SCOSSA

Non so ballare il tango. Non so ballare particolarmente bene. Non sono mai stato nemmeno in Argentina.
Che siano o meno Milongas, sono pratico di locali fumosi, di quando ancora si poteva in Italia e di quelli che ne hanno l’aria nel mondo.
Guardo molto, osservo e penso. Mi sono abituato ai tuoi scatti, ai tuoi strappi e ho chiamato i riavvicinamenti e le ostacolato le fughe, gli abbracci, le volte che ci si sfiorava, le liti forti, quasi fino alla violenza.
Le orbite che paiono avere un centro di gravità e il magnetismo negli occhi, nelle vite dove i poli non sempre s’attraggono, non sempre si respingono.
Eppure il piano è infinito come la Pampa e i venti spazzano il nostro momento, il nostro ergersi alla sfida; un mondo di azioni e reazioni, ma già la statica è un’impresa e ogni momento è un graffio, una spinta, una presa anche al limite dell’equilibrio.
Ma sono un uomo e il mio compito è portare e alle scosse reagisco nella dinamica del conflitto, sostenendo il peso.
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