lunedì, 08 febbraio 2010

SEMIDEI

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Spesso a un libro si chiede d’essere verosimile più che vero.
Vi sono poi libri di ricerca storica e biografie. I protagonisti hanno vissuto o vivono una realtà da noi condivisa, ma più spesso l’argomento è quello che sarebbe potuto accadere o potrebbe avvenire, tanto può essere paradigmatica l’immaginazione.
Certe volte nel precipitato della fantasia si incuneano funzionalmente personaggi storici che aprono universi nel precorso di fruizione dell’opera e il piacere, almeno il mio, si amplifica progressivamente.
Questo è il caso di Memoriale di un convento di Saramago, quando dopo aver seguito le peripezie di Sette Soli e Blimunda compare Domenico Scarlatti ed è splendido affascinarsi ad una storia parallela.
Anche in “Un’altra giovinezza” di F.F.Coppola ho incontrato qualcuno importante per la dinamica degli eventi: Giuseppe Tucci.
In quest’occidente in decadenza è forte la fascinazione dei perdenti, splendidi nella loro pervicacia, fantastici nel perseguire la loro stessa rovina o semplicemente nel posto giusto al momento giusto per giocare il ruolo dello sconfitto.
Talvolta due negatività polarizzano l’universo e il risultato è sorprendente.
Accade così in "Soldati di Salamina" di Javier Cercas, ricerca relativa a un evento minore del Franchismo, una scelta trasversale di ricerca narrativa, un giornalista per necessità poco convinto di portare avanti il mestiere di scrittore cominci a modellare sulla ruota del vasaio una ricostruzione con pochi elementi e pochissimi documenti di un passato parzialmente rimosso.
Il giornalista è arrivato a un punto morto, anche il protagonista, uno dei fondatori della Falange in Spagna ha creato, ha vissuto e poi si è progressivamente ritirato dopo la vittoria.del Franchsmo, è diventato anche ministro per un breve periodo.
La svolta avviene perché l’autore riprende a lavorare per il giornale e viene mandato a intervistare delle celebrità che vivono in Catalogna pur non essendo catalani.
E qui incontra Roberto Bolano, scrittore cileno, che ha fatto mille lavori, compreso il Guardiano Notturno del Camping Estrella….incontrare un vecchio amico mi avrebbe fatto meno impressione.
Il riferimento a un altro scrittore a un altro di cui ho acquistato i libri senza che vi fosse connessione è, per me, un abbraccio, una realtà parallela e rassicurante...
Si ricerca se stessi, si ricerca qualcos’altro dietro un cambio di prospettiva.
Il personaggio, la persona nata nella letteratura, questo scrittore realmente esistito (defunto anzitempo) è stato la spinta propulsiva di qualcos’altro, del ritrovare un Miliziano della Repubblica Spagnola, un sopravvissuto entrato nella Storia con la S maiuscola, un tassello di un passato da studiare nei libri, eppure vivo e pronto a conversare.
Ma di tutto quel che mi colpisce è questa presenza nelle narrazioni, di persone e personaggi piovuti nella narrazione da altri luoghi, non proprio degli Dei, ma dei semi-dei scesi dalla macchina a spingere e dipanare la trama.
E l’emozione mi stringe quasi come se potessero aiutare con la loro fallibilità la mia stessa esistenza.

22:20 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in STORIA EUROPA | Link permanente | Commenti (16) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

mercoledì, 24 dicembre 2008

Griazowietz-*1941

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Victor: "Lucjan, tanto parlare di storia di architettura e non riesci a piegare meglio quel pezzo di lamiera ?"
 
Lucjan: "Parli bene tu, Victor sei giovane e chissà il freddo che hai preso sul Tatra, te la andavi a cercare proprio, io l'architettura la vivevo con tanto di stufa, calda, un sogno".
 
Victor: "Kamil, non ridere come un cretino ! Sei proprio un grasso prete...è inutile che ci parli di migrazioni di popoli se poi non riesci a fare due passi nella neve senza lamentarti e poi va bene che ammiri i puri suoni di Mallarmé, ma stasera potresti articolare qualcosa di più intelleggibile del tuo borbottio, va bene fa freddo...ma siamo in un gruppo eletto !"
 
Joseph: "David....dopo la tua conferenza...sentirti dire che bruceresti anche la Bibbia di Gutemberg per un grado in più in questo campo, capisco ma mi indigno, al limite se volete Lucjan potrebbe raccontarci del Venezuela e della vegetazione tropicale.
 
In questa notte di Natale penso all'opera di quell'uomo dalla salute così fragile, un monumento enorme dove passo passo è descritta la volontà di conoscere e comprendere gli stati d’animo più disparati, una capacità di scoprire nell’uomo più vile i gesti nobili al limite del sublime, e negli esseri più puri le reazioni più meschine.
La sua opera agisce su di noi come la vita filtrata e illuminata da una coscienza la cui precisione è infinitamente più grande della nostra, tutto è transitorio e lo splendore del singolo come di intere civiltà nasconde in sè l'origine della sua decadenza.
 
Inutile non rievocare quanto tutti noi, nella nostra condizione originaria, abbiamo bevuto fino in fondo i calici del piacere, ma quanto nel rivolgimento delle situazioni come non pensare all'effimero gusto di cenere che sapevamo ci avrebbe prima o poi aspettato ?
 
Questo purtroppo per noi è accaduto prima del previsto, prima che ritrovassimo un tempo naturale di decadenza, però l'opera di Marcel è lì e qui dentro l'ex Convento della Grazia, abbiamo ricevuto la Grazia di capire, lì dentro quel monumento, ci possiamo specchiare.a

Q: Havel havalim.


*1941 - Campo per Ufficiali polacchi prigionieri di guerra-Polonia-Ucraina occidentale. 
 
                                               
podcast
Fine Young Cannibals: Johnny came home

Liberamente ispirato a Joseph Czapski: La morte indifferente-Proust nel gulag. ed. L'ancora. Napoli.

01:10 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in STORIA EUROPA | Link permanente | Commenti (14) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

giovedì, 28 febbraio 2008

UGUALE

Si dice essere venduti per un pugno di lenticchie, ma io sono stato venduto per qualcosa di più.

Un quintale di grano era la vita per la famiglia per un anno o più, un anno della mia vita di bambino di nove anni...

Un pugno, uno dei tanti pugni ricevuti, da ferragosto scorso, quando sul Sagrato del Duomo di Castelpoto, hanno alzato le braccia se avevo abbastanza forza, hanno aperto la bocca per vedere se avevo i denti buoni, chè il mal di denti non uccide, meglio i dolori che ammazzano, ma indebolisce e rende pazzi.

 

Il freddo, i pochi stracci che mi coprono niente, la fame.

Ogni volta il padrone mio e delle pecore, mi menava, una bastonata una piccola mancanza, quando si arrivava ai cazzotti era perché s’era arrabbiato veramente.

Il contratto era che mi dava il pane e poi mi chiedeva brusco: “ Va bene così o è troppo ?”

A me non è mai sembrato troppo, le noci quando c’erano, le more, le cose che trovavo, qualche volta nei giorni di festa mi dava un paio di pomodori.

Sei uguale alle bestie mi diceva, ti si deve trattare col bastone, sennò ti scordi e le parole non hanno senso, ingrato peggio delle pecore; aveva bevuto e rideva forte i segni del bastone li ricordo, li ricorda la mia schiena.

L’inverno però era duro e più del padrone era peggio suo fratello, a sua volta padrone di metà della terra e del gregge e la cipolla era lì, era l’oro sotto il sole di dicembre, un calore promesso al mio stomaco, un’anima in aiuto alla mia disperazione.

E’ nello stipo prima dell’ovile, era nello stipo prima dell’entrata dell’ovile, due giorni di crampi, due giorni che pensavo solo a lei a quella cipolla; in fondo è solo una piccola cipolla, non se ne sarebbe neppure accorto, mi dicevo, non se ne accorgerà e mi durerà e mi scalderà.

L’ho presa, è un tesoro che prima ho tenuto vicino al petto, già mangiata in cuor mio, ma ho aspettato la sera.

La comunione del corpo di Cristo non poteva essere cibo più spirituale, quella cipolla era l’unica ragione d’essere, di vivere e di morire.

Il giorno dopo, il padrone è arrivato, ha guardato e ha cominicato a girare con un sorrisetto per i cespugli, puntandoli con il bastone.

Lo scrutavo da lontano e non capivo cosa cercasse, poi ho cominciato ad avere paura con un cieco timore, poi quando trovò quel che voleva, urlò e seppi cosa voleva .

Il diavolo, una furia mi investì i primi colpi col bastone con cui aveva frugato fra la mia merda, quella in cui aveva trovato le bucce di cipolla, la sua cipolla, come era suo tutto lì attorno.

Troppa la civiltà per usare il bastone, , i pugni, i pugni sulla testa,  quanti cazzotti, una processione di botte, il sangue mi usciva da ogni poro.

Quella notte decisi e fuggii, non avevo più padrone, non avevo famiglia, non avevo futuro, era il 1942. 

Il tempo è passato e tutto è finito, ma l’inciviltà in Italia ha dato frutti recenti e rigogliosi.

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E’ per quello che al Partito mi hanno detto, molti anni dopo a Benevento,  che veniamo chiamato Valani o Gualani, da “aequalis”;  non perchè siamo uguali alle bestie, ma perché venivamo venduti alla pari, un baratto come una cosa con un'altra cosa.

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Plebi sfruttate
la violenza dei sogni,
muoino i poveri.

podcast
Back in black-ACDC

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martedì, 20 novembre 2007

BOHEME

 

Prima è arrivata la nuvola di fumo, poi il nero del velluto dell’abito, improbabile - ha raccontato che l’ha portato sua madre da Zagabria, quando è fuggita -poi i guanti dello stesso velluto, ricamati a piccoli fiori, lunghi fino a metà delle braccia e fra la manica, corta e l’orlo del guanto, una striscia bianca, di un lucore danzante è la sua pelle, tuffo gli occhi negli spazi che si scoprono, sperando in qualche apertura, qualche curva in più di quel fantasma di carne.

Dora è entrata nella brasserie,, una tigre, la sua vita da boheme l’ha temprata nel vizio - in molti vizi, raccontano- quando stava con i Surrealisti, che matti !

Il suo sguardo da strega, pazza, può umiliare od esaltare qualsiasi uomo, maschio degno di questo nome.

Me l’aveva presentata Paul quando sperava di convertirla al Comunismo o forse come tutti di portarsela a letto, a pensarci bene, è un uomo onesto, credo, quindi, entrambe le cose.

Dora non è nemmeno più tanto giovane, ma il fascino decadente non ha minato la tonicità del fisico slavo e la soda compattezza della carne francese.

Chi cerca ? Starà puntando qualche preda ?  Guarda ovunque senza, apparentemente, vedere nulla, tre passi, si ferma, un tiro di sigaretta, lentissimo, altri tre passi butta fuori il fumo, riperende arriva al tavolo vicino al bancone.

Ha appoggiato, dopo un altro tiro, la sigaretta, poi si è tolta i guanti, il bagliore improvviso di tutta quella bianca carne mi ha offuscato per un attimo la vista; quando poi ho rimesso a fuoco con la destra brandiva un coltello, si è appoggiata pesantemente al tavolino con la mano sinistra, il palmo aperto al centro si è girata verso di me ed ha sorriso.

Andava piano quando ha cominciato a piantare la lama nel coltello fra le dita, poi, lo sguardo perso nel vuoto, ha  aumentato la velocità, sempre più in fretta, incurante dei primi piccoli tagli, il sangue ha cominciato a scorrere, volevo fermarla, ma  ero ipnotizzato, continuava invasata dalla stessa ripetizione dei gesti.

Il sangue lo sentivo dolciastro nelle narici, una danza di morte ed il respiro di tutti era sospeso ad ogni guizzo in alto del coltello, ogni colpo violento tremava il parquet e i bicchieri dei tavoli vicini tintinnavano, avevo un’erezione enorme.

Poi, come era cominciato, finì, sorrise, con un modo forse un po’birichino, mi alzai e fendetti lo spazio che mi separava da Lei.

Il mio desiderio non era diminuito, dovevo fare qualcosa; presi dalla tasca di un altro cliente, la sua pochette immacolata e tamponai tutte le gocce di sangue schizzate sul suo viso, era scossa, una bimba impaurita dal suo stesso coraggio. Guardando quel fazzoletto mi vennero in mente le fragole con la panna e la voglia investì anche il gusto, l’ultima goccia rimasta sulla palpebra sinistra gliela leccai lentamente, era il suo sapore, era mia, l’avrei avuta e la breve distanza temporale, che mi separava dalla realizzazione mi faceva impazzire.

Ho chiesto dell’acqua per lavare le mani e del ghiaccio per fermare il flusso.

Avrei potuto essere suo padre, ma con tutta la gioventù del mio animalesco sentimento le ho preso i guanti e le ho detto senza respirare:

Ora questi sono miei; oggi mi sentivo più vicino alla morte, alla sconfitta, sai hanno bombardato una città nel mio paese,vieni subito nel mio Studio.A proposito, ti ricordi  ? Mi chiamo Pablo

La preda io, la cacciatrice lei, dimenticando i ruoli solo il pompare del sangue.

 Avrei potuto essere suo padre, ma cercavo la felicità sull’acciottolato di Parigi e quel giorno ed i successivi ci prendemmo l’un l’altro, una forma di felicità fra le migliori a nostra disposizione..

 


podcastCarmen Consoli: Bésame Giuda

 

Moulin Rouge di Baz Luhrmann (2001)

Locandina Moulin Rouge

Freddo a Parigi

cuore pulsante d'arte

vita da bohème

 

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martedì, 23 ottobre 2007

FEDERICO

Il sole a certe latitudini è uguale dappertutto. Mi pregano il Messico e la Colombia, sentono il mio destino.

Calcina le ossa e spacca la schiena dei contadini.

 

L’infinita possibilità dell’artista è nulla senza la volontà di donarsi, di essere parte di loro.

Il popolo la forza di una nazione, le tradizioni popolari, il mio sangue.

Devo tornare ai miei luoghi dove già trionfa l’oscuro, dove non è mai davvero cambiato nulla, i padroni e gli schiavi, il ventre della madre.

Prima dell’alba invidiosi, gonfi di desiderio di possedere e di cancellare e di rancore per quel che non saranno mai, oscuri ed inesistenti radici della Nazione prelevano un quartetto di speranze

Quale il pericolo di un maestro di scuola e due toreri anarchici “El Colores” e “Maganza” e lui, il signorino, che ha voltato le spalle al suo ruolo.

Il profondo sentire, cattivo, le dita del buio, lunghe come canne e lucide, come fucili con le baionette, sono fucili e sono baionette puntate.

L’ignoranza ha sempre coraggio, la viltà dell’ubbidienza e la vergogna dei favoriti che schiacciano il volgo nella loro condizione. Gli illusi pensano che non oseranno, cancellare l'anomalo, il diverso, osano, le preghiere sono pigolii per i sordi.

Sorge il sole, ma come rami di buio si allungano verso quei corpi già vinti, puntano, fuoco, il buio.

Non sono frecce quelle che straziano il corpo, un nuovo san Sebastiano inchiodato e che non si sveglierà dal martirio e sotto gli ulivi è fucilato con gli altri è sepolto in una tomba ignota un astro, un poeta, un genio. La terra che lo ha prodotto, lo ha ripreso. La fossa, lei, l'unica cosa anonima.

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San Sebastiano-El Greco

Intervista a “Sol” giornale pubblicato a Madrid di Federico Garcia Lorca, Luglio 1936.

"Io sono uno Spagnolo integrale e mi sarebbe impossible vivere fuori dai miei limiti geografici; però odio chi è Spagnolo per essere Spagnolo e nient’altro, io sono fratello di tutti e trovo esecrando l’uomo che si sacrifica per una idea nazionalista, astratta, per il solo fatto di amare la propria Patria con la benda sugli occhi. Il Cinese buono lo sento più prossimo dello spagnolo malvagio. Canto la Spagna e la sento fino al midollo, ma prima viene che sono uomo del Mondo e fratello di tutti. Per questo non credo alla frontiera politica."

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Ruolo del dotto
credere ed educare,
colma il divario.
Anche il libro di Spriano è stato già consigliato, altri intelletuali illuminati, traditi a morte dal proprio amore.
 

podcast

Leonard Cohen- Bird on a wire 
Selezionata da weller60 

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mercoledì, 26 settembre 2007

L'ULTIMO VICINO

 

Me l’hanno spiegato quando cominciavo a non sentirci più bene, non erano le botte ed il freddo patiti da ragazzino, era uno scherzo del destino, la malattia di Paget, le ossa craniche dilatate mi hanno reso quasi sordo, la vista invece malgrado delle strie è buona.

Le ossa lunghe si sono rotte più volte, ma per adesso sono in piedi, col deambulatore Rollator ci appoggio anche la mano prensile e la sbarra, l’ausilio che mi aiuta ad infilarmi da solo la giacca, riesco anche a fare dei chilometri, oddio meglio cento metri, giusto per arrivare alla panchina più vicina, meglio cinquanta per andare a trovare il nonno dei nuove vicini.

Meglio che porti anche la bomboletta ad ossigeno, non sia mai, una crisi, allacciata alla cintura fa tanto astronauta.

Oggi, se l’incontinenza non mi danna, vado a trovarlo, il mio vestito nero delle ‘grandi occasioni’, come mi aveva insegnato mio padre, in Bulgaria; l’ho visto deve avere più o meno la mia età, dritto sulla sua carrozzella elettrica, bei nipotini biondi come i miei.

Ci fosse stata ancora la mia Tzofit, lei sapeva organizzare questi incontri di buon vicinato,  avrebbe preparato, magari, una torta di mele, come si usa qui, ma oggi credo che anche una bottiglia di sidro potrebbe bastare, fra vecchietti ci s’intende con poco.

Ricordo le marce nelle neve, la fame, questo breve vialetto di collegamento…nella lontananza del tempo, mi pare una fatica maggiore, certo ho il fiatone ed oggi non ho nessun malanno…ma camperei cent’anni, un attimo di sosta, un po’ d’ossigeno da questa bomboletta magica, attento al sudore…

Posso ripartire, meglio lasciare gli occhiali nel taschino.

La porta di legno bello, mi ricorda la mia casa d’un tempo, lontana in Europa.

Finalmente arrivato, busso, “Mr. Marthìnnn !!!? Sono il vicino ! Nathaaaan”

E’ tutto automatizzato, apre la porta, mi sembra di entrare in quelle casette dalle parti di Potsdam, un flusso di 60 anni di ricordi lontani, mi fa lacrimare gli occhi, vedo ancora più appannato.

Oraniemburg…

“Ah, sì mi chiamo Nathan”

Sembrerebbe l’occasione giusta per parlare tedesco…ma meglio aspettare non vorrei fare qualche gaffe…

Centrini ricamati, tendine ricamate, “Ha detto che si chiama Ellen, sua moglie ? Bella signora, sta uscendo ?”

E’ uscita “Giovane, complimenti”

“Stappiamo il sidro ?”

Mentre va verso la cucina per i bicchieri mi guardo intorno…quelle foto in bianco e nero,

Si appanna la vista, meglio che attacchi la mascherina, un po’ d’ossigeno non può che rimettermi in sesto e farmi continuare l’ispezione.

Vedo meglio, no deve essere il colpo dell’ossigeno…un prurito al braccio, proprio vicino al tatuaggio, certo che sforzarmi inutilmente…prendo gli occhiali, devo pulirli.

Il respiro, ancora un po’ di ossigeno, mi ritrovo a pulire gli occhiali, li tolgo, li rimetto, sudo…

E’ un campo, sembra il MIO CAMPO ! Sandhausen-Oranienburg, ma lui, lui sembra, lui è…

E’ tornato, sorride…ed il sorriso è uguale a quello della SS, tremo, ma riesco a mantenere la voce ferma, prendo, dal cestino, la sbarra che uso per aiutarmi coi vestiti la punto..chiedo informazioni.

“Ero giovane e forte, un gruppo ben organizzato, eravamo degli Dèi, mi sono divertito, le SS erano uomini all’inizio…poi una nuova razza destinata a diventare mito, poi purtroppo…”.

Il primo colpo è un graffio sulla sua fronte, il secondo gli fa volare via il sorriso con la dentiera, forse dovrei andare all’Osi, all’ufficio indagini speciali…cacciarlo dagli Stati Uniti

Non riuscirò mai a torturarlo abbastanza con queste membra stanche, faccio leva col bastone sulla manopola di guida, lascio il bastone piantato a bloccargli la carrozzella…ansimo per lo sforzo, ha paura.

La bomboletta, il respiro, la sfilo, accendo una candela del Natale di chissà quando, apro la valvola al massimo, giro il flusso verso le tende: una bella fiammata, altro che calore umano !

Esco lentamente di casa, mentre cadono i primi festoni di fuoco.

 

Urla il mito invecchiato ed io canto felice il ricordo della mia gioventù.

Oggi è proprio una festa:

Gantis i kravata blanka es mi partido

Es uzo a la franka

Preto va’l vestido…”

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Gantis i kravata blanka

Gantis i kravata blanka es mi partido

Es uzo a la franka

Preto va’l vestido

Vierash ayer tadru

Al iju di aladu

Pinyadu i pintadu

 

Toma alegriya i gozo

Di ver vestido ermozo (2 x)

 

El iju de la vizina Yera akaretas Yo el dizvinturado Sto yenu di dertis Por mas mara fetis Il iju gana pur si

Nuestra enterko no es ansi

 

Es haragan i silozo

Ki no muz da riposo   (2x)                                                                        Canzone Sefardita dalla Bulgaria

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IL MARATONETA
di John Schlesinger (1977)
per l'orgoglio e perchè l'ho raccontato al mio dentista, nelle pause fra le sedute.

00:30 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in STORIA EUROPA | Link permanente | Commenti (68) | Segnala | Tag: shoa'; vendetta; destino | OKNOtizie |  Facebook

mercoledì, 19 settembre 2007

Un binario

La pianura, un dondolio infinito di gibbosità, in mezzo al niente, eppure verso qualcosa.

La laboriosa Europa, un cuore pulsante dall’agricoltura poi sempre più velocemente all’industria, il ferro, gli oggetti, la molteplicità.

Sappiamo, sentiamo la splendida giornata di sole, l’inquietudine della produttività, in una parte della nostra mente, la colpa del passato.

La spinta alla corsa, alla modernità, forse la prima globalizzazione ha avuto una piccola sbandata, i motori si scaldavano da secoli e quando è partita la locomotiva non si è fermata senza aver macinato chilometri ed altro.

E’ un panorama quasi indifferente, periodico nella sua ripetitività, casermoni, fabbriche, case, villette, casermoni, fabbrichette, piccoli agglomerati potrebbe continuare all’infinito.

Invece c’era una distorsione, le pareti si inclinavano a formare un imbuto, c’è un buco e sotto al buco c’era la larva enorme di formicaleone e l’umanità scivolava, senza nemmeno resistere o la lotta era vana, nulla la fame dei mostri di tutte le mitologie, il Minotauro, Charu l’etrusco, il ventre infuocato di Baal, le mascelle, le mascelle pronte a sbranare milioni di corpi ed i peggiori di tutti gli dèi mortali, profeti di grandezza e di sterminio.

Si poteva andare verso un’evoluzione, una forma nuova, un miglioramento, invece qualcosa è andata storta ed è rimasta solo polvere, polvere come si deve ritornare alla fine dei tempi, solo accelerata, niente di più, niente di maggiormente complesso, dal colore e dalla molteplicità all'uno al niente, prima la riduzione, poi l'eliminazione.

Un binario, la comunicazione, la vita che scorre veloce, l’immagine potenziale del treno, della disperazione, scendiamo nel gorgo muti, noi, però fortunamente, nel sole estivo.

Il destino unisce l'idea di organizzazione della ferrovia dai mattatoi di Chiacago a questo cuore d’Europa senza futuro…qui ad Auschwitz.

 

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Birkenau http://auschwitz.altervista.org

Staub (Dust) di Harmut Bitomsky 2007

Stampo tedesco Materia fluttuante filosofia pura

Però dire che ve lo consiglio è una parola grossa…

Se invece volete passare una lieta serata vi suggerisco questo dove dei laboriosi professionisti si ritrovano per organizzare un grande progetto in una villa alla periferia di Berlino... ed il sorriso tornerà sui vostri volti:

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00:20 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in STORIA EUROPA | Link permanente | Commenti (53) | Segnala | Tag: nazismo, antisemitismo, viaggi, riflessioni | OKNOtizie |  Facebook

martedì, 28 agosto 2007

Familiarità

Piccoli parallelepipedi con sporgenze diverse sporgenze rotonde sulla faccia superiore e una cavità rettangolare sul fondo.
Tutto un mondo senza degrado, o perlomeno ben nascosto, pulito, multipli di un' unità di base, simmetrico (nei limiti) poche varianti a costruire l'universo.
Quando va bene un sorriso standard e colori decisi, quando va male una faccia piatta comunque affidabile, da lavoratore obbediente, un soldato del Reich.
Qui è come stare in un mondo della Lego, nessuno scherzo, tutto preciso, tutto sicuro, lo dicevo sempre a Bruno che anche se il tempo fa schifo, questa è vera vita, lontanto dal vero grigiore, da una vita di tensioni, dove ogni passo è un pericolo e gli altri sono così importanti ed il lavoro è tutto.
Qui si possono mettere delle porte fra un'attività e l'altra, si tengono i contatti con casa propria, la famiglia, girano soldi e ci si diverte senza che nessuno sappia chi sei e cosa fai, solo che hai il portafoglio gonfio, anzi no, solo che hai la carta di credito con il conto pieno di quattrini, si pagano le tasse e si scorre sui binari a velocità impensabili. 
Avevo ragione e cogli anni è diventata questa nostra è diventata una storia di successo, invece che ficcarci in quei tunnel senza uscita, siamo qui splendenti, magari un circondati dal grigio, ma lo stesso zio Bruno, anche se ha la testa altrove, spesso mi sorride per le opportunità, per il suo ristorante, per questa parte di vita.
La ricchezza, le donne grandi e grosse, fatte apposta per divertirsi, le auto solide ed indistruttibili e se c'hai la testa i guadagni che crescono, tutto o quasi alla luce del sole, altro che giocare coi mattoncini, li ho collezionati, ma adesso mi verrebbe dire che ci vivo in mezzo, in questa atmosfera di plastica.
Forse un po' di solitudine, ma qualche volta qualche faccia di amici ricompare ed in fondo confronto al mondo si è sempre ad un tiro di schioppo.
E' ora di andare a dormire...un volto familiare, sembra quasi....
Pensare che è tutto connesso, che ci sono dei solidi accellerati che entrano dentro corpi più molli e lenti, il picchiettare  spingerebbe in un altro momento a guardare fuori per controllare se è pioggia o grandine, un martellìo come di sassolini, cadenzato, qualche pausa di silenzio, una ripresa; ora sento un secondo personaggio a lato, il movimento più che vederne la presenza, il rumore dei colpi non è in sincrono e per qualche istante non esce il sangue a nessuno di noi...non cade la grandine, cade lo zio Bruno per primo, i nostri amici cadono sotto i colpi, poi pure io sono improvvisamente stanco...era qualcosa di familiare che ci aspettava, quell'altra famiglia, i nostri nemici.
 Qualcosa a Legoland di non controllabile si sparge attorno lento ed inesorabile, il nostro sangue, ovunque, tranne che nei nostri corpi.
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Film di riferimento
Il Mucchio Selvaggio di Sam Peckimpach (1969)
"Il più pulito ch'ha la rogna"
E niente cine haiku stavolta
solo che l'indicazione che sono stato anch'io kalabrese
per un periodo della mia vita
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15:00 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in STORIA EUROPA | Link permanente | Commenti (58) | Segnala | Tag: italia, cronaca, reati | OKNOtizie |  Facebook

martedì, 12 giugno 2007

APPENA DIETRO L'ANGOLO

 

Dieci anni, anzi più di dieci anni che non ci si vede.

E sentirsi anche un paio di volte l’anno, alle feste comandate, negli ultimi cinque anni.

Drazen, sei proprio tu ? Hai fatto i soldi…guarda che occhiali da sole.

Certo alcune volte come avremmo potuto trovarci ? Sapevamo a mala pena chi eravamo e qualche volta avremmo voluto dimenticarlo ed ognuno ci ha provato a suo modo.

Dicevi che volevi vivere bene, che all’Ovest non erano impazziti tutti, che noi stavamo diventando tutti fascisti, che non te ne fregava un cazzo e che bastava allungare la mano, dove c’era la libertà e si poteva arraffare la fortuna come da noi solo la merda e te ne sei andato pieno di rabbia senza guardarti indietro. Eri il più furbo ed hai rifiutato il ruolo di fratello maggiore.

 

Ricordo ancora i pianti di nostra madre, perché ci avevi lasciato, senza Dio, senza Patria.

Io avevo deciso di difendere la mia patria, un bravo ragazzo, un leone di cui avrebbero avuto paura, una tigre, una delle Tigri di Arkan.

Avevo saputo da Josip, che era tornato, che diverse volte a Vienna, ubriacato bevendo chissà cosa,  ti eri salvato dal gelo, perché cantavi e la Polizia aveva proceduto all'arresto per disturbo della quiete pubblica, facendoti "passare" l'inverno al caldo. Altrimenti, altro che cappotto, una fossa a seppellire la tua fortuna in Occidente.

Poi la vita d’espedienti, cantando e chiedendo l’elemosina in Germania - finalmente il mio fratello grande aveva capito che bisognava lavorare - a modo tuo, entrando nei locali per suonare ma meno per ubriacarsi.

Ce l’avevano tutti con noi, come se ogni loro sfiga del passato fosse stata colpa nostra. Passi poi quegli sciacalli affaristi calati dalle frontiere, ma i nostri vicini di casa ? Quelle merde di musulmani ad urlarci contro, a dire che li avevamo sempre sfruttati, che avevamo calpestato i loro diritti, che mangiavamo sulle loro spalle…noi, una famiglia di operai nella quieta e laboriosa città di Bosanski Brod.

A dispetto delle usanze guerriere e seminomadi del nostro popolo, all'inizio, non sapevo usare bene il coltello, nemmeno per tagliare una bisteccca, e non avevo mai avuto un cane o governato una pecora, figuriamoci accompagnare degli uomini al macello. Ho imparato bene, in seguito.

Davvero quella volta in Westfalia, che ti sei ritrovato a dormire per strada hai giurato che sarebbe stata l’ultima volta ? Ma proprio in quella stessa sbornia hai pensato che l’unico posto dove vivere sarebbe stata la Francia ? Ma se ancora un po’ non sapevi neppure dov’era ? Che culo che hai avuto, ti capisco a Marsiglia, può esserci freddo, ma meno spesso, se anche se sei un barbone, ce n’è di meno e poi già la parola clochard è meglio.

All’inizio sapevamo cosa fare, difendere la nostra nazione, odiare tutti, vivere come lupi nei boschi e quello che passava davanti al mirino non era una persona con cui eri andato a scuola, un bambino, la ragazza con cui saresti uscito, era un bersaglio. Vincevamo, senza chiederci cosa volevamo portavamo la gente nei recinti ed eravamo re, giudici, dèi.

Marsiglia è un insieme di razze e lì ti è venuta in mente di fare delle insalate musicali che sarebbero piaciute un po’a tutti, riconoscendoci ognuno qualcosa di suo ?

Qualche notte l’abbiamo cominciata a passare noi delle notti al freddo, finivano le munizioni ed una volta, eravamo un piccolo gruppo, siamo stati inseguiti dai contadini, ci eravamo nascosti in un granaio, come da ragazzini quando la facevamo troppo grossa.

 A quel tempo mamma piangeva sempre :

“Dejan, quando finirà tutto questo ? Dov’è la mia Serajevo ? Perché non te ne sei andato con tuo fratello ?”.

Un giorno è morta anche lei. Quel giorno non ne ho uccisi nemmeno più degli altri, la rabbia non c’era più e la spunta veniva effettuata senza nessuna colpa, tanto nessuno ne ha mai abbastanza o tutti ne abbiamo troppa. Noi eravamo serbi, loro musulmani, ma cosa vuol dire ora ?

Ora ho difeso la mia terra ed un pezzo è ancora mio, è ancora mio, è mai stato mio ?

Sono spesso disoccupato nella laboriosa città di Bosanski Brod, ma l’unica mia ancora è lei, la vedi ?

 

Si chiama Samira, ha un bar, alcuni dei suoi non capiscono il mestiere che fa, dicono che è immorale, naturalmente è musulmana, tutti ce l’hanno con la nostra coppia, chissà perché.

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Indonesia - Kwanki Lama-Tribù di Daval: Accordo di pace con un villaggio rivale
(Si ringrazia per la pesante ispirazione Mediterraneo RAI R)

Film consigliato: La vida secreta de las palabras di Isabel Coixet (2005).

 

01:00 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in STORIA EUROPA | Link permanente | Commenti (123) | Segnala | Tag: storia, tragedie, abbracci | OKNOtizie |  Facebook