DIO E’ AMORE

Dio, patria e famiglia.
Ho sempre tenuto i miei valori stretti al petto ed ho marciato ubbidiente secondo il destino che altri più in alto di me. 
Io ho fiducia nelle istituzioni e le seguo.
Anche ora che ho i pensieri cupi, vado in Chiesa tutti i giorni, tutte le feste comandate, obbedisco agli ordini e sono un marito esemplare.
Non sono purtroppo un padre modello perchè non ho potuto avere figli.
Sono metodico anche nelle piccole cose ed economo anche nel lavoro se posso risparmio.
Ore ed ore in questa cantina, un tavolo, una penna, una risma di fogli, due sedie, un rubinetto, un lavandino un secchio, una presa di corrente, una radio a volume alto.
Sono passati tanti di quei senzadiocapelloni sempre pronti a sputare nel piatto in cui mangiavano, non meritavano né l’amore di Dio e nemmeno il suolo della nostra gloriosa nazione.
Li ascolto per l’ultima volta come farebbe un padre, se sono pentiti;loro invece mi urlano ingiurie, credono ancora di poter comandare da figli di papà che non hanno mai lavorato… 
Poi se non sono pentiti, passo ad interrogarli, qualche schiaffo all’inizio, poi le scariche ed infine l’acqua.
Guarda quest’ultima che mi hanno portato, una ragazza bella come una Madonna, i capelli fini sulla fronte e magari non è nemmeno sposata ed è incinta.
Uno sguardo limpido, chissà con chi l’ha fatto, verrebbe da proteggerla dal male del mondo…come un padre.
Invece è una puttanella velenosa, alzo la radio per coprire le sue urla, trasmettono il successo di Fernando Ubiergo, la canzone che ha vinto al Festival di Vina del Mar, è uno stronzo cileno, ma va bene lo stesso…
torno a tuffarle la testa nel secchio.
Non si pentirà, nemmeno il Signore vorrà salvare questa troietta spocchiosa, ma forse, potrei educare, come mio, l’innocente dono del suo peccato… 
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HONG KONG-Monaco in discesa

Liberamente ispirato a
Hijos” di Marrco Bechis (Italia/Argentina) 2001
ed in ultimo a
“L’Isola del silenzio” Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina di Horatio Verbitsky ed. Fandango.
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Fernando Ubiergo (brano vincitore del Festival di Vina del Mar nel 1978) 
El tiempo de las bastillas
Dicen que el tiempo guarda en las bastillas
las cosas que el hombre olvidó
lo que nadie escribió
aquello que la historia nunca presintió.

Y vuelan las gaviotas a la tierra
trayendo la vida que han robado al mar
¿ A quién le importará…?
que las gaviotas vuelen la historia del mar…

Guarda el tiempo en las bastillas
unas cuantas semillas que entrega una canción
pero hay un lugar donde el olvido floreció.

Guardan polvo las bastillas,
el tiempo unas semillas, quizá una canción
pero quién guardará las cosas
que no son de Dios…

Y buscan las hormigas por la tierra
migas, migas hasta hacer un pan
¿A quién le importará…?
que las hormigas miguen su propia verdad.

Y nace mi canción desde el cemento,
una flor que en el desierto morirá
y el canto de un zorzal
se perderá en el ruido de la gran ciudad

Guarda el tiempo en las bastillas
unas cuantas semillas que entrega una canción
pero hay un lugar donde el olvido floreció

Guardan polvo las bastillas,
el tiempo unas semillas, quizá una canción
pero quién guardará las cosas que no son de Dios…