martedì, 08 settembre 2009

PICCOLE ERRATICITA'

Segaligna me la ricordo da sempre.
Il prototipo della beghina baciapile. credo sotto il metro e cinquanta...madre, non so come di tre bimbi (che ora l'hanno resa ampiamente nonna) sposata con un marito piccolo a sua volta, ma leonino, che girava in Lambretta e l'ha resa ormai da tempo immemorabile, pur essendo morto con i figli che avevano raggiunto l'etò adulta, vedova.
L'aspetto asciutto e avvizzito le avevano sempre conferito un quel di cinese, quanto Mr.Magoo e come le gag di quel fumetto la caratteristica della vecchietta, che ricordo nella mia tenera età anche abbastanza bacchettona e rompiballe tout court, cero anche senza alcun episodio preciso, era di essere sprovvista di un gran numero di diottrie.
La senescenza non l'ha certo aiutata e credo che attualmente veda ombre più chiare nel vuoto e ombre più scure per persone, alberi o automobili.
Se una volta però potevo riconoscere i suoi orari, scanditi su quelli di una funzione, di una messa o di qualche attività della parrocchia, ora spesso nel vuoto astratto di questa cittadina di plastica e giardini, la incontro che bordeggia a orari improbabili, noi soli, la saluto sempre e solo qualche volta sotto casa mia ha il coraggio di domandarmi chi sono. Ora è diventata simpatica nella sua fragilità rattrappita e mummificata.
Dove vada, se abbia sviluppato dei sistemi radar come i pipipistrelli o se segua una legge divina dell'errare...costruendo i riferimenti di un piccolo universo a lei solo noto, non ardisco a interrogarla. Forse coi suoi occhi ciechi sta cercando Dio o forse la troverà lui.

19:01 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Paperopoli | Link permanente | Commenti (17) | Segnala | Tag: senescenza, religione | OKNOtizie |  Facebook

venerdì, 28 dicembre 2007

PROFUMO DI PERSIA


 
Tabriz, Isfahan, Bassora, Zakron, Teheran erano nomi familiari a Paperopoli, come potevano esserlo Cortemaggiore, Piadena, San Lorenzo in Campo, Pisticci.  
A questi paesi italiani, talvolta molto piccoli, era stato concesso, grazie alla loro virtù minerale, di divenire nomi di vie circondate dalle casette rigorosamente della Lego.
Erano tutti luoghi dove era stato trovato il petrolio, anzi quando l'età permetteva di fare dei distinguo tecnici, vi erano stati scoperti dei giacimenti di idrocarburi.
L'Iran, era un posto dove alcuni dei genitori vivevano per lunghi periodi, alcuni nostro compagni erano persino nati, altri vissuti in quei luoghi, c'era stata una dolce vita, ville e lusso protetti dal Trono del Pavone e dallo Shah, Reza Pahlavi ed ovviamente dalla Savak, la crudelissima polizia segreta.
Da quelle pietraie lontane, da quelle sabbie mitiche divenute per joint venture così laboriosamente quotidiane, si stratificarono sui pavimenti degli appartamenti paperopolesi decine di tappeti.
Tutto il sapere di secoli di nomadismo in iurte, capanne di fango, tosature e generazioni di piccole mani esperte di nodi, azeri, tadjiki, kazaki e genericamente persiani, si riversava come un fiume di lana trattata su parquet, marmi e piastrelle medio-altoborghesi.
Dalle ricerche alla scuola elementare ed una conoscenza un po' astratta, l'universo si aprì nell'adolescenza.
Spesso i sabati, gli appartamenti in penombra si aprivano misteriosi a feste più o meno devastanti, case spesso vuote di adulti impegnati in alti compiti, magari questa volta in Nigeria o più prosaicamente a sciare nel weekend.
Ritrovare qualche volta la funzione primaria dell'ideazione del manufatto, la carezza totale della superficie tessuta con la schiena su quei pavimenti, la perfetta donna vitruviana e la parafrasi maschia di un Tau, una crocefissione dove ad inchiodare al supporto è la sua stessa carne e più forte di ogni anima di cemento, la volontà ed il desiderio.
La morbidezza sostenuta chiama al ripristino della natura, si scindono le complessità rimangono gli elementi:
un tappeto, due corpi di animali, mammiferi come l'origine del tessuto ed a coprirli capelli a raggiera, come un'ampia felce, ad occhi chiusi due sorrisi, cullati dalla passione.
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FUOCHI ARTIFICIALI PER IL 60 anniversario dell'Indipendenza Indiana, per tutti gli altri Buon Anno.

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SOTTO GLI ULIVI di Abbas Kiarostami (Iran 1994)
Voglia d'amore,
La speranza infinita,
Corona il cuore. 
E per la fine che apre il cuore ci andrebbe una carrellata con Mendhelsonn, ma per vicinanza emotiva forse
 i Talking Heads sono più consoni

podcast

00:49 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Paperopoli | Link permanente | Commenti (20) | Segnala | Tag: passione, immobili, kami, azioni | OKNOtizie |  Facebook

sabato, 24 novembre 2007

PARIGI BRUCIA

 

Staccare i ricordi dagli avvenimenti, da una parte i nomi e dall'altra l'indistinta vaghezza dei trascorsi.

All’improvviso basta un efferato delitto più o meno gratuito, un gioco di specchi di rimandi ad altro, da altro ancora, ed ecco che il sasso nello stagno non solo forma i centri concentrici, ma torna a galla.

 

San Germain en Leye, una gola tagliata, un epilogo di follia.

Ventiquattro anni fa, la gita dell’Omnicomprensivo di Paperopoli aveva quel paese vicino a Parigi  come meta e base per la conquista della capitale francese.

 

La cultura la proiezione per i genitori, la perdita della verginità l’obiettivo di molti partecipanti:

un torneo di sesso, alcool, vita che scorre varia, speranze.

 

Nel nostro albergo, due gruppi del classico, l'usuale minoranza di maschi, la mia classe, la terza Liceo, la maggior parte maggiorenni, nessun connubio incrociato, si diceva allora "fighe di legno, timidi accenni, in parte, sviluppati moltissimo tempo dopo, poi ignomignosamente scomparsi, un gruppo di morti di sonno.

L’altra classe più appetibile, ma molto sconclusionati.

Entrambe minate sin dal primo giorno da un pesantissimo virus influenzale, eppure bisogna strappare ogni momento.

 

Inutile, non quaglia, nessuna magia che scatta, nessun amore che si trasformi in qualcosa di simile al sesso, inutile aspettare oltre, fermi nello squallore delle nostre stanza.

 

Poco innocenti, mentre un gruppo di Finlandesi gettava bottiglie vuote di vodka nella tromba delle scale, cantando perchè ne avevano ingerito il contenuto, scappammo dall’albergo così “da gita”.

Compagnia male assortita, verso l’ignoto, ignota soprattutto la lingua, nella notta piovigginosa, camminavamo giovani disposti a quicunce, ognuno individuo, sperando di incontrare chissà cosa di parigino, almeno una birra presa "da grandi".

 

E lo trovammo: un bistrot sotterraneo, fumoso, gente che c’appariva strana e forse perversa, sapeva di proibito, sapeva di peccato.

Una birra, una sigaretta, in tutto una decina, di ragazzi, alcuni dei quali si sentivano già grandi, ed uscimmo, senza aver neanche provato a conoscere qualcun altro, padroni dei nostri passi e della notte parigina.

Per la nostra esperienza delle cose avremmo pututo avere noi una lama sul collo e poi più niente.

 

La settimana successiva, tornati in autobus alla patria natìa e soprattutto in quel paese immaginario che è Paperopoli, la maggior parte di noi raggiunse i quaranta gradi.

 

 

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podcast
Annie Lennox: Dark road

 

Ed uno dei compagni d'allora è un pazzo...geniale, simpatico, poetico, ma pazzo e ciò non è bene.

 

Auguri anche da Bill,  Sun on you chè oltre ad essere mezzo inglese e lo capisci, ce ne hai davvero bisogno.

 

La vita sognata degli angeli (La vie rêvée des anges) Francia 1988

Morte e speranze,

(la) Gioventù brucia spesso,

Fiamma senza luce.

01:20 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in Paperopoli | Link permanente | Commenti (59) | Segnala | Tag: viaggi, sviluppo, vita | OKNOtizie |  Facebook