NEVE

Come mi hanno raccontato della foresta di lance, come opliti prima dell’alba in attesa della battaglia, un gruppo scuro numeroso in un angolo.
E’ giorno da un pezzo, il grigio caliginoso frammisto al bianco, sta nevicando in città, i volti scuri e impegnati, la gioventù dei sorrisi di quelli che pensano d’aver fregato ancora una volta il mondo…Soldi certi per spalare, una giornata di fatica e soldi per stare in mezzo agli amici.
I vestiti quelli di sempre, qualche caffè, qualche passaggio nei bar…sempre più frequenti nei bagni, un poco di caldo e quello che diventa un oggetto del desiderio: un phon per le mani.
Le scarpe da tennis sono blocchi di ghiaccio e il caldo assorbito nelle soste dura sempre meno.
E’ ormai sera. Manca poco alla chiusura e alla fine del turno, sarà un’altra mezz’ora di strada.
Nel bagno con Ahmid, risate e i piedi a cercare il vento caldo alzati all’altezza dell’ombelico.
Quell’altro bar di cinesi, gli avventori cingalesi e slavi, entra un italiano arrabbiato, seguito dal padre rattrappito dalla vecchiaia e dal freddo, impreca circa un ospedale, quello dove non hanno curato il padre, contro le dimissioni e contro sua sorella, pazza, pazza anche lei e contro la città in crisi.
Un cingalese curioso torna, torna più volte e osserva, cerca rogna…viene messo in fuga o se ne va senza avere capito.
Dall’ombra una mano, uno slavo con profilo da Burgnich, scuro e forse al secondo o certo giro di alcool, tocca l’avventore arrabbiato. Forse è bulgaro come tutto il gruppo di robusti consumatori, silenziosi e pesanti. Tocca, non sorride, provoca ? Ritrae la mano, la fa riemergere dalla penombra.
Un tesserino magnetico compare tenuto nella mano da muratore o da fabbro e viene presentato:”Neve”.
“Grazie ! E’ il mio bancomat !”

L’avventore arrabbiato ora è colmo di gratitudine, ora anche per lui è Natale.
Lo slavo onesto non accetta nulla da bere e scompare con il resto del bar.
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CACCIA ALLA STREGHE

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Aria nociva

Ho imparato a diffidare dell’imbarazzante cordialità degli incontri fortuiti.
Lo scambio di convenienze, le parole che si inseguono sulla banalità, gli sguardi che vorrebbero sapere, ma la necessità della prossima interruzione senza strascichi.
La fortuna deve essere colta quando si presenta e la lungimiranza può in senso proprio permettere di costruire un piano d’attacco.

Andò così , quando lo scorsi impettito che saliva sul tram, quell’aria da gagà della discoteca della Brianza, un omuncolo di successo con note passioni inconfessabili, ma ampiamente conosciute e viscidamente manifeste, magari da raccontare dopo un paio di birre con un sorrisetto equivoco.

Ero indeciso se avvicinarmi quieto, ma una volta dimezzata la distanza comincia a correre, affannandomi a bella posta e strabuzzando gli occhi.
Davvero una bella comparsata.

Quando saltai sul predellino urlavo: “Bastardo ! Porco !”

Spintonai via maldestramente un paio di passeggeri ripetendo: “Bastardoporcolabbambina !”

Lo stronzo mi riconobbe solo in quel momento, più stupito che spaventato: ” Andrea ? Che succede ? “

Continuai a urlare quasi piangendo : ” T’ho visto al parco che hai toccato la bambina ! Porco ! “

Il primo schiaffo glielo diede una signora quando ero a cinque metri….il secondo , un ragazzo vicino.

Quei cinque metri diventarono densissimi di persone, non riuscii nemmeno ad avvicinarmi.

Scesi mentre era a terra e avevano cominciato a prenderlo a calci, lui implorava, farfugliava che chiamassero la polizia, che avrebbe spiegato, ancora gli menavano .

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“Scusa e con la bambina…come è finita ? Una bella fortuna che tu l’abbia beccato prima che andasse avanti !”

Quale bambina ? Quello era il direttore del personale dell’azienda in cui lavoravo, aveva minacciato più volte di licenziarmi…è un bastardo e so quanto porco, niente a che fare con la pedofilia, che io sappia e lui ha capito che so…

Quel che serviva era una bella accusa gratuita e la caccia alle streghe è aperta, altro che sindacati !

Gli sarà passata la voglia di fare lo spiritoso…