TERRITORI

 DELHI  
Alba sul Gange

Alba sul Gange
Un bagliore di fuoco, forse non dal legno, ma, qualcosa di più antico, dal centro del pianeta.
Il nero più profondo della nera terra. Un respiro. Dopo il rosso, l'arancione di una tela intrecciata all'oro.
Un respiro lunghissimo, un'eternità. L'armonia della pelle brunita e morbida, una danzatrice sacra.
Un battito di ciglia quanto può durare ? Ed il kajal che orla le palpebre si estende, come una penisola nel tempo ?
La fine di una creazione, un'era, il vento covato per secoli in polmoni eterni.
Una devastazione, un'invasione , un disastro possono essere ipotesi , forse più repliche della realtà  ed il futuro procede a passi alterni nella danza sulle punte, del Tridente.
 La fine è ovunque e tutto è apparenza,  ma questo velo di Maia può appalesarsi  con tanta di quella sfuggente grazia estetica da far impazzire i sensi. 
Inspirazione, ispirazione delle razze  dei popoli si estinguono, altre civiltà si modificano, qualcosasembra immobile, invece sta fiorendo. 
 
 Sul tamburo della superficie,  di menzognera  compattezza, battono, a sovrappopolarsi, milioni di piedi nella corsa della vita.  
Le sorti del divenire vengono pervase dalla perfezione e la sua manifestazione non è nel singolo, ma nell'unità del totale.  
Mentre il mortale nella sua finitezza viene folgorato la sua salvezza nasce dal centro universale della femmina, sotto il suolo della madre e con base, il maschio, il lingam eterno di Shiva.  
Gira la ruota, il cui centro è ovunque e la circonferenza è l'orizzonte infinito, l'infina dinamica della perpetua penetrebilità dei corpi viene smentita dall' improvviso fermarsi di qualcuno che scende in se stesso, trascende  e compie gesti in cui si respira l'antichità, il ciclo delle stagioni, la vita, la morte, l'immutabilità ed adora una pietra fissa in un buco pensando alla fertilità ed ai cicli delle stagioni.   
Sostanziata dalla Trimurti, la città così antica da sorpassare l'unitarietà della storia, annulla il tempo ed eterna conferma la geografia.
Nato da un incontro di interessi ed affinità con http://blog.alice.it/notimeto lose

 

“Il tempo che resta” di Francois Ozon (Francia 2005)

La vita ha un termine
che arriva troppo presto,
riposa in pace.
le temps qui reste
Durata:     Siamo esseri finiti. I progressi della medicina, talvolta, scoprono il restringersi del tempo. Cosa fare quando si sa ? Chiedere pietà, compiangersi, rendersi simpatici, perdonare o vivere ? Non c'è risposta, qualche volta, mentre la si cerca ,  arriva la morte.  
Giudizio:        Il gusto di provocare il pubblico (ho odiato "Sitcom") potrebbe essere abbandonato totalmente senza alcun contraccolpo negativo, in cambio dello stile asciutto che  Ozon possiede. Qualche volta fruire della genialità comporta sorbirsi anche dei cali di tono. Però la fluida ricerca dell'essenzialità della propria esistenza tocca momenti di rara poesia e l'incomunicabilità del malessere viene qui filmata e proposta. Commovente. 
Scritto in simpatia e condivisione con http://blog.alice.it/cinemax