TERRITORI

Al tennis fotoMarcel Proust al tennis con Jeanne Pouquet
PARIGI
Mia nonna, robusta contadina Bretone, con cui sono cresciuta, le poche volte che aveva sentito parlare di ebrei, li aveva sempre associati a qualcosa di lontano nel tempo e nello spazio. come persiani, maya o caldei.
Pensare che ne avrei poi sposato uno od almeno un convertito, non troppo convinto, per la verità, nè della religione d'origine nè in quella d'arrivo, non l'avrebbe mai neppure sfiorata e se gliel'avessero predetto avrebbe avuto per lei lo stesso valore di un vaticinio, secondo il quale ero la moglie di Giulio Cesare.
A questo proposito, anche i nobili le sembravano più immagini delle vetrate della cattedrale che personaggi in carne ed ossa, al limite qualche nobile di campagna in qualche festa di paese visto su un palco ed ecco che la mia cara Gilberte ne ha sposato uno;  che le rarissime volte che la vedo non sembra proprio felice, sembra che lui sia attratto dal "vizio", ma il vertice sociale l'ha raggiunto, io lo sono, lei si consolerà in qualche altro modo…uno stalliere, una serva, la beneficenza da dama di carità.
Il freddo, la vita dura dei poveri, prima la morte del padre, in mare, poi la madre, nei campi, i sogni di bambina, i primi turbamenti e cominciare a diventare donna, vedere l'attrazione degli sguardi e dei comportamenti altrui, sono ricordi così lontani che mi sembrano racconti di un'altra.
La fuga con le folate di vento del nord, un autunno, ad inseguire l'idea d'essere artista e la maschia virilità di un cavallerizzo del circo che raccontava a tutti d'essere Ungherese, ma che, fra la paglia, scoprii era di Grenoble… 
Poco male, ogni esperienza accresceva il mio fascino e mi allontanava dall'origine, dall'abisso del nulla che mi aveva allevato, solo pulsioni, nessuna possibilità di riuscita, volevo fare l'attrice, la cantante, ma, al massimo, arrivata finalmente a Parigi, potevo trovare una veletta e con un pò di fortuna divenni: una graziosa cocotte ! 
Cosa potevo aspirare ? Intanto se trovavo un impresario fra i potenziali clienti, diventavo più preziosa, meno professionale…mi concedevo gratis e giuravo l'amore.  
Ora che la vecchiaia incombe, ho il mio maggiordomo Edgar che mi accompagna in carrozza  e che come dama di compagnia ho una duchessa caduta con i suoi tre piccini, non avrei potuto immaginare che l'uomo della provvidenza sarebbe stato quel piccolo segaligno notaio Hautecourt, che mi tirò via dalla strada, finanziò il mio spettacolo di varietà e fino alla sera della prima
non chiese mai niente (oddio aveva già sei figli con due matrimoni), fu un successo e "ballammo insieme tutta la notte" ed i successivi trent'anni…
Ho avuto altri amanti, alcuni ricchissimi, poi quando cominciavo a pensare con terrore alla vecchiaia ho incontrato quel piccolo damerino triste, Charles, il mio Swann ! 
Aveva contatti con tutti quelli che contavano, ma più che in quanto ebreo od ex-ebreo, come figlio dell'agente di cambio rimaneva sempre un paria…lui mi ha dato sposandomi la rispettabilità, il primo scalino che potessi salire per staccarmi da lustrini e paillettes ed io ho potuto assistere dall'alto ai naufragi altrui. Tessere, concedere, far sospirare, far godere, in fondo avevo due o tre vite cui attingere, esperienza da vendere con i piedi ben piantati sull'antica terra bretone.
Ora invecchiata, bene quanto nessuno avrebbe mai potuto immaginare, sto aspettando per il testamento e per un thè, George, il notaio Hautecourte, vorrei lasciare parte del patrimonio a Duchessa (quello che non erediterà Gilberte che non ne ha bisogno), o meglio lo lascerò ad Edgar che è così caro alla condizione che si occupi di lei, di Minou, Bizet e Matisse. E' così in sintonia con quei micetti ! Chissà che gioia per lui, sarà il primo uomo che faccio felice in tantissimi anni, senza aprire le gambe; a lui tanto, non sarei mai interessata in quel senso, preferisce altro.
Credo che, grazie al mio lascito, vivrà un futuro di pace e senza discriminazioni, il mondo va verso questo destino, a breve.
Liberamente ispirato a "La ricerca del Tempo perduto" ed agli "Aristogatti".

da un'incrocio di esperienze con notimetolose

PECCATI: Una scarica di adrenalina (AVARIZIA)

IL MERAPI ALL'ORIZZONTE Il vulcano Merapi visto dal tempio Borobudur a Magelang,  Java. E' uno dei vulcani più pericolosi del 'Pacific Ring of Fire': il livello di allerta rimane alto dopo le eruzioni degli ultimi giorni (Epa)
 Giava: il vulcano Merapi visto da Borobodur         

 

Praia do Francês, Stato di Alagoas 25 km da Maceiò  
19 febbraio 2006
Una scarica di adrenalina, termine a metà fra il colto scentifico e l'ormai comune vulgata , ormai presente più nei racconti che nella vita vissuta, nel sangue.
Perchè insistere su questo neurotrasmettitore  ? Ci interesserà,  davvero, avere una molecola autoprodotta ?  Non ce ne sono altre ? E dire che basta comperarle e potremmo averne in corpo quanti eccitanti vogliamo   ?
Eppure, siamo qui a fantasticare  sostanze sconosciute o solo nominate  che  agitini ed azionino la nostra pigra mente , e poi invece di lasciar correre la fantasia, ci facciamo di droghe, tanto varrebbe parlare in breve di gioia o di eccitazione, invece il pensiero deve , sempre più spesso,  essere addizionato.
Ora as esempio, sono su questa spiaggia il sole mi scioglie ed attorno a me danza un carnevale feroce, vedo donne, distintamente parti di donne altere, eppure svergognate e troie ;  lubriche tette, tette a pera, a melone, cocomeri enormi, sodi, pronti a sfidare leggi di gravità di pianeti di massa immensa e gambe flessuose lunghissme, fini da b Barbie, che finiscono in culi sodi e piccolini, ma tondi, a baule, chiusi atletici, ma da afferrare e mangiare, a mandolino,  con acconcie lordosi a propendere il loro frutto, a grancassa ed applicare la forza e  sfondare, senza vedersi sminuito nell'eroismo di portare la compagna al completo godimento, per non dimenticare la figa, la vulva, chiusa da aprire, ma accogliente da penetrare e d'uso sapiente, ma nuovo al tatto, pelosa a portare l'empito selvaggio e rasata da contemplare come un'offerta al dio uccello di fuoco.  
 Sorrisi virginali per solleticare la prouderie e labbra sensuali per succhiare ed essere succhiate  fino dare un nuovo senso alla parola pompino.
Vedere e toccare e possedere ,  in tutte le posizioni contemporaneamente,  e diverse in adorazione per essere beneficiate che gli altri non sono come te, ma che magari si divertano anche da sole che fanno coreografia e che anche se sei impegnato, lo sguardo ne abbai indigestione ed impotenza a contenere tutto il panorama.
Uno e trino e magari di più  a soddisfare la stessa , perchè l'esperienza degli altri mica ci si può immedesimare più di tanto ed essere solo cazzo, ma senza scordare gli altri sensi, chè servono anche quelli per apprezzare la vita e se tutto ciò in natura non si può verificare.  
E' perchè vorrei possedere, prendere, toccare tutto  e specialmente quello che in natura tutto ciò non si possa verificare, almeno contemporaneamente .
Vorrei tutto,  vorrei tutte le cose del mondo  ed il desiderio d'impossibile devasta il godimento del bene astratto più prezioso, sfuggente e mutevole: il tempo.

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e con questo sento di avere finito, ma  arrossisco.