Mamallapuram-Mahabalipuram

La cornice fonde due grigi diversi ed il fuoco della prospettiva è puntato al centro di un panorama di polvere e sabbia. 


Siamo all'interno della biglietteria, la tettoia è il primo grigio di cemento armato e ci protegge dal sole feroce nei brevi istanti in cui buca il monsone in arrivo e la pioggia è più di un'eventualità.


Il socondo grigio è il fronte nuvoloso che schiaccia la pianura nel giallo elettrico avvolgente della piazza d'arrivo dei pullman, sterrata, una duna appena appiattita. 


La nube degli arrivi sollevata dagli autobus, che si susseguono di continuo, si stempera a sua volta verso il cielo divenendo progressivamente più polverosa. 


Ma dove vanno gli indiani di continuo ? E talvolta, da dove arrivano ? 


Il nostro desiderio è andare  a Madràs, a Chennai, come la ch iamano ora; il nostro desiderio  è vedere il nostro autobus, il  P.P., Point to Point, hanno la manìa delle sigle. 


Ne arrivano decine e mai il nostro, ogni mezzo che si profila in quest'orizzonte schiacciato, io e Costanza guardiamo interrogativi e speranzosi il commerciante, gemello identico dello "storico" mio vicino d'ombrellone, mezzo sardo e mezzo bolognese, ogni tanto mi verrebbe voglia di chiamarlo Federico. 


Il nostro interlocutore, conosciuto ieri in negozio, invece è punjabi, miracolosamente ed  imperscrutabilmente ritrovato (che cosa aspetta se non partirà neppure con noi ?) qui e risponde da circa un'ora con un sorriso, un piccolo cenno del capo ed una parola di fiducia: "Il prossimo" (Next).


Cominicia a piovere, prima gocce separate, poi sempre più grosse, pesanti e numerose, la pioggia che ti aspetti ai tropici, ma con una continuità da novembre milanese e la piazza di arrivo dove albergavano rifiuti vari, pascolavano mucche e razzolavano scarne galline comincia a rimpirsi.


Dalla guazza fangosa gli autobus passano in poco tempo al piccolo cabotaggio in un lago marroncino.


Poi la situazione peggiora, continua a piovere e dopo un pò capiamo che la situazione non migliorerà, guardiamo preoccupati lo scandaglio segnare tacche di profondità.


L'attesa è divenuta snervante, come a Milano, il dover andare è prioritario, in fondo dobbiamo raggiungere la capitale del Tamil Nadu per confermare i biglietti Alitalia, sarà una giornata difficile…


L'illuminazione giunge più rapida dell'autobus (che continua ad essere disperso):


"Se non togliamo le scarpe ci bagnamo, l'acqua zozza entra dentro ugualmente e terremo per tutta la giornata le scarpe zuppe."


L'accordo è presto raggiunto e la procedura viene integrata dal suggerimento del Punjabi:


"Quando arriva il vostro non aspettate che scendano i passeggeri, perchè tutti vorranno accaparrarsi i posti migliori, quelli sul corridoio e cominceranno a passare i bagagli dal finestrino o se li faranno tenere occupati da amici e parenti; prima che il bus si fermi spingete fra quelli che devono salire e fendete il gruppo di chi è arrivato"


Finalmente è lui, sta arrivando, il Punjabi  dondola lateralmente il capo, per rassicurazione ed assenso, è il "nostro".


Cominiciamo a correre in formazione: Costanza è l'ariete ed io il portatore di scudo, più che altro di zaino.


Mi fulmina l'immagine, come vista da un altro, di noi che corriamo nell'acqua sporca e fangosa, zuppi fino al midollo per la pioggia battente, mentre di solito cerchiamo ripari ed ombrelli alla prima minaccia.


Rido di gusto al pensiero di quante volte siamo schifiltosi, preoccupati ed angosciati per ogni piccolo ostacolo nel nostro asettico mondo.


Affondo nel fango e vincendo la materia, corro, ebbro di felicità. L'India è ancora vincitrice.


 


p.s. Inutile dire che "Costanza Sforza" ha perforato entrambi i gruppi ed ha conquistato i posti che sognavamo.

 IN CERCA DELL'ORO  Un uomo risale con una recipiente pieno di fango in cerca di pepite d'oro dentro la miniera di Pkata, vicino Bunia nella zona est del Congo (James Aken/Reuters)                                                           CONGO: CERCATORE D'ORO 

TRIANGOLO

Strano, ad una festa di bimbi, un vassoietto di sushi, piantato in un angolo ed apparentemente negletto.


 Discorsi di riuso, conversazioni navigando a vista in superficie, la pulsione al simposio un pò repressa, ma la funzione non è tutto, non ci si può circoscrivere al ruolo di accompagnatore.


 L'ambiente è più sullo chic, si parla un pò di lavoro, di viaggi, della difficoltà di trovare baby sitter , chissà con lo schiavismo…


 Intanto quei maki, quei rotolini deliziosamente avvolti nell'alga restano lì e l'attenzione si concentra nel desiderio.


Ci avviciniamo, io, Costanza ed una mamma, tradizionalista, più probabilmente conservatrice, non sa che più che spartachisti siamo "naxaliti" e forse non capirebbe nemmeno la portata devastante di tale affermazione.


 La "mamma" ha una falla nella corazza: "mangio sempre all'italiana, mio marito poi è anche peggio, non assaggia niente, però, il sushi sarei curiosa…" .


 Sorridiamo, il coro alternato delle nostre abitudini alimentari, casalinghe e soprattutto extra, siamo decisamente nipponofili (che lo sia il sottoscritto è quasi scontato) , siamo sempre più vicini, dobbiamo portare a termine una missione: fare proselitismo per la setta del pesce crudo.


 Ormai siamo a portata di braccio e nessuno ha ancora toccato il cibo dei nostri sogni : "Assaggialo, allora "


 La "mamma" è indecisa: "Come si fa ?"


 Costanza spiega il procedimento, il wasabe sciolto nella salsa di soya, il tuffo nella mistura e la degustazione, tranquillizza l'allieva.


 Nel frattempo prendo le bacchette pensando che ognuno si gusti la sua parte, quand'ecco che Costanza ha uno scarto nella conversione della mamma affamata.


 "Akamota, sa usare bene le bacchette, io invece no, è meglio che serva lui il sushi".


 La guardo impaurito, cosa vuole da me ? Cos'ha in mente che non capisco ? E' un gesto troppo familiare !   


 Nel frattempo già pregusto il crocchiare dell'alga e la fetta del mio cetriolo, sul mio palato…stacco la bacchette, le brandisco e sollevo il pezzo di sushi per la degustazione, ora è a mezz'aria.


 Costanza ha preso un piattino e lo sospende dinanzi al volto della comunicanda come per evitare che le particole cadano a terra…con lo sguardo mi comunica il permesso a questo strappo alla regola.   


Ancora uno sguardo timoroso alla mia sposa e poi le bacchette si allargano per un attimo, lasciando cadere il sushi all'interno del cavo, per un istante le guardo fisso gli occhi…ha mangiato imboccata da me !


 La mamma sorride, ha gustato un nuovo cibo, è contenta di questa esperienza. 


 Troppa confidenza, mi allontano turbato.



LE RECLUTE Misura del torace per una delle reclute in attesa dell'arruolamento nelle forze armate a Srinagar, nella regione indiana del Kashmir (Ap)