CANE

Il volume ed il contenuto è il mistero assoluto, il perimetro è il viaggio d’esempio, lungo e pericoloso, ma finito e per chiuderlo bastano due colonne.

Il mare da cui sentiamo d’essere originati, che inghiotte e partorisce, cresce con la luna, quell’altra forza sconosciuta, presente.

L’immagine del suo centro è la conchiglia e dalle sue valve un cuore mobile e pulsante, il senso della passione Afrodite che nasce dalla spuma, qui di fronte alla foce.

Sulle rive del fiume, l’antico ormai volge alla decadenza, eppure potrebbe ancora rigenerare e da sconfitta, ma a confronto di secoli cosa significano migliaia di morti di un esercito ?

Qui l’esperienza, la civiltà ha creato e forgiato la forma migliore per le più ardue battaglie, quelle del letto.

Nulla limita la fantasia, nè le buone maniere, nè un pensiero da contadini fortunati e provinciali. Venite, venite pure a sottomettermi, a schiacciarmi, a dominarmi…questa è solo una delle possibilità, una delle posizioni, che io conosco per esperienza e per scienza esatta…e la mitologia è entrata nelle mie carni.

Ecco sei di fronte a me vestito di rosso porpora e la magia del mollusco ti è entrata nel mente non ancora imperiale, eppure la grandezza di maschio vincente ti prende così come vorresti prendere me, il possesso, possedere e possedermi.

Attendo, le gambe aperte, serratura del mondo e l’unione solo nel girare attorno alla chiave, pilastro del cielo, penetrare il destino ed essere, parecchia penetrata.

Sono sul bordo del mare e contemplo la tua figura che torreggia a poca distanza, sei pieno di te e vorresti rimpirmi, qualcosa, tutto il tuo mondo distante ti trattiene, tutta la gravità e la vita ti spinge ad entrare, il mio letto è una conchiglia imbottita di pietra, vuoi impressionarmi per quello che sei diventato, per quello che rappresenti, ma ti tira, ti tira quello che io sono, che sono da sempre.

Il mio corpo è l’interno della conchiglia di pietra, perso fra i cuscini, il mio braccio si solleva, comincia un gesto circolare dall’alto, è l’imposta superiore del bivalve che si chiude, affrettati a buttarti se vuoi,  poi raggiunge la tensione parallelo alla terra, il dito ti indica, l’ordine della natura, la tua tende la tunica, mi punta, la mia sacra voce ordina senza violenza e non lascia spazio:

“CANE !”

Ti inginocchi ed obbedisci, o mio ormai docile Cesare, a quattro zampe, il rosso della tua lingua porpora viva e guizzante…quello che devi fare è cercare la resurrezione, congiunta la tua e la mia,  in questa mia conchiglia marina, comincia a lappare…

 

Museo d’Orsay: Gustave Courbet-L’origine del mondo

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ALESSANDRA NEGRINI in Cleòpatra
  
Cleòpatra di Julio Pressane (Brasil 2006) – 118 minuti
Rive del Nilo
Tira più del carro di Horus
Altro che il naso !
Circe trasforma in porci, Cleòpatra può mutare in cane anche l’uomo più potente del mondo…
(poi ci riesce perdendosi con Marco Antonio)
Statico (sul bordo del letto):
“CANE”  migliore battuta del festival

 

CACCIA ALLA VOLPE

Caccia alla volpe

Il cavallo, i cavalli, la brughiera e la scuola di Cavalleria di Pinerolo, le battute di caccia, l’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro di cui si sono spesso fregiati i miei antenati, il valore in battaglia, la shahàda…

La quarta sponda prima, anzi prima veniva l’Impero, un regno di ciottoli e di sabbie, dove già vivevano sfiorando la fame, questi fantastici cavalieri, Amhara, le persone di cui mi fido di più al mondo.

Dal punto di vista della tattica imparata a scuola…abbiamo perso, forse non siamo mai stati in gioco, in campo aperto non c’era storia.

Poi è cominciata la caccia alla volpe e la volpe siamo noi italiani, il Gruppo Bande Armate a Cavallo e soprattutto io, il Cummundur as Sheitan e la mia bellissima Kadidja, il coraggio trasfuso nel corpo della donna più bella del mondo.

Diecimila fanti devono difendere l’onore d’Italia sui forti dell’Amba Alagi…purchè riescano ad arrivare, questa fuga all’interno, ritirata e noi a frenare i cacciatori.

Arrivano, migliaia di truppe anglo-indiane ed avanti hanno una ventina di autoblindo e noi il valore, le sciabole, le bombe a mano ed i cavalli.

La morte donata alla patria può lasciare la memoria dell’eroismo, ma qui se non servisse a nulla sarebbe una morte dimenticata, buona sola a se stessa.

Qui altro che volpe, qui finiamo a fare la fine delle galline.

Avrei bisogno di acqua, di prati, di sentire qualche volta un po’ di fresco, la mia promessa sposa donna Alba (come la città dei tartufi)…invece rischio di finire a calcinare le ossa  in un mondo lontano, sotto un sole diverso, un Dio sempre più mio e Maometto come suo profeta.

Eppure, ricordo, ora, una caccia alla volpe: la poveretta era senza scampo, un cul de sac naturale, aveva ancora due o trecento metri al massimo di fuga…

La volpe si girò e si mise a correre dritta dritta fra i cani ed i cavalieri, i cani erano ostacolati dai cavalli ed i cavalli non potevano rischiare di cacciare i cani…riuscì a fuggire, quel giorno.

Possiamo farcela, possiamo sperare nella sorpresa, attaccare frontalmente la fanteria nemica e forse, le mitragliatrici non spareranno, non rischieranno di colpire i loro stessi soldati, di falciare noi e loro insieme, malgrado la preda sia così vicina ai loro occhi, se la vedranno sfuggire.

Sorrido, ora prego, la professione di fede:

“La ila ha illa Allah, Mohammad rasul Allah.”
Attacchiamo, possiamo farcela.

Per tutte le persone che si trasformano nelle esperienze

 

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(ps. Amedeo Guillet, riuscì, fu ambasciatore nel dopoguerra per l’Italia, si pacificò decisamente con gli Inglesi combattendo nell’esercito Regio contro i Nazi fascisti, vive tuttora fra l’Irlanda e l’Italia).

Film d’ispirazione

Le quattro piume di Zoltan Korda (1939)

In preparazione dichiarata

La guerra privata del Tenente Guillet di Edoardo Winspeare (2008)

Libro di riferimento:

Naufragios di Álvar Núñez Cabeza de Vaca