Il Libro

Io sono stato un "pezzo" per troppo tempo.
Sono morto tante volte e tante volte sono sopravvissuto, tutto il resto invece non è ritornato.
Non ho più nessuno per cui valga la pena vivere e Dio è andato in vacanza…e le sue ferie sono infinito.
Ho delle vicende che mi sembrano raccontate da altri, Odessa, la Galizia sotto Francesco Giuseppe, le tante liberazioni…imperiali, russi, ucraini, austriaci, polacchi, a susseguirsi fino al muro nero che ha spezzato quella che forse, mi ricordo, era la mia vita, la mia famiglia.
Ora che mi sono svegliato dall'incubo, ne combatto gli effetti. Sono un cacciatore, un cacciatore di eroi.
Non erano più uomini ed erano superiori non solo a noi, ma ad ogni altra idea del creato, era una nube nera che si espandeva inarrestabile.
Ora non è tornato il sole, non ritornerà mai più, ma se qualcosa andava fatto era non dimenticare e dare la caccia agli artefici.
Oggi però tre fantasmi di un mondo fatato si sono presentati alla porta del Centro a chiedere il ritorno alla luce.
Tre rabbini mi imploravano di aiutarli ad accompagnarli ad un castello nei pressi Villach in Carinzia per recuperare una biblioteca.
Ho provato a mandarli via : " Caccio uomini, al limite potete chiamarli bestie, io, mica pagine di libri ! Per quelli, se vi soddisfa ritrovarli bastate voi"
I tre rabbini mi scongiurarono con occhi pieni di disperazione: "Sei anche tu del popolo del libro e se recuperiamo la nostra memoria daremo un poco di luce nel nulla dove ci hanno cacciato, aiutaci a salvare quei libri" 
Acconsentii, senza essere davvero convinto, mi sembrava di perdere tempo, rubandolo alla mia missione, presi la macchina e li accompagnai fra le montagne innevate fino a Villach.
Il castello all'esterno era stato trasformato in una residenza di campagna, chissà se aveva mai sostenuto un assedio, una battaglia od era servito solo per maturare i vini.
L'interno invece era impossibile da prevedere, dalla cantina alla soffitta, era completamente stipato, traboccava di manoscritti e libri judaici in tutte le lingue utilizzate; le Ss avevano fatto arrivare Bibbie, testi di preghiera, Talmud, segnalibri d'argento, ex libris..da Vilnius, Parigi, Cracovia, Praga, Salonicco.      
I sorrisi erano tornati sui volti dei tre rabbini, danzavano quasi aprendo i libri a caso, per loro era come aver liberato un campo di concentramento.
Il più giovane veniva dalla Russia carpatica ed aveva perduto tutta la sua famiglia a Treblinka. Era in preda alla frenesia, ne apriva uno leggeva una parola, talvolta una pagina, lo chiudeva con rispetto, appoggiava dolcemente le labbra alla rilegatura e lo rimetteva a posto.
All'improvviso, dopo averne appena aperto uno piccolissimo, svenne.
Quando riuscimmo a farlo riavere, cominiciò a piangere e senza riuscire a smettere mi porse il libro aprendolo al frontespizio.
Una delicata mano femminile aveva scritto in yiddish: 
Chiunque trovasse questo libro di preghiere, lo dia per favore al mio amato fratello, il Rabbino Joshua Zeitman.
Gli assassini sono nel villaggio. Ora si trovano nella casa accanto. Vi prego non dimenticatevi di noi ! E non dimenticate i nostri assassini ! Loro…..
Gli altri due mi spiegarono che il rabbino in lacrime si chiamava Joshua Zeitman, era il suo libro di preghiere. 
Ispirato alle memorie di Simon Wiesenthal

Roman Vishniac-Lettura

To Give them Light: The Legacy of Roman Vishniac ed.

Ed il silenzio dei ricordi mi turba…

Il solito giro per prendere aria, dal circolo navale al pilastro di Pompeo, poi le vetture del tram, un'immagine recente come i lampioni dell'illuminazione, bianche con la striscia azzurra.
Avevo conosciuto Ahmed ragazzo, spiccava fra un nugolo di figli di un capovillaggio del delta, diceva che voleva venire qui ad Alessandria, non sapeva cosa, ma da grande avrebbe frequentato la "Grande Città"…
L'ho incontrato di nuovo l'anno scorso, felice il sorriso più bello che mai, la pelle appena brunita del volto, aveva trovato un posto come tranviere, contento per l'uniforme verde petrolio, di foggia occidentale, quasi fosse un ufficiale dell'esercito, arrivava fino alla piazza Mehmet Ali, la Grande piazza con gli edifici in stile italiano.
Mi aveva riconosciuto e ci siamo visti in fumosi locali nel quartiere armeno, estranei ad entrambi..qualche abbraccio, qualche sorriso di troppo, ma i nostri mondi lontani e forse l'età non ci hanno fatto più incontrare.
Passeggio sulla Corniche, ripenso a quei ricordi d'autunno, le folate di vento ed il calore cercato nel buio dei vicoli, ora il sole mi scioglie nel mio completo grigio e l'unica consolazione è l'azzurro del cielo che si fonde con quello più verde del mare.
Dei ragazzi giocano a pallone, è lui lo riconosco in lontananza, ha tolto la camicia e piega accuratamente la giacca, il tramonto in arrivo gli accarezza la testa riccia e nera un'aureola di un santo bizantino i muscoli sudati sembrano coperti dell'olio degli atleti d'Olimpia.
Ahmed, ora mi riconosce anche lui, si volta, alle spalle il cielo azzurro, sorride:
"Salute a te, Costantino".
    
KAZAKI D'ARGENTO - Celebrazioni dell'equinozio di primaveraad Almaty (Shamil Zhumatov 7 Reuters)
Kazakistan-Equinozio di primavera