PROGRESSIONI MATEMATICHE

 

I soldi  pochi e la volontà di liberarsi tanta, gli ormoni allora sani e pimpanti spingevano a trovare spiragli anche minimi di libertà.

Il primo passo liberarsi più a lungo possibile dei genitori, se vanno via loro si rimane a casa a preparare gli esami, se restano loro, quest’anno si scende a Senigallia.

I nonni stanno bene, ma sono anziani, un aiuto serve sempre ed io sono un baldo ed aitante giovanotto, vado a fare il nonna sitter di giorno ed a dormire il meno possibile di notte.

Qualche resistenza, qualche dubbio, ma alla fine scendo.

I miei nonni, mia nonna che dirigeva la casa dall’alto del suo metro e cinquantatre aveva usanze ascetiche e fra l’altro non era una gran cuoca.

Era migliore come sarta, ma al massimo riusciva a buttar giù una pasta e le patatine fritte, ero anche il suo nipote preferito e nemmeno l’unico.

Il treno e poche centinaio di metri fino a casa, la casa d’angolo verde, la Rotonda, l’odore del mare, l’aria col sole.

I nonni me li ricordavo messi  meglio.

Le reazioni, proprio una decadenza mentale, quella dell’Ersilia, sento che mi sfugge qualcosa.

Dice che negli ultimi tempi maggia solo tutti i giorni “un pschtin e do pudori spaccat sal sàl”

Due pomodori ed una pesca ? Un po’ ripetitivo, ma contenta lei, immagino che all’Armando prepari una cofana di pasta, evvabbè fare il nonna sitter sarà un po’ più difficile.

Apro il piccolo frigo, che a fatica aveva sostituto la ghiacciaia, vedo una teoria di cose simili e capisco.

Ogni giorno nonna nella quiete delle sue giornate identiche, si recava presso il negozietto di alimentari vicino casa ed ordinava sempre il medesimo menù: “Due, tre pomodori e due pesche”.

Poi ne mangiava uno o due ed una piccola pesca e riponeva il resto nell’elettrodomestico bianco, fiduciosa nella tecnologia.

Doveva essere passato un mese dalla prima volta.

Una serie alternata di pesche e pomodori in differenti stati di conservazione o meglio di putrefazione, accumulati con precisione in progressione matematica, un piccolo teatro di natura morta, salutò l’inizio della mia estate.

 

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Film evocato:  A Zed and two naught by Peter Greenaway (1985)

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Tutto va verso la dissoluzione eppure c’è passione anche nella fine

 

PAPEROPOLI (tisane di tiglio a)

 

Il cellulare alle 8 e 20 di mattina squilla insistente.

E’ un pungolo, devo velocizzarmi, invece di perdermi nel dialogo filosofico con Charlize, devo tirarla fuori dal bagno, portarla all’Asilo, infilarle il cappottino, altro che  perdermi a spiegare:  

“Che paese è la Zermania ?”

“E’ quello vicino alla Polonia, talvolta troppo vicino…”

“ Ah, ed allora gli umani della Polonia non avevano più un paese ?

“Eh, già”

“E la Russia, che paese è ?”

Intanto squilla e si avvicinano le 8.30, almeno per le 9.00 DOVREI essere lì a consegnarla.

Seguo il suono, è in cucina, mi avvicino al ripiano, il visore ripete ritmicamente un nome ed un cognome, un tempo pensavo che fosse la donna della mia vita.

Era un’idea del tutto proiettiva, come accade spesso in amore, non ci fu mai niente ed a posteriori, pur rimanendo il rammarico per l’esperienza mancata delle sue carni, ho confessato a me stesso che mi ero innamorato di una prospettiva, di avere una donna per amico; peccato che la sua gestione di fidanzati non fosse improntato alla complicità, ma alla più trita consuetudine affettiva, persino noiosa.

L’intermittenza del cuore si sposa con il ripetersi dello squillo.

Solitamente penso positivo, ma l’incredulità di quel che vedo mi porta a calcoli di probabilità.

Non la sento da mesi, sposarsi si è sposata, figliare ha figliato, a quest’età starà morendo o sarà morto qualcuno, mi predispongo.

“Sai Aka, che ho portato Filippo alla scuola ?”

Cazzo ha anche lui sei anni ? La prima elementare ?Mi pareva nato una vita dopo Attila!

“ Alla Scuola Maria Ausiliatrice festeggiano i 50 anni dalla fondazione, ieri era il giorno della morte di Enrico Mattei  ed hanno affisso le foto dell’inaugurazione e poi immagini dei momenti della vita di questi anni”

La mia scuola, a Paperopoli, con la sua aria da campus americano,  era ovviamente cristiano-sociale, gestita dalle suore suore, ma vagamente Montessoriana anche nelle architetture, moderne ed a misura di bambino. C’ero tornato anni dopo ed i soffitti, un tempo altissimi, mi superavano al massimo d’una ventina di centimetri. “Mi sono avvicinata ed ho pensato ‘Chissà se conosco qualcuno ?’ Io era in Via Libertà, non c’ero. Oh, non crederai mai, chi c’era nella prima foto” Una suora che non arrivava al metro e sessanta figlia di un’operaia comunista, 36 bambini, classe mista sperimentale, alle ultime fila tirava il cancellino, il baby boom ed il miracolo italiano. “Eravate tu, Glori e Tricotti”  Mi sveglio e balbetto: “Scusa come ? Quando ?” Lei “Fai un po’tu, c’è scritto 5 A sul cartello” Ulp :“32 anni fa….e com’ero, grasso ?” “Aka eri tu, uguale”.  

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Film di riferimento:

Perché senza di lui non sarei mai esistito in questa sostanza e men che meno, Paperopoli.

Se volete chiamatela pure San Donato.

Il CASO MATTEI di Francesco Rosi (1972)

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Odio e petrolio,

Incidenti casuali,

Sette Sorelle

                                                                                   *

Misteri d’Italia

Gelosia d’oro nero

Nessuna Pietà

 

 

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REM- Shiny Happy People