CASCATE

“Papà, dài andiamo alle cascate !”

Attila scatta, in un attimo è altrove. E’ dal mattino che vede il fiume alpino frangersi sulle pietre.

Non è il quando che lo interessa, lui vive nel subito, ma il dove.

Beh, direi che questi scalini sono infidi, almeno in prospettiva, inviano verso un dirupo, no da qui non si scende.

Attila è già molto avanti. Da tecnico del movimento, capisce che, oltre una pendenza, si cade. Torna indietro prima del pericolo.

Passa l’idea di chiedere alle “maestranze” del Ristorante-rifugio, da dove si scende agevolmente.

Il sentiero è sicuro, per quanto non sia molto battuto, ma Attila è agilissimo, salta velocemente, procede senza strappi e senza incertezze.

Ecco il mio piccolo capriolo sui massi del fiume, salto anch’io, vado d’esperienza, ma vedo già che mi sta bruciando anche in questo sport.

Questa mattina abbiamo giocato a prendersi, bel gioco…se si raggiunge la preda, un paio di scatti, inutile troppo veloce e poi…cambia direzione continuamente !

Fronteggia l’acqua fluente, prima un sasso, poi l’altro sempre più grandi, l’animo del minatore gli è rimasta, contempla ti tonfi.

Poi ricorda:

“Papà, quali sassi devo prendere ?”

Dalla contemplazione alla selezione, frugo nel greto, scelgo, passo.

Alcuni presi da lui, sono il contrario di quel che gli ho detto, panciuti e asimmetrici entrano nell’acqua di taglio e senza rotazione.

Due rimbalzi e un sorriso.

“Papà, ci sono riuscito !”

Qualcosa si può insegnare, ad esempio a far rimbalzare i sassi sul pelo dell’acqua.

e9a05960060793bc053d836f40f6eb51.jpg
TOKYO: SUMO
e66b1def22d7e01176655b44f1ee7842.jpg
LA ZONA di Rodrigo Plà (Messico 2007)
Zona protetta
le belve dentro e fuori
Caccia all’uomo.
(“come spiegherò a mio figlio che è vissuto dietro a un muro ?”)
http://haikumeccanico.myblog.it/media/02/02/5f57940c1ac8e57ec19064a6f99e37c1.mp3
 

Ustmamò-Siamo i ribelli della montagna 

NISEI

Un’isola piena di montagne, spiriti appollaiati sui primi contrafforti delle colline con il becco adunco come corvi con tre zampe, come se non bastassero i corvi normali per divorare occhi e speranze fallite e infine i vicoli sotto il castello, dove la vita continua al limite basso della plebe più bassa.

L’editto che toglieva il marchio e la grande spinta si sono consumati nei territori dell’Occidente, tanti gonfi di sogni a regnare sulle razze inferiori, pochi gli smobilitati ed al ritorno un fonografo dove il disco gira con una musica sconosciuta di salti violenti e una voce di donna in una lingua sconosciuta che canta disperata come la seta strappata. 

Ko l’orientale, vive e annuncia le terre dove arriva il vento e pure nevica, al di là del mare, pronte da riempirsi e da far prosperare la razza dei superuomini, giapponesi da poco sconfitti, gli smeraldi ed il cibo da prendere con pochi colpi di vanga. 

“Sao Paolo, Buenos Aires” sono un mantra annunciato nell’ignoranza di chi non è mai andato oltre l’orizzonte e che non sa fuggire oltre la propria fame, la ripetitività del medesimo pasto un sogno, la consuetudine al vuoto.

Eppure al Sud dall’altra parte del mondo sotto il fiume, scorrono filoni di argento, “Rio de La Plata” c’è scritto sulla cartina e lo puoi segnare col dito.

Il gruppo della società dei Cuori di Ferro più che nel sogno crede nel boss, Ko l’orientale, il criminale disincantato.

Un agguato, i colpi al suo corpo, una vittima innocente nella sala da ballo, quella ragazza uccisa al suo posto ritornerà fantasma sulla pista a sfidare il tabù.

Il sangue le cola dal volto come il giorno fatale e lei, contro l’uso del Tango, chiede all’uomo: “Vuoi ballare con me ?”

Le donne si fanno sfacciate, invitano loro a ballare “vuoi ballare con me ?”, inutile lo sbattere incredule le ciglia celando la dura natura di fiori d’acciaio. I costumi, nel frattempo decadono ed un altro giro, sognando il Rio della Plata.

Il boss si è salvato e precipita nei piaceri dei Vicoli, ascolta al grammofono quella voce che canta come seta strappata, la lussuria è natura, i sogni sono un futuro evitabile.

Sulle bende un fiore rosso delle ferite non rimarginate e la Società dei Cuori di Ferro che pompa sangue di desiderio inespresso, giovani desiderosi di azione con molte scusanti.

E’ partito da solo, la nave l’ha portato, prima Sao Paolo, qualche cartolina, poi Buenos Aires, le pianure sterminate, le albe senza limiti e la fortuna a portata di mano, da afferrare crescere e moltiplicarsi. Poi più nessuna notizia.

Una lettera in caratteri romani scritta in spagnolo, parla di Ko l’orientale come di un “fratello nella lotta”. Il gruppo è stato scoperto mentre lottava per i diritti dove c’erano solo speranze.

Dev’essere stato ucciso e buttato in un anfratto o nel mare.

 

01f71b143cc6a52e5d666d5f0d8d07dd.jpg
MIRANDA CORTES
http://haikumeccanico.myblog.it/media/00/02/dd4209f0e5e3146abc762e4edf800408.mp3
Duffy-Mercy
9a0c8483a856a120cd2154c926b79e89.jpg
Benvenuti in Paradiso di Alan Parker (1990)