UN SOGNO

Il buio è completo, ma quello che vedo è inondato dalla luce, è un’esperienza che mi è familiare.
Fosse dietro una feritoia, nella pancia di un aereo o in una buca per un’agguato.
Stavolta è diverso, dev’essere un ricordo più lontano.
C’è tanta luce attorno a me, anzi, la notte dev’essere altrove. La polvere e i canali di irrigazione e sole tanto sole, mentre a casa i racconti che arginano la durezza di questa vita di frontiera sono costellati di freddo, di foreste e di massacri nei secoli.
Popoli che si svegliavano e trovavano un nemico, i miei antenati, il popolo eletto come gli agnelli sacrificali e il destino si accaniva, li sacrificavano, schiere sacrificate nei roghi, nei pogrom.
Ma non ho mai conosciuto quella realtà, ho visto i nemici e ho visto la loro disfatta, sono stato la scopa per spazzare la polvere negli angoli e poi per farla scomparire.
Sono la resurrezione e la carne, i muscoli degli antichi condottieri, quella parte che per tanto tempo avevamo represso.
La foresta del mio cognome, le foreste dei cedri del Libano, il Sinai, tutto quello che è la memoria di un popolo, tutto quello che ci siamo raccontati per secoli quando eravamo lontani, prima che nascessi io e prendessi in mano le situazioni e prendessi la gloria e il peccato.
Tante volte c’erano loro, tanti arrabbiati e disperati e c’eravamo noi, temprati nel dolore di secoli, abituati all’inerme vittimismo, poi allo sterminio e ora alla vendetta. Anche preventiva.

Li ho inseguiti nella loro superbia fin dentro le loro case, ho fatto entrare la luce scoperchiandole, volevano farci del male e io come Dio li ho distrutti fino alla settima generazione, unico limite altri miei commilitoni, superiori, comunque altri ebrei: NESSUNO TOCCHI PIU’ UN EBREO.

Ho tagliato le loro foreste, la loro progenie.

Vedo le stelle e c’è tanta luce, posso fuggire nel caldo di quella notte ? Sono davvero stanco.
Ed ora dopo tanto vagare, dormo, dormo da anni e sogno battaglie forse o forse campi di terra generosa, campi di eroi.

Biancaneve.jpg

Dedicato ad Ariel Sharon, due o tre anni di sonno, un corpaccione gonfio di passato e di violenza, forse animata di buone intenzioni.

POSSESSO

E’ questa l’ora di tornare ?
Non c’è niente da mangiare, i tuoi figli sono nervosi, non gli si può dire niente, cosa hai fatto?
Cosa pensavi? Perchè non mi hai avvertito del ritardo?
Io con te sono sempre corretto, quando ti aspetti per un impegno o te lo dico prima.
Cosa fai ? Come ti vesti? Vedi un altro?
Sei sempre inquieta, ma che vuoi dalla vita? Hai rovinato la fiducia che avevo in te.
Sei una puttana, una puttana (e ti scopo da puttana) muoviti vieni qua.
Non ti entusiarmare troppo, hai quello che meriti e quando lo dico io.
Non ti ho perdonato perchè non sei grata dell’opportunità di vivere con me e di abbeverarti alle crepe della mia freddezza.
Tu fai sprizzare il sentimento, quello di cui TU hai bisogno, poi richiudo i varchi.
Ma lo vedi come si comportano i tuoi figli? E’ perchè non li sai educare, sono così riottosi e incivili, è colpa tua che li lasci come galline libere nell’aia e non li sai tenere, adesso ti faccio vedere.
Non risolvi mai niente, non sei capace di finire qualcosa.
“ma che ti tiene a fare?”
La vacca! La vacca nella stalla!
E stretta nelle pareti anguste rumini il fieno rancorosa, chiudendoti negli spazi vuoti della femminilità abituata alla superbia del dominatore, un giorno dopo l’altro, resisti portando carichi sempre più sfiancanti.
Sotto la placida sottomissione un barlume dello sguardo felino di antica tigre, lascia intendere sotto le lunghe ciglia, che fosse anche fra mille anni, una ribellione ci sarà o già c’è stata.

FERRO_3.jpg
FONDERIA
Mamma mia !.jpg
Isola greca
passano le stagioni
arriva l’amore 

http://haikumeccanico.myblog.it/media/00/00/1440781595.mp3
Mamma mia !