lunedì, 18 agosto 2008

LAMPO

 

E’ importante avere le spalle coperte.
Il luogo dello scontro è, naturalmente, il piano più in basso.
Lo domini eppure lo sai, lo sai per esperienza bruciante, che qualcosa, qualcosa di troppo veloce sfuggirà al tuo controllo.
L’avversario riuscirà a sorprenderti, qualcosa di ritorno potrebbe sforare il tuo muro, la tua barriera e poi dovrai gettarti a capofitto per cogliere il momento.
E la sete di giustizia ? Sarà Dio a guidare la tua mano o buttando la palla avrei comunque sempre favorito la tua squadra e la vittoria sarà immeritata perchè conquiestata grazie alle tue meschine manovre ?
Nel frattempo la speranza è che la difesa regga, respinga gli affondi e magari riesca a sfondare nei tuoi momenti d’impasse.
Non basta nemmeno l’attenzione diretta, anzi forse la differenza è tutta nello sguardo obliquo, quello che porta la morte nelle sortite all’alba.
Quell’attimo sospeso, quegli oggetti in cui si profonde l’anima e il guizzo che sfida le leggi della fisica che toglie il senso del tempo.
Certo è uno stress la vita passata all’attacco e quella palla dura pare stregata e ogni rimbalzo ti colpisce al petto, facendoti mancare il fiato ogni volta.
Il biliardino sulla spiaggia è proprio uno sport completo !

 

 

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CUCCAGNA INDONESIANA
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Il principe Caspian-Cronache di Narnia
Il leone aspetta
le battaglie melting pot
le bestie sò i boni
Ci sono anche Castellitto e Favino !
ma la sceneggiatura sbanda
e le allusioni salvifiche "cristiane"
sono smaccate e spompe

podcast
Alice & Battiato: Il vento caldo dell'estate

00:13 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in FAMIGLIA | Link permanente | Commenti (45) | Segnala | Tag: estate, adriatico | OKNOtizie |  Facebook

mercoledì, 04 giugno 2008

TERZIARIO ARRETRATO

Le folate di vento, il sangue, le voci del destino.
Qualcosa, oltre ai diagrammi, deve spiegare le meccaniche della migrazione, cosa porti fortuna e cosa porti a nascere in un luogo provenendo da tanto lontano.
Quando la storia parla di Greenville nel Mississippi, si pensa al Blues a campi di cotone, a neri e campi di cotone, non a contadini marchigiani capaci di piegare la schiena nei campi e figliare a raffica:
Emilia, Maria, Ersilia, Amalia, un seconda Amalia (la prima era morta), Corradino (morto anche lui di groppo) e Aldo.
Forse avevano fatto abbastanza soldi o forse erano stanche fatto sta che Serafino e Albina tornarono indietro con tutta la figliolanza o quel che rimaneva, in fondo gli era andata bene.
Mia nonna era dell’otto, nata appunto a Greenville e più tardi sosteneva che i padroni per cui avevano lavorato i suoi era neri e avevano proposto di adottare quella vispa bambina bionda, per orgoglio, forse, non avevano accettato, aveva poi rischiato la morte nel naufragio del transatlantico, già forte quella piccola donna rocciosa.
Vide l’avvento del fascismo, li sfidò da donna del popolo, chè a Senigallia c’era rimasto lo zoccolo duro di comunisti e d’anarchici, visse a Bologna e Rimini e quando vide con me all’Arena Rossini “Amarcord”, si commosse: la Rimini descritta era proprio come la ricordava lei !
Alcune prove, la peggiore il marito grande e grosso, poi malato a lungo.
Era una brava sarta, ma le rimaneva la base di famiglia legata agli orti suburbani.
Nei suoi soggiorni a San Donato, a trovare l’adorata figlia e il tenero nipotino l’Ersilia si meravigliava delle belle case, del verde rigolglioso, del bel paese all’intorno.
Mi portava a spasso, le passeggiate per il gusto di camminare non erano proprio nel suo modo d’essere, ma la devozione al suo ruolo le rendeva frequenti e piacevolissime.
Ricordo, distintamente, l’inizio degli anni settanta, via Triulziana ancora non edificata e quei boschetti, ora pomposamente chiamati “Parco Trepalle”, dossi e vallette dove si andava a cercare rane e guardare i girini, ma soprattutto ho chiara l’immagine di mia nonna Ersilia contenta, con il coltello e una busta, intenta a strappare al terreno chili di cicoria e nell’asettica San Donato lanciata verso il 2000 e la modernizzazione, lei, donna del passato, esclamava contenta:
“Quanti grugni – il nome della cicoria a Senigallia - e pensa non li raccoglie nessuno !”

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Riso-Filippine

 

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 Vita da strega di Norah Ephron (2005)
Aspra la vita
utile la bacchetta
meglio normali ?


podcast
Bach Cantatas Wachet auf, ruft uns die Stimme BWV 140 I Chorale

00:20 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in FAMIGLIA | Link permanente | Commenti (30) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

lunedì, 05 maggio 2008

QUADRATI MAGICI

 

1

4

9

Cosa inventarsi quando i numeri si ingrandiscono e le individualità scompaiono ?

16

                                               25

                                                           36

L’astrattezza che permette il numero, dominare il mondo del molteplice, scordando le essenze

                                                                       49

                                                                                  64

chè poi come ci si sente ancora più Dio oltre che a dare i nomi alle cose, a contarli fino all’infinito.

                                                                                              81

che tutto abbia un senso, le incognite verranno dopo.

E poi di nuovo dall’astratto alla realtà.

                                                                                                          100

Far ripetere le tabelline a Attila, durante il lungo viaggio.

Però che idea cabalistica.

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Giappone: Festa dei Bambini-I genitori sperano che i figli siano tenaci come carpe. 
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"Papà guarda un aereo"

Durante il volo di ritorno dal Messico, Attila felice mi indica una scia dal finestrino.

Chissà se sul volo Itavia di Ustica, qualcuno lo ha visto, prima, per gioco...

Cosa direi se quell'aereo facesse partire qualcosa nella nostra direzione ?

Ho anche prestato il servizio militare in Aereonautica.

 


podcast
Skiantos: Il rock ti dà lo shock.

00:25 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in FAMIGLIA | Link permanente | Commenti (41) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

mercoledì, 30 aprile 2008

CASCATE

“Papà, dài andiamo alle cascate !”

Attila scatta, in un attimo è altrove. E’ dal mattino che vede il fiume alpino frangersi sulle pietre.

Non è il quando che lo interessa, lui vive nel subito, ma il dove.

Beh, direi che questi scalini sono infidi, almeno in prospettiva, inviano verso un dirupo, no da qui non si scende.

Attila è già molto avanti. Da tecnico del movimento, capisce che, oltre una pendenza, si cade. Torna indietro prima del pericolo.

Passa l’idea di chiedere alle “maestranze” del Ristorante-rifugio, da dove si scende agevolmente.

Il sentiero è sicuro, per quanto non sia molto battuto, ma Attila è agilissimo, salta velocemente, procede senza strappi e senza incertezze.

Ecco il mio piccolo capriolo sui massi del fiume, salto anch’io, vado d’esperienza, ma vedo già che mi sta bruciando anche in questo sport.

Questa mattina abbiamo giocato a prendersi, bel gioco…se si raggiunge la preda, un paio di scatti, inutile troppo veloce e poi…cambia direzione continuamente !

Fronteggia l’acqua fluente, prima un sasso, poi l’altro sempre più grandi, l’animo del minatore gli è rimasta, contempla ti tonfi.

Poi ricorda:

“Papà, quali sassi devo prendere ?”

Dalla contemplazione alla selezione, frugo nel greto, scelgo, passo.

Alcuni presi da lui, sono il contrario di quel che gli ho detto, panciuti e asimmetrici entrano nell’acqua di taglio e senza rotazione.

Due rimbalzi e un sorriso.

“Papà, ci sono riuscito !”

Qualcosa si può insegnare, ad esempio a far rimbalzare i sassi sul pelo dell’acqua.

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TOKYO: SUMO
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LA ZONA di Rodrigo Plà (Messico 2007)
Zona protetta
le belve dentro e fuori
Caccia all'uomo.
("come spiegherò a mio figlio che è vissuto dietro a un muro ?")

podcast
 
Ustmamò-Siamo i ribelli della montagna 

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martedì, 04 settembre 2007

Psyco-Scevola


Sono le 20.00, la fine di una gita al mare, una splendida giornata di fine estate.
I nostri amici ci accompagnano alla stazione, gli ultimi saluti fra Charlize e la sua amica Sara, che presto non sarà più nostra vicina di casa.
Il padre, ingegnere, coglie l'occasione per educare la figlia:
"Vedi non bisogna superare la linea gialla...è pericolo, si può essere agganciati o travolti dal treno..."
Charlize partecipa, mentre Attila non ascolta, al suo solito, da un'altra parte anche se vicino...
Qualche secondo ed un movimento fluido ed una voce alle spalle "...altrimenti si finisce sui binari..."
Costanza abbraccia e controlla la spinta, agganciando di sorpresa e sollevando verso il vuoto il primogenito...
che già solitamente arrabbiato caratterialmente, monta, per l'occasione, la sua furia ogni momento passato da quell'istante sospeso :
" Non dovevi, non dovevi, non dovevi" con voce sempre più alta e isterica "mi hai fatto male al braccio con la sigaretta, adesso tu..." non sa nemmeno cosa prentendere come vendetta.
Urla, sono attonito, l'ennesimo episodio che si poteva evitare.
La fiducia tradita, la tensione che sale, un piccolo segno del passaggio del fuoco sul braccio, la ciliegina sulla torta.
Costanza si scusa, sa già che non verrà creduta, ormai ha compiuto qualcosa che potrebbe fare precipitare l'immediato futuro ed anche le prossime ore...
Attila insiste, cerca di picchiarla, deve ripagarla coll'occhio per occhio e nel mentre piange ancora :
"non dovevi, non si fa"
Ogni i tentativo è fallimentare , ogni impegno vano ...
Costanza accende un'altra sigaretta, la passa sul braccio, forma uno sbaffo sulla pelle, una piccola ustione, identica a quella inferta.
Attila è scosso, ma ora placato.
Poi il resto della sigaretta viene fumato.

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BERLINO- KNUT
Foglie cadute
le prime a terra non sanno
delle stagioni

17:05 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in FAMIGLIA | Link permanente | Commenti (75) | Segnala | Tag: follia, eta'evolutiva, eta' involutiva, solitudini | OKNOtizie |  Facebook

lunedì, 09 luglio 2007

Pennellate

Verde

           Un verde del prato spruzzato di macchie rasate dal cammino di migliaia di persone                               

                                  Grigio

                                                 Grigio d’acciaio, la rete, un segno nello spazio, al di qua, al di là piccoli passaggi del mondo

 

La pretesa di raccontare,

mettere assieme segni e colori, costruire sensazioni, distribuendo immagini,

                magari iconoclaste, parole alate eppure “cose reali”, pietre

                                    giocare d’essere un dio, un dio didascalico…un maestro d’emozioni, Dio,

Scomporre le intermittenze, ascoltare i propri battiti e provare ad oggettivarli

                      rappresentazione, forse compresa, di un universo che sfugge all'interno

Altro verde, spingendo oltre lo sguardo,

                Bianco frammisto al verde, sono fiori di quell’albero, oltre la rete.

                               Aria fra le foglie, la vista va nel profondo, il cielo, si apre fra le fronde.

                                                               Frammenti d’azzurro

                                                                                              Si decolla…

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Piascina plebea

sui corpi segni di tribù

di cui non sanno

film di riferimento:

TRANSFORMERS di Michael Bay

 

Ohrmazd e Ahriman

Metallo non urlante

Lotta infinita

 

Durata:  Ah, il tempo è passato così in fretta ?

Alcuni dicono che nelle battaglie non si capisce nulla...era la stessa ipotesi di Lev Tolstoj, esposta in Guerra e Pace...nelle lotte umane non si riesce a distinguere nulla, figuriamoci a quelle a velocità ipersonica.

 

Giudizio:  La lotta fra il bene ed il male, eterna, la speranza di esseri superiori, alcuni dei quali immotivatamente amici, la vittoria della luce contro le tenebre, il tutto innestato nell'immaginario borghese americano. A me i cartoni animati dei Transformers non piacevano, questo è un capolavaro.

 

Lo spettatore esigente:

La presenza di una sceneggiatura robusta è come la colonna vertebrale per un mammifero, indispensabile

 

Il critico non professionista:

Quando c'è un attore bravo...si vede, entra in scena Turturro ed il vero transformer è lui.

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00:30 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in FAMIGLIA | Link permanente | Commenti (66) | Segnala | Tag: tristezza, vacanze, fughe da fermo | OKNOtizie |  Facebook

martedì, 26 giugno 2007

PERCEZIONE VISIVA

Attila è mio figlio (è un nome d'arte, secondo alcuni -come nickname- è meglio Damien), ha sette anni.

Per molto tempo non si è mosso, poi una sera ha preso a gattonare, velocissimo, poi, a lungo, nessuna voglia di proseguire con la stazione eretta; non avevamo fretta, la natura avrebbe trovato una soluzione.

La Pasqua in montagna, Borno, quindici mesi e non si staccava dagli appoggi: l'oste decise che doveva insegnargli, Lui, a camminare.

Attila si staccò dal tavolo, nella sala del ristorante e pensammo che era stato fatto un altro piccolo passo.

Sbagliavamo come spesso accade ai genitori...

Da quel momento, infatti, l'attività motoria del Nostro cominiciò ad accelerare con progressione geometrica.

Era pomeriggio e si poneva il problema pratico di salire gli scalini, la sera correva, in discesa.

Da allora Attila, quando non sa cosa fare, corre.

Le sue capacità ginnico dinamiche sfuggono alla media capacità d'inseguimento, fatte di improvvise accelerazioni e repentini cambi di direzione, tanto che è possibile assimilare l'individuazione del soggetto alla visione con luci stroboscopiche.

Attila compare e scompare, un pò come Flash (il bimbo) ne "Gli Incredibili" .

Anzi più spesso scompare, tanto che oltre alla velocità degli spostamenti è sviluppata anche la capacità di orientarsi (che usa per ritrovarsi lui, mica per farsi trovare).

Inutile dire che l'abbiamo perso, spesso.

Ho affinato, nel corso degli anni, le tecniche del cacciatore primitivo, lo bracco senz'ansia, lo seguo senza mai farmelo sfuggire, non penso ad arrivare prima in un punto di fuga, ma a seguire il percorso, comprendendo le potenziali variabili e pensando ai luoghi di intercetto.

Un movimento, la sinusoide compiuta dalla testa ad ogni passo, una macchia di colore, in rapido transito, possono, in alcuna aree del mio cervello, grazie alla rielaborazione delle immagini visive, produrre la sensazione, fondata, di aver ritrovato l'oggetto del mio amore.

Non ho visto mio figlio, ma una parte vagamente riconducibile a lui.

Probabilmente l'elettrone è quanto di più simile alla comparsa e ricomparsa del mio erede, può essere ovunque, secondo una determinata orbita, ma mai vicino al nucleo. Io sono il nucleo di questa ricostruzione atomica.

L'altro sistema di ricerca sono dodici piccole progressive torsioni della testa e del corpo, a gruppi di tre.

Con questo scandaglio visivo si esplorano i 360° del mondo circostante e se queste non possono garantire l'assoluta precisione della verifica, aumenta sicuramente la possibilità di incocciare un attraversamento fra il settore e l'altro, la, già citata, macchia di colore oblunga per effetto della persistenza cinetica che formandosi sulla retina, lascia traccia di un passaggio rapido relativo ad un corpo carnoso a me geneticamente rapportabile.

Ad esempio, adesso sono due giri completi del busto e non lo trovo, dovrò prendere una direzione, devo seguirlo da qualche parte in questo cavolo di giardino, ma come ha fatto, ma dove mai potrà essere finito.

Ah, ecco perchè non lo vedevo...si è fermato, da un po'.

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PECHINO-MANIFESTO PER UNO SPETTACOLO TEATRALE

Film di ispirazione:    Il Cacciatore di Michael Cimino (1978)

18:21 Scritto da: akamotasan (Webmaster) in FAMIGLIA | Link permanente | Commenti (76) | Segnala | Tag: sentimenti, cinema, ansie | OKNOtizie |  Facebook