IL BRUNETTO DI ABASTO-GARDEL

Se la montagna è il luogo dove nascondersi, la pianura è quello dove ci si può ergere e risultare, a pari altezza poco più di una nullità o titano.

 

Il passo, maschio delle bande di strada, l’incrocio e il legame con la terra d’origine così forte e così lontana da parere sognata.

Perché siamo qui, ora nel luogo dove rubiamo e il bacio è amore anche se strappato in margine a un sorriso di di guancie, mal rasate.

Incrociamo spediti nelle strade anonime, l’attacco può diventare una fuga, vigili per strappare una preda o scappare a rivali o poliziotti, da soli o in gruppo e in due, col compare, si è già una squadra

Resistere alla vampa del sole o rigirarsi sotto il vento, nel quale il presagio dell’aria di mare lascia intravedere un piccolo successo, sopravvivere ancora quel giorno.

Svolti un’angolo sei un uccello da preda e in quell’altro sei selvaggina.

Rubare, rapinare tutto, ogni oggetto anche quello più inutile e negli angoli bui o negli spazi deserti anche i corpi per il sesso, desiderosi o meno che quel che conta non è la volontà, ma il passaggio e l’anfratto.

Il desiderio dell’amore, della fuga e vagheggiare un ritorno che si spegne nell’incrociarsi di strade, tanto l’orizzonte è sconosciuto, in una metropoli cresciuta in fretta, con i cittadini versati ad imbuto nel porto.

Per ritornare si dovrebbe essere davvero di qualche luogo e non una provenienza, un racconto di madri, spinte come vacche sulle barche dall’altra parte dell’Oceano, Polonia, Italia, Francia, accumunati dalla miseria,  che mancavamo noi uomini più di quello che di bestiame che quello ce n’è in abbondanza.

Marinai sull’orlo di un oceano verde, le barche bruciate alle spalle e la spinta mentre la grande città li riassorbe nello strappo alla fortuna, espediente per nutrirsi.

La strafottenza di piccoli malavitosi, ingenui perché non hanno conosciuto altro che la strada, di questa vita senza altri tempi:

il presente di copula o di coltello e il futuro ovunque, pronto a spegnersi in una pozza di sangue, dopo quattro passi strascicati verso uno specchio per lo sguardo nato da un errore di valutazione.

Un abbraccio, un abbraccio di uno e ogni angolo d’ombra chè questo vento e questo sole e neppure la notte lasciano scampo.

C’è così tanto mondo intorno, vivere al limite e nel frattempo cantare.

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Sono giorni che mi appare Gardel, ma qualcosa mi sfugge.
Forse dovrei sentire un bandoneon.
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 Alya in Israele
la mancanza è presente 
Un braccio in meno
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Volver di Carlos Gardel
(esiste la versione di Penelope Cruz cantata per Volver, ma qui siamo in Argentina)

Primo quadro di avviluppo caucasico

In fondo aveva due nomi ed era due persone e una parte al suo interno c’era sempre nascosta.
Per tutti Ekaterina che poteva brillare e sporcarsi, la donna, la stella che splendeva ogni giorno più forte e impietosa.
Per se tessa rimaneva Sofia, quella che era stata da bambina a Stettino, la principessina, lei poteva pensare e rimanere forte, prosperare nell’ombra.
Lo scintillio degli occhi, delle tante notti insonni delle estati vicine all’Artico e il flusso continuo di gente nella città, ancora così frizzante, così nuova, avanti nelle mode.
Gli uomini poi, poter gustare finalmente quel che più le piaceva.
Di valore capaci di rispecchiare le virtù fuori anche dal letto, Orlov, Stanislao e Potemkin, Bagration…e gli altri, che fame di amore, che fame di carne.
L’appetito maggiore, però, nato dal caso della scelta matrimoniale era di terre, persino più dei maschi : un gioco, un azzardo come quello delle notti bianche a San Pietroburgo.
Si muovevano masse, popoli, in luoghi sconosciuti , laggiù verso un Sud da fiabe e leggende, le incognite infinite e le immagini più vicine alle Mille e una notte o ai Gingilli indiscreti, che alla realtà vissuta.
Un rapporto di una spia, mentre si beve e si balla….un infiltrato in una tribù di pastori predoni, lo sguardo di chi ha visto tutto e vi ha lasciato solo la coscienza, se mai non l’aveva persa prima di lasciare il paese per l’avventura.
Un altro bicchiere, questi nomi fanno girare la testa: ” è un racconto delle Crociate ? Uno della bibbia ? Forse gli Argonauti ?” 
Khabardino Balkaria, Ossezia, Abkhazi..Armenia, Lesghi e poi quella che dovrebbe essere più familiare, ma…arrovescia la testa e ride reggendosi forte al cavaliere del momento, punta lo sguardo fisso e scopre i denti in un sorriso aggressivo da tigre:
“Ou est ça Georgie ?” 
Medioevi eterni, alcuni si sviluppano abnormi e rivoluzionari e ingoiano le fragili staticità rimaste fedeli a se stesse.
Talvolta s’intravede, quasi, un genius loci.  
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GEORGIA
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Tramonto ideali
Nostalgia del consueto
tristi illusioni
Un poco si rideva, speravo meglio.
Speravo sempre meglio.

 
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Giorgia: Un’ora sola ti vorrei.