ONFALON

Esistono luoghi, magari non vissuti personalmente, che occupano spazi vastissimi nell’animo delle persone.

Alcuni possono nascere dalle favole, come la Baghdad dei racconti con i cavalli alati, del coraggio più ardito e dei maghi più cattivi; altri possono essere il precipitato dei ricordi di altri miscelati con le proprie sensazioni d’infanzia e fanciullezza, come la Combray di Marcel nella sua sconfinata Ricerca.

Questi quadri mentali, sono case, sono persone e gruppi radicati nelle emozioni profonde, capaci di grandi terremoti come di piccoli sismi di assestamento.

Io, oltre al mio quadro empirico ed a quello cinematografico letterario, ho avuto insieme ad altri, poco dopo i diciott’anni, un innesto di memoria, un intera cittadina si è riversata progressivamente ed inesorabilmente nella mia vita e poi, è diventata un po’ mia.

Sere fa, la televisione trasmetteva pubblicità di routine e preannunci di trasmissioni noiose, fra questi una serie con protagonista un medic (ma non finiranno mai ?).

Canovaccio di un’Italietta manifestamente provinciale, appena aggiornata rispetto ai film di genere “Poveri ma belli”, Maurizio Arena, Lollobrigida, magari De Sica, il padre.

Un attore vero, come protagonista, ex doppiatore a cui danno un’occasione, senza una degna sceneggiatura, qualche caratterista, molte sciacquette di belle speranze e buona prestanza, che devono fare girandola e colore attorno al bravo profesionista, con il forte debole delle belle donne, chè fa simpatia…

Un’inquadratura, una fontana, pietre antiche, Italia centrale, 

“Un medico quasi perfetto” di prossima programmazione su Canale 5.

 Una prima inquadratura, lo sguardo distratto percepisce una familiarità, torno al computer, lo spottone prosegue, sgradevole nella sua patinatura di serie “B”, una seconda occhiata è quasi un dovere, chi è questo attore, mi dice qualcosa, ma non ho un vero collegamento mnemonico, guardo più attento i particolari, quell’arco, quella fontana, sembra dovrebbe… essere, è Fabriano !

Hanno girato uno sceneggiato a Fabriano !

Si pareggiano i conti con la storia, ecco quello che si chiamava fra noi “Umbelicus Mundi” trasmesso nel tempo dalle pietre secolari al tubo catodico ai cristalli liquidi.

E rivedo il mezzo sorriso, con cui, un altro “conquistato” da quella genia, avrebbe, amandoli, commentato ironico con noi e con loro, passando dall’Umbelicus all’Onfalon (il tono enfatico ed una risata di intesa), alluso al centro dei pensieri di quella tribù antica nata al centro d’Italia, sciamata per vivere, bere  e laurearsi soprattutto nella grassa e crapulona Bologna ed al cordone ombelicale che legava i nostri amici alla loro terra d’origine ed ai toni elegiaci della rievocazione del passato…

Una carezza Riccardo, qualsiasi infinito tu abbia trovato naufragando in quel garage…il cordone ombelicale rimane.

 

LE TRADIZIONI DEI KUNA Un bambino Kuna a Nusatupu Island, circa 130 km nord ovest da Panama. Il gruppo etnico dei Kuna cerca fieramente di mantenere le proprie tradizioni (Arnulfo Franco/Ap)
Bambino Kuna -130 km da Panama

DIO E’ AMORE

Dio, patria e famiglia.
Ho sempre tenuto i miei valori stretti al petto ed ho marciato ubbidiente secondo il destino che altri più in alto di me. 
Io ho fiducia nelle istituzioni e le seguo.
Anche ora che ho i pensieri cupi, vado in Chiesa tutti i giorni, tutte le feste comandate, obbedisco agli ordini e sono un marito esemplare.
Non sono purtroppo un padre modello perchè non ho potuto avere figli.
Sono metodico anche nelle piccole cose ed economo anche nel lavoro se posso risparmio.
Ore ed ore in questa cantina, un tavolo, una penna, una risma di fogli, due sedie, un rubinetto, un lavandino un secchio, una presa di corrente, una radio a volume alto.
Sono passati tanti di quei senzadiocapelloni sempre pronti a sputare nel piatto in cui mangiavano, non meritavano né l’amore di Dio e nemmeno il suolo della nostra gloriosa nazione.
Li ascolto per l’ultima volta come farebbe un padre, se sono pentiti;loro invece mi urlano ingiurie, credono ancora di poter comandare da figli di papà che non hanno mai lavorato… 
Poi se non sono pentiti, passo ad interrogarli, qualche schiaffo all’inizio, poi le scariche ed infine l’acqua.
Guarda quest’ultima che mi hanno portato, una ragazza bella come una Madonna, i capelli fini sulla fronte e magari non è nemmeno sposata ed è incinta.
Uno sguardo limpido, chissà con chi l’ha fatto, verrebbe da proteggerla dal male del mondo…come un padre.
Invece è una puttanella velenosa, alzo la radio per coprire le sue urla, trasmettono il successo di Fernando Ubiergo, la canzone che ha vinto al Festival di Vina del Mar, è uno stronzo cileno, ma va bene lo stesso…
torno a tuffarle la testa nel secchio.
Non si pentirà, nemmeno il Signore vorrà salvare questa troietta spocchiosa, ma forse, potrei educare, come mio, l’innocente dono del suo peccato… 
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HONG KONG-Monaco in discesa

Liberamente ispirato a
Hijos” di Marrco Bechis (Italia/Argentina) 2001
ed in ultimo a
“L’Isola del silenzio” Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina di Horatio Verbitsky ed. Fandango.
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Fernando Ubiergo (brano vincitore del Festival di Vina del Mar nel 1978) 
El tiempo de las bastillas
Dicen que el tiempo guarda en las bastillas
las cosas que el hombre olvidó
lo que nadie escribió
aquello que la historia nunca presintió.

Y vuelan las gaviotas a la tierra
trayendo la vida que han robado al mar
¿ A quién le importará…?
que las gaviotas vuelen la historia del mar…

Guarda el tiempo en las bastillas
unas cuantas semillas que entrega una canción
pero hay un lugar donde el olvido floreció.

Guardan polvo las bastillas,
el tiempo unas semillas, quizá una canción
pero quién guardará las cosas
que no son de Dios…

Y buscan las hormigas por la tierra
migas, migas hasta hacer un pan
¿A quién le importará…?
que las hormigas miguen su propia verdad.

Y nace mi canción desde el cemento,
una flor que en el desierto morirá
y el canto de un zorzal
se perderá en el ruido de la gran ciudad

Guarda el tiempo en las bastillas
unas cuantas semillas que entrega una canción
pero hay un lugar donde el olvido floreció

Guardan polvo las bastillas,
el tiempo unas semillas, quizá una canción
pero quién guardará las cosas que no son de Dios…