PICCOLE ERRATICITA’

Segaligna me la ricordo da sempre.
Il prototipo della beghina baciapile. credo sotto il metro e cinquanta…madre, non so come di tre bimbi (che ora l’hanno resa ampiamente nonna) sposata con un marito piccolo a sua volta, ma leonino, che girava in Lambretta e l’ha resa ormai da tempo immemorabile, pur essendo morto con i figli che avevano raggiunto l’etò adulta, vedova.
L’aspetto asciutto e avvizzito le avevano sempre conferito un quel di cinese, quanto Mr.Magoo e come le gag di quel fumetto la caratteristica della vecchietta, che ricordo nella mia tenera età anche abbastanza bacchettona e rompiballe tout court, cero anche senza alcun episodio preciso, era di essere sprovvista di un gran numero di diottrie.
La senescenza non l’ha certo aiutata e credo che attualmente veda ombre più chiare nel vuoto e ombre più scure per persone, alberi o automobili.
Se una volta però potevo riconoscere i suoi orari, scanditi su quelli di una funzione, di una messa o di qualche attività della parrocchia, ora spesso nel vuoto astratto di questa cittadina di plastica e giardini, la incontro che bordeggia a orari improbabili, noi soli, la saluto sempre e solo qualche volta sotto casa mia ha il coraggio di domandarmi chi sono. Ora è diventata simpatica nella sua fragilità rattrappita e mummificata.
Dove vada, se abbia sviluppato dei sistemi radar come i pipipistrelli o se segua una legge divina dell’errare…costruendo i riferimenti di un piccolo universo a lei solo noto, non ardisco a interrogarla. Forse coi suoi occhi ciechi sta cercando Dio o forse la troverà lui.

PROFUMO DI PERSIA

 
Tabriz, Isfahan, Bassora, Zakron, Teheran erano nomi familiari a Paperopoli, come potevano esserlo Cortemaggiore, Piadena, San Lorenzo in Campo, Pisticci.  
A questi paesi italiani, talvolta molto piccoli, era stato concesso, grazie alla loro virtù minerale, di divenire nomi di vie circondate dalle casette rigorosamente della Lego.
Erano tutti luoghi dove era stato trovato il petrolio, anzi quando l’età permetteva di fare dei distinguo tecnici, vi erano stati scoperti dei giacimenti di idrocarburi.
L’Iran, era un posto dove alcuni dei genitori vivevano per lunghi periodi, alcuni nostro compagni erano persino nati, altri vissuti in quei luoghi, c’era stata una dolce vita, ville e lusso protetti dal Trono del Pavone e dallo Shah, Reza Pahlavi ed ovviamente dalla Savak, la crudelissima polizia segreta.
Da quelle pietraie lontane, da quelle sabbie mitiche divenute per joint venture così laboriosamente quotidiane, si stratificarono sui pavimenti degli appartamenti paperopolesi decine di tappeti.
Tutto il sapere di secoli di nomadismo in iurte, capanne di fango, tosature e generazioni di piccole mani esperte di nodi, azeri, tadjiki, kazaki e genericamente persiani, si riversava come un fiume di lana trattata su parquet, marmi e piastrelle medio-altoborghesi.
Dalle ricerche alla scuola elementare ed una conoscenza un po’ astratta, l’universo si aprì nell’adolescenza.
Spesso i sabati, gli appartamenti in penombra si aprivano misteriosi a feste più o meno devastanti, case spesso vuote di adulti impegnati in alti compiti, magari questa volta in Nigeria o più prosaicamente a sciare nel weekend.
Ritrovare qualche volta la funzione primaria dell’ideazione del manufatto, la carezza totale della superficie tessuta con la schiena su quei pavimenti, la perfetta donna vitruviana e la parafrasi maschia di un Tau, una crocefissione dove ad inchiodare al supporto è la sua stessa carne e più forte di ogni anima di cemento, la volontà ed il desiderio.
La morbidezza sostenuta chiama al ripristino della natura, si scindono le complessità rimangono gli elementi:
un tappeto, due corpi di animali, mammiferi come l’origine del tessuto ed a coprirli capelli a raggiera, come un’ampia felce, ad occhi chiusi due sorrisi, cullati dalla passione.
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FUOCHI ARTIFICIALI PER IL 60 anniversario dell’Indipendenza Indiana, per tutti gli altri Buon Anno.

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SOTTO GLI ULIVI di Abbas Kiarostami (Iran 1994)
Voglia d’amore,
La speranza infinita,
Corona il cuore. 
E per la fine che apre il cuore ci andrebbe una carrellata con Mendhelsonn, ma per vicinanza emotiva forse
 i Talking Heads sono più consoni

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