PRENDERE LA PADELLA PER IL MANICO

E alla fine l’avevano costruito l’Omnicomprensivo, il contenitore delle scuole superiori.

I figli dei vicini, i fratelli più grandi erano cresciuti prima:

il loro bar mitzvà, la loro entrata nell’età adulta, era coinciso con la scelta della scuola superiore, erano cresciuti, ma noi che ragioni potevamo avere per evadere dal territorio ?

Il ciclo quotidiano, scuola, studio, qualche incontro fra amici e lo sport lasciava pochi spazi alla fuga e soprattutto poco tempo.

Milano restava lì, oltre qualche campo spelacchiato e rogge dense di pantegane, una presenza sconosciuta e gonfia di promesse indistinte.
La mancanza di dettagli era amplificata dalla nebbia, che magicamente, prima del riscaldamento globale, ammantava i pochi metri di confine, rendendoci un’illusione di isolamento in campagna.
Fra l’altro il panorama autunnale e invernale era proprio da cartolina illustrata (della Pianura Padana), con rogge, fontanili e spesso coperta di brina; più tardi si ipotizzò che tale brina-resistente e presente anche quando il termometro non scendeva sotto lo zero fosse per effetto di qualche additivo della Montedison sita nei pressi (il prossimo quartiere Santa Giulia)…ma l’immagine poetica può servirsi di strumenti eccentrici.

Ogni anno di più, quasi ogni mese, si moltiplicavano le occasioni.

A Paperopoli c’era una sola pizzeria anonima dal nome improbabile (molto più azzeccata la sua storpiatura Las Sfigas) e magari per Natale o la cena di fine d’anno dei ragazzini si organizzava una trasferta in città.

La mente umana probabilmente è strutturata ancora con residui dell’animalità della savana e non secondo percorsi della logica o altre forme di razionalità ed estetica; scendere al fiume per l’abbeverarsi, il sentiero delle gazzelle ed ecco la motivazione, per cui nell’approccio alla metropoli si seguivano strade battute e per lo più poco discoste dalla linea retta che congiungeva la periferia al centro.

Non si saprà mai dove poteva cominciare la cortina o quali fossero stati i pionieri del consumo, certo non poteva parlarsi di moda.

Il Racanà era un pub che aveva la birra buona e si poteva giocare a freccette, non che molti ci giocassero però l’aria davvero molto UK, già il Tortuga, parecchio più tardo e aveva l’unico pregio di avere la Biere du Demon alla spina e essere sul percorso del “13” il “nostro” tram, prima coi sedili in legno e fra i primi Jumbo, un servizio d’elite per la Novosybirsk italiana, attendendo per decenni la metropolitana.

Le pizzerie erano come semi sparsi sul solco, a destra e a sinistra, mai troppo lontani, Demus, onesto esercizio in una delle piazze di spaccio più fiorenti d’Italia, Charlie Brown, Cerro Ardente e forse troppo vicina, con poca aria milanese “La Plancia”.

Mano a mano più vicini al Centro, si prendeva confidenza con la città tentacolare, familiarizzandosi con i luoghi, o inglobandoli nella propria esperienza.

Erano locali sandonatesi, nel senso che, a compagnie mischiate, potevi ritrovare più o meno quelli che avevi già visto al Cineforum o al Concerto e seguendo questo percorso che potremmo geometricamente individuare come un bastone impugnammo lo scottante disco della socialità, del centro.

Percorrendo strisce fluorescenti di consapevolezza cominciammo la nostra conquista del mondo.

Il momento del passaggio ancora non era terminato, ancora la casa con i genitori, salvo le vacanze, nessun vero momento di indipendenza, ma ormai padroneggiavamo mezzi e territori e l’indistinta massa di cemento e socialità, mentre alcuni di noi si perdevano più che altro.
No, non ci si disperdeva a stella, più la forma di una padella.

Avevamo marcato il territorio, i nostri luoghi di aggregazione, il mito de “I sandonatesi si trovano dappertutto…” e ovunque ci incontravamo, davvero!

I continenti e i particolari d’infanzia e d’adolescenza non sempre felici, il gorgo in cui scendere, guardando fissi un ricordo, prima la corrente del ritorno è lenta poi è un maelstrom, un fantasma palpabile a cui sorridere, abbandonandosi senza paura.

Beh, ci siamo. Siamo tutti, in qualche modo, tornati anche solo leggendo.
(foto da Internet)
Bill Dan: Pietre in bilico
1188405826.jpg
Brigadoon di Vincent Minnelli (1954)
Un villaggio scozzese
perso fra le nebbie
viene raggiunto ogni cento anni