SEMIDEI

FAT CITY.jpg

Spesso a un libro si chiede d’essere verosimile più che vero.
Vi sono poi libri di ricerca storica e biografie. I protagonisti hanno vissuto o vivono una realtà da noi condivisa, ma più spesso l’argomento è quello che sarebbe potuto accadere o potrebbe avvenire, tanto può essere paradigmatica l’immaginazione.
Certe volte nel precipitato della fantasia si incuneano funzionalmente personaggi storici che aprono universi nel precorso di fruizione dell’opera e il piacere, almeno il mio, si amplifica progressivamente.
Questo è il caso di Memoriale di un convento di Saramago, quando dopo aver seguito le peripezie di Sette Soli e Blimunda compare Domenico Scarlatti ed è splendido affascinarsi ad una storia parallela.
Anche in “Un’altra giovinezza” di F.F.Coppola ho incontrato qualcuno importante per la dinamica degli eventi: Giuseppe Tucci.
In quest’occidente in decadenza è forte la fascinazione dei perdenti, splendidi nella loro pervicacia, fantastici nel perseguire la loro stessa rovina o semplicemente nel posto giusto al momento giusto per giocare il ruolo dello sconfitto.
Talvolta due negatività polarizzano l’universo e il risultato è sorprendente.
Accade così in “Soldati di Salamina” di Javier Cercas, ricerca relativa a un evento minore del Franchismo, una scelta trasversale di ricerca narrativa, un giornalista per necessità poco convinto di portare avanti il mestiere di scrittore cominci a modellare sulla ruota del vasaio una ricostruzione con pochi elementi e pochissimi documenti di un passato parzialmente rimosso.
Il giornalista è arrivato a un punto morto, anche il protagonista, uno dei fondatori della Falange in Spagna ha creato, ha vissuto e poi si è progressivamente ritirato dopo la vittoria.del Franchsmo, è diventato anche ministro per un breve periodo.
La svolta avviene perché l’autore riprende a lavorare per il giornale e viene mandato a intervistare delle celebrità che vivono in Catalogna pur non essendo catalani.
E qui incontra Roberto Bolano, scrittore cileno, che ha fatto mille lavori, compreso il Guardiano Notturno del Camping Estrella….incontrare un vecchio amico mi avrebbe fatto meno impressione.
Il riferimento a un altro scrittore a un altro di cui ho acquistato i libri senza che vi fosse connessione è, per me, un abbraccio, una realtà parallela e rassicurante…
Si ricerca se stessi, si ricerca qualcos’altro dietro un cambio di prospettiva.
Il personaggio, la persona nata nella letteratura, questo scrittore realmente esistito (defunto anzitempo) è stato la spinta propulsiva di qualcos’altro, del ritrovare un Miliziano della Repubblica Spagnola, un sopravvissuto entrato nella Storia con la S maiuscola, un tassello di un passato da studiare nei libri, eppure vivo e pronto a conversare.
Ma di tutto quel che mi colpisce è questa presenza nelle narrazioni, di persone e personaggi piovuti nella narrazione da altri luoghi, non proprio degli Dei, ma dei semi-dei scesi dalla macchina a spingere e dipanare la trama.
E l’emozione mi stringe quasi come se potessero aiutare con la loro fallibilità la mia stessa esistenza.

NEVE

Come mi hanno raccontato della foresta di lance, come opliti prima dell’alba in attesa della battaglia, un gruppo scuro numeroso in un angolo.
E’ giorno da un pezzo, il grigio caliginoso frammisto al bianco, sta nevicando in città, i volti scuri e impegnati, la gioventù dei sorrisi di quelli che pensano d’aver fregato ancora una volta il mondo…Soldi certi per spalare, una giornata di fatica e soldi per stare in mezzo agli amici.
I vestiti quelli di sempre, qualche caffè, qualche passaggio nei bar…sempre più frequenti nei bagni, un poco di caldo e quello che diventa un oggetto del desiderio: un phon per le mani.
Le scarpe da tennis sono blocchi di ghiaccio e il caldo assorbito nelle soste dura sempre meno.
E’ ormai sera. Manca poco alla chiusura e alla fine del turno, sarà un’altra mezz’ora di strada.
Nel bagno con Ahmid, risate e i piedi a cercare il vento caldo alzati all’altezza dell’ombelico.
Quell’altro bar di cinesi, gli avventori cingalesi e slavi, entra un italiano arrabbiato, seguito dal padre rattrappito dalla vecchiaia e dal freddo, impreca circa un ospedale, quello dove non hanno curato il padre, contro le dimissioni e contro sua sorella, pazza, pazza anche lei e contro la città in crisi.
Un cingalese curioso torna, torna più volte e osserva, cerca rogna…viene messo in fuga o se ne va senza avere capito.
Dall’ombra una mano, uno slavo con profilo da Burgnich, scuro e forse al secondo o certo giro di alcool, tocca l’avventore arrabbiato. Forse è bulgaro come tutto il gruppo di robusti consumatori, silenziosi e pesanti. Tocca, non sorride, provoca ? Ritrae la mano, la fa riemergere dalla penombra.
Un tesserino magnetico compare tenuto nella mano da muratore o da fabbro e viene presentato:”Neve”.
“Grazie ! E’ il mio bancomat !”

L’avventore arrabbiato ora è colmo di gratitudine, ora anche per lui è Natale.
Lo slavo onesto non accetta nulla da bere e scompare con il resto del bar.
SNOW_1.jpg