venerdì, 09 novembre 2007

VOGLIO

Pertugi, orifizi, buchi, umori.
Parole inadeguate, i giochi della mente verso la perversione masturbatoria, il fioretto dell'aggraziato non rendono la fisicità, mentre l'espressione "buchi" rimanda ad una passività di cui non so cosa fare, ti voglio.
Ti voglio sveglia e partecipativa.
Voglio dimenticarmi di me, cercare a fondo la tua anima e scoprire che l'hai persa uscita a furia di spinte e pulsazioni e pressioni, certo uscita non da dove mi afferri e ti prendo.
Dall'astrazione agli astri, dalla gravitazione al magnetismo, all'asta, il cardine io e tu la porta che gira sul perno.
E' l'animale che mi interessa, possederti, chiavarti, fondermi e sciogliermi nella più pura fisicità, testare a fondo (e non sappiamo nemmeno quanto) l'infinita penetrabilità dei corpi; il pneuma e grazie allo stantuffo la pneumatica del movimento.
Dal solido al liquido ed il prossimo passaggio certo non è la sublimazione, ma di nuovo carne e sangue, la materie e la natura prima di ogni possibile rinascita; concentrando l'essere alla base del sentire, nella radice della essenza materiale e l'amplesso, mentre unisce le nostre esistenze, sciolga i laccioli dell'abbrutimento di secoli di civiltà e di tristi astrazioni.
Ritroviamoci su un piano, anche inclinato, un materasso, una spiagga o una tartaruga e viviamo. 


 
Il surfer australiano Julian Wilson in azione a Miyazaki, in Giappone, mentre tenta di eseguire il "Quiksilver Julian Wilson Sushi Roll" (Ap)
Miyazaki,Giappone, mentre tenta di eseguire il "Quiksilver Julian Wilson Sushi Roll" (Ap)

UN'ALTRA GIOVINEZZA 
di Francis Ford Coppola (2007)
Cade la neve,
spazi fra essere e tempo,
fine ed inizi.
Locandina Un'altra giovinezza
Durata: Il tempo scorre come un fiume, ma nell'individuo si possono saltare le cascate buttandosi all'indietro.
Giudizio: E' un vissuto di sofferenza e di interrogazione ed essendo il regista tendente al barocco e senza l'incubo d'arrivare a fine mese, forse un po' troppo arzigogolato. Ma se la ricerca ti vibra dentro, allora ci sono dei tuffi nel cuore.
Lo spettatore anche lettore: Uno dei personaggi è Giuseppe Tucci ! Il maestro e l'artefice della fortuna di Fosco Maraini

podcast
Si puer cum puellula

15:30 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in AMORE | Link permanente | Commenti (94) | Segnala | Tag: romania, cinema, eros | OKNOtizie |  Facebook

martedì, 26 giugno 2007

PERCEZIONE VISIVA

Attila è mio figlio (è un nome d'arte, secondo alcuni -come nickname- è meglio Damien), ha sette anni.

Per molto tempo non si è mosso, poi una sera ha preso a gattonare, velocissimo, poi, a lungo, nessuna voglia di proseguire con la stazione eretta; non avevamo fretta, la natura avrebbe trovato una soluzione.

La Pasqua in montagna, Borno, quindici mesi e non si staccava dagli appoggi: l'oste decise che doveva insegnargli, Lui, a camminare.

Attila si staccò dal tavolo, nella sala del ristorante e pensammo che era stato fatto un altro piccolo passo.

Sbagliavamo come spesso accade ai genitori...

Da quel momento, infatti, l'attività motoria del Nostro cominiciò ad accelerare con progressione geometrica.

Era pomeriggio e si poneva il problema pratico di salire gli scalini, la sera correva, in discesa.

Da allora Attila, quando non sa cosa fare, corre.

Le sue capacità ginnico dinamiche sfuggono alla media capacità d'inseguimento, fatte di improvvise accelerazioni e repentini cambi di direzione, tanto che è possibile assimilare l'individuazione del soggetto alla visione con luci stroboscopiche.

Attila compare e scompare, un pò come Flash (il bimbo) ne "Gli Incredibili" .

Anzi più spesso scompare, tanto che oltre alla velocità degli spostamenti è sviluppata anche la capacità di orientarsi (che usa per ritrovarsi lui, mica per farsi trovare).

Inutile dire che l'abbiamo perso, spesso.

Ho affinato, nel corso degli anni, le tecniche del cacciatore primitivo, lo bracco senz'ansia, lo seguo senza mai farmelo sfuggire, non penso ad arrivare prima in un punto di fuga, ma a seguire il percorso, comprendendo le potenziali variabili e pensando ai luoghi di intercetto.

Un movimento, la sinusoide compiuta dalla testa ad ogni passo, una macchia di colore, in rapido transito, possono, in alcuna aree del mio cervello, grazie alla rielaborazione delle immagini visive, produrre la sensazione, fondata, di aver ritrovato l'oggetto del mio amore.

Non ho visto mio figlio, ma una parte vagamente riconducibile a lui.

Probabilmente l'elettrone è quanto di più simile alla comparsa e ricomparsa del mio erede, può essere ovunque, secondo una determinata orbita, ma mai vicino al nucleo. Io sono il nucleo di questa ricostruzione atomica.

L'altro sistema di ricerca sono dodici piccole progressive torsioni della testa e del corpo, a gruppi di tre.

Con questo scandaglio visivo si esplorano i 360° del mondo circostante e se queste non possono garantire l'assoluta precisione della verifica, aumenta sicuramente la possibilità di incocciare un attraversamento fra il settore e l'altro, la, già citata, macchia di colore oblunga per effetto della persistenza cinetica che formandosi sulla retina, lascia traccia di un passaggio rapido relativo ad un corpo carnoso a me geneticamente rapportabile.

Ad esempio, adesso sono due giri completi del busto e non lo trovo, dovrò prendere una direzione, devo seguirlo da qualche parte in questo cavolo di giardino, ma come ha fatto, ma dove mai potrà essere finito.

Ah, ecco perchè non lo vedevo...si è fermato, da un po'.

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PECHINO-MANIFESTO PER UNO SPETTACOLO TEATRALE

Film di ispirazione:    Il Cacciatore di Michael Cimino (1978)

18:21 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in FAMIGLIA | Link permanente | Commenti (76) | Segnala | Tag: sentimenti, cinema, ansie | OKNOtizie |  Facebook

giovedì, 03 maggio 2007

CONTARE

Volevi darmi una lezione, dicevi che dovevo imparare come si sta al mondo, che le troie come me dovevano stare al loro posto e pensare a fare una sola cosa.


E poi studiavamo lingue e per cosa ? Per fare le troie in giro per il mondo ? L'inglese, inglese, la lingua dei ladri e dei finocchi e non della nostra nazione, di cui andare fieri a testa alta.  


Ore ed ore a sentirti parlare e sperare che durasse ancora quello stupido sproloquio, perché quando non parlavi grugnivi o se non riuscivi ad essere abbastanza maschio mi umiliavi e imponevi il rispetto con l'elettricità e l'acqua.


One, two, buckle my shoe


Sono lacci da scarpe, quelli che ti stringono al collo, ti hanno tagliato ? Un ricordo un segno del mio sentimento...


Mentre i piedi sono nudi...il pestello per la farina di manioca ha fatto un buon lavoro se c'è la volontà si riesce a trarre da ogni attrezzo il meglio. Il primo calcio nei coglioni non si scorda mai, forse più del secondo, lo si sente nell'anima.


Three, four, open the door


Obbedire al maschio perché siamo stupide e non capiamo un cazzo, e fare figli, ma nemmeno ero buona a fare quello, perché noi stronze intellettuali comuniste non eravamo nemmeno degne di portare il nome di madre, come quella santa donna di tua madre. Quando hai aperto per sbaglio la porta non ti aspettavi, per la verità non mi hai riconosciuta, certo sceso dal piedistallo alla stessa altezza prima, poi per terra prima che ti legassi alla sedia la prospettiva pare diversa e sono io che adesso ti sputo sulla testa.


Sentivo il tuo alito di sigarette e di pastiglie al mentolo quand'ero a tua disposizione.

Five, six, pick up sticks


Eravamo un gruppo organizzato, ma bisognava avere i coglioni e di tutti solo tu ce li avevi e bastavi tu a darci una passata a tutti ad insegnarci qualcosa. Devo toglierti quei pezzi di legno da sotto le unghie ? Le tue mani non avevano pietà mentre t'imploravo né le preghiere quando erano giunte e mi svegliavi per ricominciare, né quando erano legate e gli spasmi le contraevano.

Seven eight, lay them straight

Mi supplichi di lasciarti andare che non sei tu, che non sei davvero colpevole...che quando ti metto in bilico con la sedia e lascio che sbatti violentemente la faccia per terra, l'impotenza di allarga lo sfintere.

Ora il tuo caschè è contro le regole della danza, chissà forse contro natura, secondio me ti piace intimamente così...


Siamo avvinghiati guancia a guancia, ma tiro io le corde del nodo, odoro il tuo respiro, sai di paura.

Puzzi, puzzi come quella carogna che eri e che sei....

Nine, ten, do it again!


Veramente io avevo studiato Nine, ten a big fat hen, ma chissenefrega della grossa e grassa gallina, tanto sei svenuto e posso ricominciare da capo, basta la rima.


 


Franz Schubert: Der Tod und das Maedchen (La morte e la fanciulla)


Vorüber, ach vorüber!


Geh wilder Knochenmann!


Ich bin noch jung, geh' Lieber!


Und rühre mich nicht an,


und rühre mich nicht an!


Gib deine Hand, du schön und zart Gebild:

bin Freund und komme nicht zu strafen.

Sei guten Muts! ich bin nicht wild,

sollst sanft in meinen Armen schlafen !

 Profondamente ispirato da "La Morte e la Fanciulla" di Ariel Dorfman e dal film omonimo di Roman Polanski 

09:30 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (99) | Segnala | Tag: dittature, vendette, cinema, sudamerica | OKNOtizie |  Facebook