WORKSHOP

Villa Valmarana, costruita quando questa terra produceva virtuosi Mecenati ed umili geni ed i signori avevano un egoismo allargato.

La Rotonda era un teatro, un tempio dove artisti e poeti potevano officiare i riti del loro intelletto.

Secoli dopo sono in un albergo nella prima periferia, una messa cantata su quanto siamo bravi e su quello che possiamo produrre. La vacca dalle uova d’oro ? Il latte di gallina, ma soprattutto l’incenso per la nostra dirigenza.

Nessuna idea nuova per prospettive di basso profilo, siamo degli “eletti” ma dei middle eletti, mezzi capetti, mezze seghe (ma questo non si può dire). Officiamo, alcuni in buona fede (credo e spero per loro) convinti.

La sera gita in gruppone, un aperitivo a piedi l’obiettivo ed il potere delle pietre che mi vibrano all’interno, e respiro nei polmoni, le colonne e le immagini che ho, viste e mai vissute.

Siamo stati  efficaci ed efficienti, ancora su questi giochetti di parole da piccoli letterati, mentre qui le cose morte parlavano di eternità e mostravano cosa fare quando si vuole davvero costruire qualcosa.

I vicoli sulla destra e dove non dovrebbe essere, bianca, la vedo !

Una statua grande chissà quanto, sul tetto ! E ne immagino altre, le conosco !

Quel tetto bombato è la Basilica di Palladio ! La piazza dove scendiamo è compressa dalla sua mole, ma è un cuore che pulsa nel centro della città.

Il panorama è fortemente metafisico come un’opera di De Chirico, nella laboriosa provincia veneta, a metà settimana, poca gente va in giro ed i palazzi si offrono nudi di persone alla mia vista bramosa.

Devo stare basso, lo sanno, lo sanno che sono diverso da loro, lo sentono bastardi, cos’avrò fatto, ultimamente non scrivo nemmeno più poesie come augurio (per gli altri), non sanno del blog, figurati, se immaginassero.

Però Palladio e tutto il resto, mi parla, bevo e perdo tempo con loro.

Oggi ho partecipato, domani sera verrà Bill e mi salverà, poco, anche lui non deve far trasparire…

Ma potremo resistere.

Ci alziamo dal locale ed è troppo, tornano persino indietro dalla stessa strada !

Senza nemmeno avvicinarsi alla Basilica ! Diranno siamo stati in un baretto, carino, la piazza principale carina .

Faccio finta di niente, cambio strada li perdo, poi saranno anche troppo prevedibili li ritroverò.

Cammino a passo spedito fra le antiche strade dell’autunno incombente. Purtroppo dopo li ho raggiunti.

Il giorno dopo nella giornata inutile due perle che mi hanno scaldato il cuore.

Un funzionario commerciale (un pò scoglionato in quest’occasione) del mio gruppo di lavoro alla richiesta di un feed back anche personale ha dichiarato al gruppo:

Mi è già capitato di lavorare con lui, ma oggi ho capito che anche se sembra un po’ astruso, se è un po’ difficile seguirlo, ebbene ascoltate quel che dice Akamota, perchè ha davvero una visione profonda, magari diversa, che vale la pena di sentire..”

L’avrei baciato.

La sera poi è arrivato Bill, tardi molto tardi e molto sfiduciato, ero scappato dall’albergo e mi ero incontrato con due, anzi tre bianchi di Franciacorta in corpo, un gruppo fortunoso si è costituito con un altro collega (chiamiamolo Pokemon).

Bill mi telefona, dice che non sa dove andare gli spiego Piazza del Duomo, Corso Palladio, Piazza delle Biade…al terzo bianco mi dilungo, dico che sono felice di quello che vedo, che è la prima volta che vengo a Vicenza e che sapevo di Palladio, dei monumenti, ma questo è un miracolo.

Pokemon, alla seconda volta che lo dico mi guarda fisso (anche lui ha bevuto tre bianchi) ed incredulo:

Ma scusa la prima volta a Vicenza ieri ? E quando hai visto tutte queste cose ? E le vie che conosci ? “

Potrei dire che sono abituato a camminare, che sono abituato ad elaborare e strutturare le immagini con quello che so e quello che aggiunge l’esperienza.

Ma invece sorrido e rispondo:

Sono un TURISTA“.

E tutto il resto è Noia.

 

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Liverpool Skater

L’uomo senza qualità di Robert Musil, mi ricorda questi giorni. Oddio il comitato “Azione parallela”, che nel romanzo deve decidere con anni di anticipo ed inventare qualcosa di grandioso che l’impero austroungarico dovrà realizzare per celebrare il settantesimo anno di regno di Francesco Giuseppe (che non verrà mai festeggiato) a confronto con il nostro workshop era una miniera di creatività e di geni.

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Turista per caso di Lawrence Kasdan (1988)

 

Cani ed uomini

Sentimenti in inverno

Si scioglie il freddo

ANTEO

Ormai si viaggia come si respira e la nostra natura di osservatori è cresciuta al massimo.

Però si è ormai nel cuore del cuore dell’India. Così a fondo nella tradizione che non parlano nemmeno più l’hindi, ma le lingue di ceppo dravidico.

Il Tamil Nadu è l’ultra indianità e come tale va trattata con rispetto e forse sospetto.

Madurai è veramente antica, così antica che Gerico è un mucchio di pietre, mentre questa è una città di più di duemila anni, un piccolo sospiro di Buddha, niente rispetto alle ere geologiche, ma molto per le nostre lancette.

Tutto è enorme, impallidisce il barocco sotto l’uragano di colori, e ciò che è più inimmaginabile è lo Sri Meenaskshi, quadrati di pietra concentrici, viali da percorrere in cui c’è tutta la vita, un archetipo di Tempio.

Si entra nel tempio e come ormai convertiti i sandali all’esterno, li ritroveremo, li abbiamo sempre trovati ed affrontiamo i vialetti puliti dalle scope e dai passi altrui.

Un indovino legge la mano a Costanza…un altro indiano ci vede seduti poco dopo e ci parla della frode cialtrona di questi maghi da strada. Tutto è bilanciato, la ragione, la fede, la gente passeggia, passa.

Arriviamo al centro e poi passiamo attraverso, si susseguono le go puram, le porte della vacca, fortuna che qui non girano le mucche all’interno sai che zozzo e noi a piedi nudi.

Usciamo dal lato orientale, l’opposto, contempliamo la strada, questa è una strada sterrata, una strada indiana, qui le mucche passano, i carretti, sull’orlo del baratro europeo, il marciapiede ci separa da una sala delle colonne di architettura Viyanagar, splendida nel suo ripetitivo moltiplicarsi, tornare indietro impossibile, o meglio lungo, lunghissimo.

Il piede scalzo si protende quasi un tuffo, siamo sulla strada e l’attraversiamo si fluisce insieme a milioni di persone, non ci sono mostri virali ad assalirci, in un attimo siamo nel Puthu Mandapan, ora bottega dei tessuti e dei sarti; più maturi, meno timorosi del mondo.

Un vestito arancione di shantung di seta, un pigiama su misura per me ed all’uscita in una bancarella, un paio di bichiya, gli anelli da piede con tanto di campanellino, subito indossati, in fondo Costanza è una donna sposata.

Il contatto con la Terra ci rinforza, siamo suoi figli come Anteo, ritorniamo nel Tempio leggeri, forse una delle volte in cui sono stato più felice e nessun Ercole a sollevarci e sopprimerci.

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MADURAI – Metti (o Bichiya-hindi) 
 
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http://haikumeccanico.myblog.it/media/02/02/a452601d65a0213b6a1983bfe9304938.mp3
Musica di riferimento: Schubert – Quintetto per archi in do magg. D.956

 
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Notturno Indiano di Alain Courneau (1989)-film d’atmosfera, ma non so se consigliare… 
 
 
 
 
Notturno indiano

confronto il molteplice

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