ultimo strappo di maratona, l’ultimo giorno sulla Hindustan, con Chandra come autista, programma da Monte Abu ad Udaipur, nostra meta.

In mezzo vediamo tutto quel che possiamo, sicuramente i templi Jain di Ranakpur, favolosi, finissimi merletti di marmo…specie Chaumukha.
Di fortezze ne abbiamo viste tante, evitiamo Kumbhalgarth, tuttora la rimpiango e puntiamo su Nathdwara, a 48 km dalla meta finale, Udaipur ed il lago Pichola.

Il tempio di Sri Nathji è l’unica attrattiva, la guida è sibillina o laconica, sarà solo colore locale ?

E’ stato costruito nel XVIII secolo per albergare una pietra nera raffigurante il Dio Vishnu portata da Mathura nel 1699
per sottrarla alla follia distruttrice di Aurangzeb.
La pietra viene trattata dai custodi con la stessa cura che si penserebbe riservata ad un infante: la svegliano il mattino, la vestono, le danno da mangiare i cibi preparati apposta per lei, per lui per il Dio, per la sua immagine.
Il libro, il vangelo dei backpapers, recita che “il tempo è un importante luogo di pellegrinaggio ed è molto affollato dalle 16,30
alle 17 circa, quando Vishnu si sveglia dopo il pisolino pomeridiano…”
Porca miseria, tutta quella strada, quei ricordi da immagazzinare ed arriviamo prossimi, proprio nel momento descritto come di massimo ffollamento.
Oltre tutto il tempio dall’esterno non è niente di particolare, vabbè ci siamo arrivati e vediamolo.
Io e Costanza ci guardiamo, prendiamo il coraggio, recuperiamo le gambe martirizzate delle balestre e ci gettiamo per quest’ennesima sfida, consumiamo velocemente anche questa tappa.
I recinti si susseguono e per essere l’India non è così affollata, cercheremo di farci largo malgrado la folla, potremo sbirciare, avvicinarci ed al limite ci perderemo
qualcosa, qualche particolare della pietra, chessarammai.
I poliziotti sfidano il nostro scarso inglese, è un pareggio, anche loro lo parlano male, ci instradano ed alla fine ci separano, da una parte i maschi e dall’altra le femmine.
L’immagine del Dio, ma è più di un immagine…è viva.
Una stanza in pendenza a scaloni, la calca progressivamente aumenta, c'è aria di attesa.
Entrano i bramini ed intonano una nenia, la folla scatta in piedi e segue il canto ondeggiando, una "hola" sacra.
Aprono i battenti che celano la pietra nera, il Vishnu bambino, Costanza si volta a metà della scalinata, parte femminile, vedo solo mezzo sorriso, il suo occhio sa dove sono.
A distanza siamo in cima al mare in tempesta, tendiamo le braccia adoranti anche noi, siamo parte di quell'universo.
Non avrebbe avuto senso essere in quel luogo in un'ora diversa dalle 16,30, evitare l'assembramento sarebbe stato controproducente, quel luogo era la folla.

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Film e libro di riferimento:
Il destino del nome (The Namesake).
Il nome è Gogol,
l'esistenza è transitoria
sapere antico.
Durata:    L'attimo fuggente di un incidente ferroviario, l'eternità del divenire  , la vanità dei piccoli successi, passeggeri nel fluire del tempo.
Giudizio:  Il sole e la luna sempre gli stessi in tutta la terra, il percorso di mezzo è paradigma, l'universale si specchia nell'indiviuo e lo trascende. Didattico. 
Lo spettatore esigente: A me Mira Nair non piace particolarmente, ha eccessivi estetismi ,  ma la storia è robusta, regge ed ha gambe da record.

Il lettore esigente: L'autrice Jhumpa Lahiri, fu vincitrice del premio Pulitzer per il libro  " L’interprete dei malanni "  (Interpreter Of Maladies) ;  il film  è tratto il film  dal suo romanzo d'esordio,  "L'omonimo" , mica una che scherza... 

16:00 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (82) | Segnala | Tag: asia, riflessioni, sentimenti, letteratura | OKNOtizie |  Facebook

martedì, 26 giugno 2007

PERCEZIONE VISIVA

Attila è mio figlio (è un nome d'arte, secondo alcuni -come nickname- è meglio Damien), ha sette anni.

Per molto tempo non si è mosso, poi una sera ha preso a gattonare, velocissimo, poi, a lungo, nessuna voglia di proseguire con la stazione eretta; non avevamo fretta, la natura avrebbe trovato una soluzione.

La Pasqua in montagna, Borno, quindici mesi e non si staccava dagli appoggi: l'oste decise che doveva insegnargli, Lui, a camminare.

Attila si staccò dal tavolo, nella sala del ristorante e pensammo che era stato fatto un altro piccolo passo.

Sbagliavamo come spesso accade ai genitori...

Da quel momento, infatti, l'attività motoria del Nostro cominiciò ad accelerare con progressione geometrica.

Era pomeriggio e si poneva il problema pratico di salire gli scalini, la sera correva, in discesa.

Da allora Attila, quando non sa cosa fare, corre.

Le sue capacità ginnico dinamiche sfuggono alla media capacità d'inseguimento, fatte di improvvise accelerazioni e repentini cambi di direzione, tanto che è possibile assimilare l'individuazione del soggetto alla visione con luci stroboscopiche.

Attila compare e scompare, un pò come Flash (il bimbo) ne "Gli Incredibili" .

Anzi più spesso scompare, tanto che oltre alla velocità degli spostamenti è sviluppata anche la capacità di orientarsi (che usa per ritrovarsi lui, mica per farsi trovare).

Inutile dire che l'abbiamo perso, spesso.

Ho affinato, nel corso degli anni, le tecniche del cacciatore primitivo, lo bracco senz'ansia, lo seguo senza mai farmelo sfuggire, non penso ad arrivare prima in un punto di fuga, ma a seguire il percorso, comprendendo le potenziali variabili e pensando ai luoghi di intercetto.

Un movimento, la sinusoide compiuta dalla testa ad ogni passo, una macchia di colore, in rapido transito, possono, in alcuna aree del mio cervello, grazie alla rielaborazione delle immagini visive, produrre la sensazione, fondata, di aver ritrovato l'oggetto del mio amore.

Non ho visto mio figlio, ma una parte vagamente riconducibile a lui.

Probabilmente l'elettrone è quanto di più simile alla comparsa e ricomparsa del mio erede, può essere ovunque, secondo una determinata orbita, ma mai vicino al nucleo. Io sono il nucleo di questa ricostruzione atomica.

L'altro sistema di ricerca sono dodici piccole progressive torsioni della testa e del corpo, a gruppi di tre.

Con questo scandaglio visivo si esplorano i 360° del mondo circostante e se queste non possono garantire l'assoluta precisione della verifica, aumenta sicuramente la possibilità di incocciare un attraversamento fra il settore e l'altro, la, già citata, macchia di colore oblunga per effetto della persistenza cinetica che formandosi sulla retina, lascia traccia di un passaggio rapido relativo ad un corpo carnoso a me geneticamente rapportabile.

Ad esempio, adesso sono due giri completi del busto e non lo trovo, dovrò prendere una direzione, devo seguirlo da qualche parte in questo cavolo di giardino, ma come ha fatto, ma dove mai potrà essere finito.

Ah, ecco perchè non lo vedevo...si è fermato, da un po'.

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PECHINO-MANIFESTO PER UNO SPETTACOLO TEATRALE

Film di ispirazione:    Il Cacciatore di Michael Cimino (1978)

18:21 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in FAMIGLIA | Link permanente | Commenti (76) | Segnala | Tag: sentimenti, cinema, ansie | OKNOtizie |  Facebook

giovedì, 21 giugno 2007

PESCA MIRACOLOSA

Credi di essere il più forte fra noi, tu ?
Sei muscoloso e pesante, certo non sarà facile fermare la tua corsa, la tua volontà che diventa atto.
Un fianco è coperto, certo ma nell'azione come senti di poterti comportare ?
E mi fai vedere lo scudo, sei protetto e la tua testa corazzata lascia intravdere il fiero cipiglio.

E tanta agilità non è debolezza ? Qualche volta sembra che tu stia su un piedistallo, un ponte, un grillo salterino ecco quel che sei, stendi la tua rete e vorresti catturarmi e magari fiocinarmi, mi domando perchè siamo così legati, indissolubilmente e più ci inseguiamo e più cerchiamo di rimanere avvinti, un duello, un duello feroce e mortale.

Sei come un pesce, spostamenti in linea retta, lento, il tuo destino è segnato, piccoli i tuoi movimenti d'attacco, sciocco, nascosto eppure inutilmente vanesio, credi di essere uno scoglio contro cui si infrangano i miei colpi diretti, per poi vincere quando mi colpirà, prima di te, la stanchezza. Sei un pesce, hai il pesce sulla testa, ragioni con quello... e come tale verrai preso e fiocinato.

Cosa credi di essere un vero combattente ? Questi sono attrezzi da pescatore ! Non hai una corazza, non hai uno scudo...hai questo punte da tritone e le mossette circolari sono solo quelle della rete che vorresti gettare per confondermi e prendermi prigioniero, ma non ci sto, è tutta una manovra di niente, proverai di quanta durezza sono capace, proverai quanto può essere tagliente la mia lama.

Cominciamo ti schiaccio e ti distruggo.
Forza che ti avvinco e ti infilzo.

CONTINUA IL DUELLO



MIRMILLONE e REZIARIO

Film consigliato per queste riflessioni "Atame" (Legami) di Pedro Almodovar

Libro: Storia dell'assedio di Lisbona di Josè Saramago

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18:05 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in AMORE | Link permanente | Commenti (55) | Segnala | Tag: conflitti, sentimenti, confronti | OKNOtizie |  Facebook