Primo quadro di avviluppo caucasico

In fondo aveva due nomi ed era due persone e una parte al suo interno c’era sempre nascosta.
Per tutti Ekaterina che poteva brillare e sporcarsi, la donna, la stella che splendeva ogni giorno più forte e impietosa.
Per se tessa rimaneva Sofia, quella che era stata da bambina a Stettino, la principessina, lei poteva pensare e rimanere forte, prosperare nell’ombra.
Lo scintillio degli occhi, delle tante notti insonni delle estati vicine all’Artico e il flusso continuo di gente nella città, ancora così frizzante, così nuova, avanti nelle mode.
Gli uomini poi, poter gustare finalmente quel che più le piaceva.
Di valore capaci di rispecchiare le virtù fuori anche dal letto, Orlov, Stanislao e Potemkin, Bagration…e gli altri, che fame di amore, che fame di carne.
L’appetito maggiore, però, nato dal caso della scelta matrimoniale era di terre, persino più dei maschi : un gioco, un azzardo come quello delle notti bianche a San Pietroburgo.
Si muovevano masse, popoli, in luoghi sconosciuti , laggiù verso un Sud da fiabe e leggende, le incognite infinite e le immagini più vicine alle Mille e una notte o ai Gingilli indiscreti, che alla realtà vissuta.
Un rapporto di una spia, mentre si beve e si balla….un infiltrato in una tribù di pastori predoni, lo sguardo di chi ha visto tutto e vi ha lasciato solo la coscienza, se mai non l’aveva persa prima di lasciare il paese per l’avventura.
Un altro bicchiere, questi nomi fanno girare la testa: ” è un racconto delle Crociate ? Uno della bibbia ? Forse gli Argonauti ?” 
Khabardino Balkaria, Ossezia, Abkhazi..Armenia, Lesghi e poi quella che dovrebbe essere più familiare, ma…arrovescia la testa e ride reggendosi forte al cavaliere del momento, punta lo sguardo fisso e scopre i denti in un sorriso aggressivo da tigre:
“Ou est ça Georgie ?” 
Medioevi eterni, alcuni si sviluppano abnormi e rivoluzionari e ingoiano le fragili staticità rimaste fedeli a se stesse.
Talvolta s’intravede, quasi, un genius loci.  
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GEORGIA
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Tramonto ideali
Nostalgia del consueto
tristi illusioni
Un poco si rideva, speravo meglio.
Speravo sempre meglio.

 
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Giorgia: Un’ora sola ti vorrei.

COSTRUTTO

Sono davvero sveglio ?
Devo aver dormito davvero tanto. Ricordo che ad un certo punto avevo la faccia a pezzi. Avevo realmente perso dei pezzi di faccia.
Forse un mal di denti, forse ho mangiato troppo ieri sera.
 
Ricordo un passaggio in un giardino dei guerrieri andavano in battaglia e io ero uno di loro. Siamo passati fra donne bellissime e uomini generosi, la folla era in festa e quando c’è stato lo scontro il nostro animo era festoso e abbiamo combattuto come se proseguisse il simposio.
Abbiamo vinto, credo.
Almeno questo dev’essere stato il risultato finale, perchè ricordo anche distintamente il percorso che si snodava fra deserti e cimiteri, la vanità dell’essere e la transitorietà dell’umano e lo lotta senza paura contro il nemico, avendo già vissuto la propria morte e la vittoria anche in questo caso.
 
E’ possibile essere Tito Quinto Flaminio e impregnarsi di ellenismo, entrare in contatto e scontrarsi e confondere il proprio tempo e poi rinunciare al contatto in virtù di un interesse, in ipotesi, superiore: sconfiggere la Macedonia, rendere indipendente la Grecia e asservirla ? E Quinto Cecilio Metello Macedonico colse lo stesso frutto sottomettando la Macedonia o fu un frutto diverso o tutto accadde perchè doveva accadere. Sempre che tutto sia davvero successo o che non stia svolgendosi ora.
 
E’ possibile volare, scendere e confrontarsi, trovare un’ipotesi, mischiare a lungo le proprie carni e appellarsi allo spirito di sacrificio, e rinunciare per l’impossibilità ?
Il profondo riportato in superficie, il sogno e la realtà era alta
E’ davvero impossibile cambiare strada ?
 
Il successo di Second Life, essere altri se stessi, fare la storia con piccole proiezioni di se o di ma, splendere su altre superfici, tutto il prevedibile, solo un poco meglio.
 
Le realtà molteplici, i tempi fluidi, i ricordi, lo scorrimento auspicabile non necessario.
Dall’alto verso il basso, ma un genio di Siracusa anche questo lo ricordo, aveva pur ipotizzato per qualcosa una spinta dall’alto verso il basso…e molti secoli fa, se vale solo per le triremi avvertitemi, ma allora cosa faccio nella vasca da bagno ? Perchè galleggio ?
 
Il mio volto vero era quello distrutto o questo che penso che sia stato ricostruito ? Chissà cosa ho fatto veramento e cosa ho sognato.
Sento di avere un sorriso, forse sono i miei denti, finti e non posso fare altro, forse non ho mai fatto altro ho solo unito dei mattoni, senza un fine, non sapendo se il muro c’era prima, ci sarà dopo o ci sarà mai stato.
 
Fra poco proverò, sempre che questa realtà sia questa che penso, proverò ad accendere la luce e credo vedrò.
 
Per fare tutto ciò servono, un braccio, la corrente, un interruttore, degli occhi, uno specchio, qualcosa da vedere. Speriamo sia tutto a “posto” o che queste cose si siano incontrate qui.
  
 

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O se vogliamo 
sempre di Alejandro Amenabar come regista
con Penelope Cruz come protagonista
medesima storia solo uno spagnolo,
l’altro ammerikano.
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U2 With or without you