TANGO del TEMPO

L’officina, il petrolio,le idilliache terre d’Abruzzo mai viste, raccontate e matrigne, del sudore non si parla nemmeno, perché altrimenti che si starebbe a fare da questa parte del mare, figlio d’emigranti, a spaccarsi il tempo e le mani.

Un primo taxi modificato per le prime vittorie e poi il volo, il sacrificio e la comprensione del lavoro altrui.
Gli strappi del motore, chè il ballo lo si sente nel petto, ma la musica è quella dei cilindri, tutto vibra in un universo di compressione e liberazione:
i muscoli d’acciaio come la tensione sullo sterzo e pulegge ed i pistoni salgono e scendono come la tesa passione rappresentata e sofferta.

Un salto e si valica l’oceano, la realtà del ritorno è tutta nella traversata, ed il destino ha da una parte il successo e dall’altro parte la tragedia.

Il Biscione, la Stella ed il Tridente.

Già, il mito è portato dal vento e galleggia a mezz’aria, lo dicono tutti e per primo Lui, la sua macchina col tridente è lenta quest’anno…

Non si può dividere il tempo; corrono le rosse, corrono ed i cavalli del simbolo hanno la criniera che sfida il vento stesso…Hawtorn e Collins sono i dioscuri avversi, pronti a chiudere, in faccia, il cancello della vittoria del Campionato Mondiale.

I mezzi cerchi tracciati dai passi sul pavimento della Milonga, la penetrabilità dei corpi solidi nell’amplesso o nello schianto, le trasformazioni atomiche e gli ellissoidi formati da una massa in velocità formata di ferro, di gomma, di energia e di volontà.

Devi togliere gas, devi togliere gas, 230 all’ora, in quelle curve c’è la fuga verso un’altra realtà.
C’è l’aria, la forza di gravitazione universale, il cielo e la terra e la traiettoria nel mezzo di un orbita che gioca di rimbalzo; come da una torsione può nascere un altro passo che sfrutta l’energia precedentemente accumulata, ecco il manto erboso che aiuta a riconquistare la stabilità. Un ruggito del puma argentino ed il tridente della Maserati infilza l’affondo.

Un miracolo segreto, i secondi sono olio denso di motore: gomma, balestra, scocca, terreno, sedile e pilota sono i componenti di un universo consistente in una molla, potenzialmente assassina, sponda, invece, della tenuta di strada. Il gas non si toglie e si frenerà nella vecchiaia.

Dieci giri, dove l’insieme di velocità, peso e pensiero divise, di fronte agli occhi di centinaia di persone, il tempo attraverso lo spazio.

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La tartaruga sconfisse Achille, girandoci attorno, fu lei il maschio tanguero con trindente, intrigando la velocità a portare Juan Manuel Fangio, sul podio di quel magnifico Nurburing, 1957, Gran Premio di Germania.

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Film

Nuvole in viaggio

di Aki Kaurismaki (1996)

Finlandia seconda terra per il Tango

PERCEZIONE VISIVA

Attila è mio figlio (è un nome d’arte, secondo alcuni -come nickname- è meglio Damien), ha sette anni.

Per molto tempo non si è mosso, poi una sera ha preso a gattonare, velocissimo, poi, a lungo, nessuna voglia di proseguire con la stazione eretta; non avevamo fretta, la natura avrebbe trovato una soluzione.

La Pasqua in montagna, Borno, quindici mesi e non si staccava dagli appoggi: l’oste decise che doveva insegnargli, Lui, a camminare.

Attila si staccò dal tavolo, nella sala del ristorante e pensammo che era stato fatto un altro piccolo passo.

Sbagliavamo come spesso accade ai genitori…

Da quel momento, infatti, l’attività motoria del Nostro cominiciò ad accelerare con progressione geometrica.

Era pomeriggio e si poneva il problema pratico di salire gli scalini, la sera correva, in discesa.

Da allora Attila, quando non sa cosa fare, corre.

Le sue capacità ginnico dinamiche sfuggono alla media capacità d’inseguimento, fatte di improvvise accelerazioni e repentini cambi di direzione, tanto che è possibile assimilare l’individuazione del soggetto alla visione con luci stroboscopiche.

Attila compare e scompare, un pò come Flash (il bimbo) ne “Gli Incredibili” .

Anzi più spesso scompare, tanto che oltre alla velocità degli spostamenti è sviluppata anche la capacità di orientarsi (che usa per ritrovarsi lui, mica per farsi trovare).

Inutile dire che l’abbiamo perso, spesso.

Ho affinato, nel corso degli anni, le tecniche del cacciatore primitivo, lo bracco senz’ansia, lo seguo senza mai farmelo sfuggire, non penso ad arrivare prima in un punto di fuga, ma a seguire il percorso, comprendendo le potenziali variabili e pensando ai luoghi di intercetto.

Un movimento, la sinusoide compiuta dalla testa ad ogni passo, una macchia di colore, in rapido transito, possono, in alcuna aree del mio cervello, grazie alla rielaborazione delle immagini visive, produrre la sensazione, fondata, di aver ritrovato l’oggetto del mio amore.

Non ho visto mio figlio, ma una parte vagamente riconducibile a lui.

Probabilmente l’elettrone è quanto di più simile alla comparsa e ricomparsa del mio erede, può essere ovunque, secondo una determinata orbita, ma mai vicino al nucleo. Io sono il nucleo di questa ricostruzione atomica.

L’altro sistema di ricerca sono dodici piccole progressive torsioni della testa e del corpo, a gruppi di tre.

Con questo scandaglio visivo si esplorano i 360° del mondo circostante e se queste non possono garantire l’assoluta precisione della verifica, aumenta sicuramente la possibilità di incocciare un attraversamento fra il settore e l’altro, la, già citata, macchia di colore oblunga per effetto della persistenza cinetica che formandosi sulla retina, lascia traccia di un passaggio rapido relativo ad un corpo carnoso a me geneticamente rapportabile.

Ad esempio, adesso sono due giri completi del busto e non lo trovo, dovrò prendere una direzione, devo seguirlo da qualche parte in questo cavolo di giardino, ma come ha fatto, ma dove mai potrà essere finito.

Ah, ecco perchè non lo vedevo…si è fermato, da un po’.

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PECHINO-MANIFESTO PER UNO SPETTACOLO TEATRALE

Film di ispirazione:    Il Cacciatore di Michael Cimino (1978)