mercoledì, 12 settembre 2007
La parte sbagliata
Per la parte dei massacri e della sofferenza coloniale la parte giusta dell'Oceano, negli ultimi secoli, era stata quell'altra.
Non che si viva bene adesso e che ci siano pari opportunità di finire in una cella massacrato dai manganelli o di esprimere la propria idea di libertà da dove arrivano musicisti che fanno ballare il mondo...ma le immagini sono altre, vi sono dei suoni, dei colori.
Lì era il momento della missione dell'uomo bianco e sulle pelli dei selvaggi si scriveva col rosso la Storia.
Era un momento di grandi progetti e di grandi sbagli, si costruiva e si manteneva un impero, da terra di morti di fame conquistati e di pescatori avevamo scoperto di essere navigatori e.....ma quella è una storia del passato e la pietra più preziosa di quello slancio ci ha abbandonato da tempo immemorabile.
Adesso le ragioni di una decadenza morale ci ha spinto ad una guerra cialtrona senza alcuna prospettiva, lo schifo del nostro arteriosclerosi mostra le macchie d'anzianità della nostra decrepita volontà di potenza, ultimi latifondisti cattivi, mentre il resto del mondo si volge ad un colonialismo di maggior momento anche se forse più cinico.
Ogni muretto sbrecciato, ogni campo secco, bruciato nella difesa di un regno di degrado contro ogni senso di vita, eppure l'azione senza alcuna fede e senza la speranza di un futuro permette l'astratto slancio del maggiore coraggio. Sparito un milione e mezzo di persone, un passaggio sugli artigli, per trattenere la sabbia del tempo, dalla parte sbagliata dell'Oceano, nel tempo sbagliato, senza la speranza di fede o di vittoria.
Rispondere colpo su colpo, qui a Porto Amboin od ancora peggio all'interno, restituire risparmiando sulle munizioni, con braccia staccate e nutrire con la gioventù di generazioni il massacro...ed un abbraccio poco convinto è contaminazione del nostro male do vivere, con l'avvenire ormai spento a questa gente nata col sole della speranza negli occhi, a rendergli un'alba ammalata.


Suggestioni cartacee
Antonio Lobo Antunes: In culo al mondo. Einaudi, Torino, 1996

Mission è un film prodotto nel 1986 e diretto da Roland Joffé.
(La) civiltà è sempre un bene
Prendi la spada...
19:45 Scritto da: akamotasan (Webmaster) | Link permanente | Commenti (66) | Segnala | Tag: africa, nessuna notizia | OKNOtizie |
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mercoledì, 23 maggio 2007
OH, ALELE OH, ALELECIKKETONGA...
In quegli anni molti frequentavano gli oratori, erano pieni e c’era spesso il calciobalilla.
I nostri padri avevano vissuto da bimbi la guerra ( i più fortunati- gli altri più grandi e l’avevano magari fatta davvero) e ne portavano un ricordo doloroso, anche se sfumato.
L’Italia ce l’aveva fatta e progrediva, l’industria funzionava e la tutela dei lavoratori cresceva.
Anche le Chiese erano scese nel sociale e le messe non furono più biascicate in latino, anzi il rinnovamento era collegarsi alle missioni con le foto, con l’attività di supporto.
Anche l’Africa ce l’avrebbe fatta, il problema della fame, come da noi sarebbe stato sconfitto.
Gente andava tornava, portava nel cuore quei sorrisi semplici di gratitudine, di popolazioni sconfitte dalla storia e dalla cupidigia, ma capaci di risollevarsi.
Si diffuse una canzone semplice e trascinante.
Non si costringeva nessuno a convertirsi, prima dovevano ritrovare la salute, la vita, perché Dio è amore.
Si manifestava contro il Sudafrica, tutti sapevano che anche le nostre aziende facevano buoni affari con il paese, ma era veramente un regime “un-polite”, in
Mozambico vendevamo le mine antiuomo, tante, tutto il mondo sub-sahariano era scosso da singulti che potevano presagire un salto.
E cantavamo fiduciosi, le migliori forze d’Occidente ce l’avrebbero fatta, unite perché no le democrazie e la parte migliore della Chiesa.
Poi c’era il Comunismo da sconfiggere e l’Asia enormemente e più disciplinatamente da sedurre, da produrre, da trasformare in mercato.
E le Missioni sono rimaste lì, come nell’ottocento, gocce nel mare, meglio di niente, nessun respiro collettivo, qualche assalto alle piattaforme petrolifere, poco interesse per le loro ragioni, un tratto a depennare un luogo di potenziali vacanze, si sentono ancora le canzoni, mentre generazioni amatissime sono state cancellate dall’emigrazione, dall’aids e dalla fame.
Un sorriso bianco di sconfitta speranza e l’oblio di tante illusioni.
![]() Sudan, regione del Darfur. Maggio/Giugno 2005 © Marco Vacca 2005 Darfur, Campo profughi di Kalma, alla periferia di Nyala, capoluogo della regione del Sud Darfur |
| L'Africa Subsahariana è pressochè scomparsa dalle cronache... persino le immagini proposte dai quotidiani scarseggiano ed occorre cercarle apposta, niente colore, nessun interesse, qualche denuncia di maniera, The Interpreter, The Perfect Gardner, Blood Diamond...il silenzio della quotidianità e la gente muore, muore davvero. |
17:05 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in AFRICA | Link permanente | Commenti (61) | Segnala | Tag: africa, religioni, societa' | OKNOtizie |
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venerdì, 27 aprile 2007
Idillio proiettivo arcadico
Idillio proiettivo arcadico
La giornata ormai alla fine.
I pastori
tornano al loro piccolo villaggio, insetti di leggera fluorescenza irradiano nella notte eccentriche luminosità, alternative ai poveri focolai che costituiscono il fiero e misero rifugio di tutte le loro vite; la luna si sostituisce morbidamente al sole nell'illuminare la strada..
Famiglie solide, la conoscenza di tutti e poter contare anche perché saldati da legami di parentela sui propri vicini, di volta in volta, amici, compagni in guerra...persone di cui fidarsi in eterno, un nucleo unito e laborioso.
La semplice vita nei campi, talvolta la poesia della caccia ed il contatto con la madre terra, legata a filo indissolubile da reciproco rispetto.
La società di natura, non più solo
animalità e senza i guasti delle civilizzazioni e delle storture successive.
Tutto secondo giustizia per i bisogni fra il socialismo utopico e l'aristocrazia nel suo senso più vero e puro.
Le donne, lo
sguardo illuminato della riconoscenza per il cibo portato ed il rispetto alle loro attività di riproduzione e produzione, colonne più degli stessi steccati o mura di fango che segnano questi paesi pieni di felicità primarie.
E' l'idea che abbiamo della natura che esce fuori ad ogni picnic, ad ogni salto all'agriturismo ed al momento di prenotare viaggi lontani, un po' georgica, un po' bucolica, ma soprattutto mai esisista.
La realtà della natura e crudele ed i villaggi non si espandono in città fin quando c'è una bassa età media, causata soprattutto da un'alta mortalità infantile. Altro che età dell' oro....ci raccontiamo delle favole.
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| LEGGEREZZA DELL'ESSERE Alcuni «pupazzi» a forma di esseri umani realizzati con materiali ultra leggeri galleggiano nell'aria. Una creazione dell'artista Yasuhiro Suzuki per la mostra "Senseware", a Tokyo (Afp) |
16:10 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Viaggi | Link permanente | Commenti (65) | Segnala | Tag: ricordi, africa, politica, proiezioni | OKNOtizie |
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